Un Mmg nè carne nè pesce

Un Mmg nè carne nè pesce

Un Mmg nè carne nè pesce

Gentile Direttore,
il Professor Cavicchi è intervenuto nel dibattito sul futuro della MG bocciando senza appello il compromesso raggiunto con la bozza di ACN all inclusive in regime di parasubordinazione, metà a quota capitaria e metà a rapporto orario, a mo’ di un MMG Giano bifronte. La soluzione adottata propone di imboccare una terza via di fronte un bivio indecedibile: da una lato la dipendenza, dai costi economici, previdenziali e normativi probitivi in questa fase di transizione, e dall’altra il mantenimento dello status quo convenzionale, messo alla corda dal Covid su diversi piani e indifendibile. La via di fuga idicata vorrebbe salvare capra e cavoli, scansando Scilla (la subordinazione gerarchica e burocratica) e Cariddi (l’autonomia senza responsabilità e accountability organizzativa).

Il Covid19 ha fatto emergere un deficit di omogeneità clinica e di affidabilità organizzativa del territorio, per una “patologica” variabilità comportamentale del MMG, tallone d’Achille che una un’organizzazione non si può permettere in quanto pregiudica efficacia ed efficienza nella dimensione di popolazione. Formulata la diagnosi la conseguente terapia sarebbe stata la transizione alla dipendenza, soluzione improponibile per i costi e per i tempi del Pnrr, oltre che poco gradita ai sindacati tanto quanto lo era invece all’area giovanile e a quella “progressista”, per mettere in riga un MMG libero professionista corporativo, che confonde una modesta autonomia organizzativa con il mercato sanitario e la professione liberale.

Con la convenzione ibrida in chiave parasubordinata il MMG Giano dovrebbe osservare, da un lato, il suo assistito in una relazione di cura vis a vis fondata sulla personalizzazione e la continuità nella cornice della libera scelta e, dall’altro, vigilare su una popolazione estesa ed anonima, intervenendo in forma organizzata e impersonale con il turn-over tra colleghi, nella cornice istituzionale a lui poco avvezza. Sarà inevitabilmente una soluzione da Arlecchino a part time, con un servitore di due padroni un po’ “schizo”, destinato quindi a scontentare entrambi e a sacrificare capra e cavoli?

In realtà il MMG è da sempre e per sua ontologia un ibrido professionale, un curioso ircocervo sociosanitario, un servitore double face, ma spesso a sua insaputa perchè in molti credono o vorrebbe esercitare un altro mestiere, dal clinico internista puro al “piccolo”

specialista. Non esiste un altro contesto professionale votato all’intervento epidemiologico di coorte e nel contempo con la mission della personalizzazione olistica dell’assistenza.

E’ la ragione sociale del MMG, Giano bifronte per natura, la sua precaria identità professionale e la sua condanna per non essere né carne né pesce, cioè senza una collocazione riconoscitra sugli scaffali del supermarket sanitario, zeppo di sopraffine specialità. I capisaldi della definizione Wonca Europa ne fanno fede, a supporto di una “varietà necessaria” in quanto richiesta dall’ecologia professionale per far fronte ad un impari verietà del contesto epidemiologico, clinico, socioculturale, economico e geodemografico. E’ la miseria e nobiltà della MG, difficilmente comprensibile per agenzie ministeriali dedite ad un accanimento tele-burocratico, tanto vessatorio quanto autolesionistio per effetti perversi ormai evidenti a dispetto della stucchevole enfasi sulla semplificazione.

Ecco un esempio di questo equivoco per l’antinomia tra attese ed esiti empirici: la diagnosi e la prevenzione primaria del rischio cardiovascolare asintomatico, ad elevata prevalenza, ha più intenti epidemiologici che finalità di cura personalizzata, anche se con l’insorgere di complicanze e comorbilità la dimensione clinica individuale balza in primo piano, in rapporto ai sintomi e alla prevenzione secondaria. Basta considerare quanto sia aleatorio l’impatto ad personam di un farmaco preventivo quando l’NNT supera il centinaio, per giunta riferito alla popolazione selezionata del trial.

Al momento non si intravvedono altre strade percorribili, anche se la soluzione trovata non è certo perfetta ma sconta difetti e rischi, a partire dalle prevedibili resistenze sulla parte oraria da svolgere nelle Case della Comunità. Uno di queste si tinge di paradosso: il MMG tappabuchi incaricato di prestare assistenza oraria ai cittadini orfani del MMG avrà spazio nelle zone coperte dalle Case della Comunità e molto meno nelle aree disagiate lontane dalle strutture, dove la carenza di MMG è cronica e più sentita.

Il vecchio sistema era poco difendibile e un arroccamento difensivo contro il cambiamento era perdente e velleitario, specie dopo la campagna di denigrazione mediatica andata in onda nel biennio 2020-2021 per trovare il solito colpevole, dopo l’esaltazione retorica degli eroi.

La soluzione è sub ottimale, non resta che assecondare il cambiamento e cercare di governarlo verso uno sbocco propositivo e positivo evitando le contrapposizioni. Proporre l’ennesima riforma quando siamo alla vigilia della messa in opera della Balduzzi a 10 anni dall’approvazione ha un retrogusto paradossale e potrebbe spingere il sistema verso un punto di rottura, in una fase già abbastanza critica per i ritardi accumulati, i pensionamenti anticipati di massa e la crisi vocazionale.

D’altra parte chi può offrire oggi una soluzione alternativa ottimale in una fase di transizione epocale a dir poco burrascosa?

Dott. Giuseppe Belleri
MMG in pensione

Giuseppe Belleri

01 Giugno 2022

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