Un bambino/adolescente su quattro denuncia carenza supporto psicologico dopo la pandemia. Indagine Unicef/Child Guarantee

Un bambino/adolescente su quattro denuncia carenza supporto psicologico dopo la pandemia. Indagine Unicef/Child Guarantee

Un bambino/adolescente su quattro denuncia carenza supporto psicologico dopo la pandemia. Indagine Unicef/Child Guarantee
È uno dei risultati di un sondaggio che ha coinvolto 900 ragazzi promosso dallo Youth Advisory Board dell'Unicef. La survey, utile a stilare un elenco di richieste di intervento ai governi, verteva sui temi della povertà e dell'esclusione sociale giovanile.

Contrastare l’esclusione garantendo pari accesso ai servizi e attraverso campagne di sensibilizzazione capaci di valorizzare le differenze come ricchezze. Garantire servizi sanitari più accessibili, anche nelle realtà periferiche, e più servizi di ascolto e di supporto psicologico, così come campagne di sensibilizzazione per contrastare lo stigma. Promuovere campagne informative sui Disturbi del Comportamento Alimentare e su come prevenirli, campagne di educazione alimentare e di contrasto ai modelli stereotipati.
 
E ancora, assicurare un sistema scolastico più attento alla sfera emotiva e psico-sociale degli alunni, con metodi di insegnamento innovativi e capaci di preparare all’inserimento lavorativo e mappare i luoghi pubblici dismessi e abbandonati per rivalorizzarli.
Infine investire sui meccanismi di partecipazione di bambini e adolescenti, anche attraverso risorse finanziarie dedicate che possano garantirne il funzionamento non solo a livello centrale ma anche nelle realtà locali e marginalizzate, così da assicurare, a tutte e tutti, di avere voce nei processi decisionali.
 
È quanto hanno chiesto adolescenti e giovani dello Youth Advisory Board (YAB) nel corso di un’audizione con i rappresentanti del Gruppo di lavoro Politiche e interventi sociali a favore dei minorenni in attuazione della Child Guarantee, il sistema di contrasto alla povertà minorile e all’esclusione sociale lanciato dalla Commissione europea – in fase di sperimentazione in 7 Paesi tra cui l’Italia – e incaricato di redigere il piano nazionale ad hoc anche per il nostro Paese.
 
Lo Youth Advisory Board – composto da 23 ragazze e ragazzi tra i 14 e i 21 anni, provenienti da tutta Italia, giovani con vari background e storie personali, oltre che volontarie e volontari impegnati a diverso titolo nelle loro comunità – è stato invece costituito in italia a dicembre dello scorso anno dall’Unicef in collaborazione con il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con il supporto tecnico dell’Istituto degli Innocenti.
 
Partendo dal vissuto personale e dalle sfide concrete incontrate nel proprio percorso, in vista dell’audizione, si sono riuniti per riflettere sulle cause dell’esclusione sociale, partendo dalle tematiche individuate come prioritarie dalla Child Guarantee: l’istruzione, la salute, l’alimentazione, le condizioni abitative, l’educazione e la cura della prima infanzia. Il gruppo ha poi esteso la riflessione a oltre 900 coetanei, coinvolti attraverso un sondaggio online.
 
Dai risultati è emerso che:
Esclusione sociale. L’esclusione sociale è per molti intesa come esclusione dalla vita della propria comunità, emarginazione per diffidenza, paura, incomprensione. Per il 33% dei rispondenti vi sono alla base cause sociali, economiche e culturali. Se per molti l’esclusione sociale è subita, in tanti dichiarano di auto-escludersi perché pensano di non avere i requisiti per entrare a fare parte del gruppo.


 


Salute. La pandemia ha aggravato il disagio psicologico già diffuso tra bambine/i e adolescenti, per cui ben il 25% dei rispondenti sottolinea l’insufficienza della risposta di supporto psicologico, così come l’offerta di servizi di prevenzione (22%). Resta poi la questione dell’accesso alla salute pubblica, da potenziare soprattutto nelle aree periferiche.
 
Alimentazione. Il 38% degli adolescenti e giovani che hanno partecipato al sondaggio chiede più sensibilizzazione sui disturbi del comportamento alimentare. Spesso ciò che manca è una corretta educazione alimentare (20%) e l’influenza dei modelli standard di bellezza promossi (20%).
 
Cura della prima infanzia. Tra i risultati emerge l’importanza dei servizi di cura dalla prima infanzia, per prevenire lo sviluppo di problemi in età adolescenziale e adulta. Grande attenzione anche sulla violenza sui minori che secondo il 25% dei rispondenti meriterebbe più attenzione. Tra i bisogni evidenziati anche la necessità di supporto ai neo genitori (22%).
 
Istruzione. il 36% di quanti hanno risposto al sondaggio riconosce come problematica principale la qualità dell’insegnamento, intesa non solo come preparazione e attitudine dei docenti ma anche come capacità di valorizzazione delle diversità e attenzione alla sfera emotiva e psico-sociale degli studenti. Tra le altre sfide: l’integrazione dell’offerta formativa con materie tra cui educazione sessuale, educazione civica e competenze trasversali che facilitano l’inserimento lavorativo (26%).
 
Condizioni abitative. Per il 33% risulta difficile accedere a condizioni abitative dignitose per via dei costi troppo elevati. Per ragazze e adolescenti “l’abitare” non si risolve però solo tra le mura domestiche, ma nella vita di comunità. Per questo ben il 38% dei rispondenti evidenzia l’assenza di azioni di recupero di spazi abbandonati per la creazione di strutture ricreative, culturali e sportive.

 

25 Febbraio 2022

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