La sanità affonda ma è ora di reagire

La sanità affonda ma è ora di reagire

La sanità affonda ma è ora di reagire
Il Governo licenzia la manovra con un finanziamento irrisorio. Il Pnrr da 19,7 miliardi finanzia strutture che resteranno senza personale sanitario. Il Mes offre finanziamenti alla sanità a costo minore dei Btp emessi ma non piace. Il Mef non licenzia l’atto di indirizzo per il contratto di medici, veterinari e sanitari. Non ci resta che piangere o reagire per cambiare le cose.

Secondo le Regioni nei prossimi 3 anni mancheranno 15 miliardi alla sanità. Le risorse minime, le più urgenti, per reintegrare parte del personale mancante per sostenere il caro energia che ha fatto lievitare i costi dei servizi e delle forniture, per lasciare le cose sostanzialmente invariate, cioè in scivolamento su un piano inclinato di declino progressivo.

Nella fase emergenziale le contraddizioni che il sistema delle autonomie aveva in corpo si sono tutte saldate tra loro e hanno determinato la crisi più ampia del welfare nazionale, facendo a pezzi le difese delle fasce più fragili della popolazione, indigenti, poveri, nuovi poveri, anziani e malati.
Chi ha retto e regge il sistema non sono le teorie aziendalistiche o il management tecnico-politico ma i dipendenti e i convenzionati del Servizio sanitario nazionale che ogni giorno tengono acceso l’altoforno SSN in cui si bruciano i destini di molte persone e si consuma il modello universalistico e solidaristico della sanità pubblica costituzionale.

Tutti hanno usato parole di encomio nel pieno della pandemia. Tutti hanno parlato di rilancio della sanità pubblica. Tutti hanno previsto riconoscimenti adeguati al personale sanitario che ha lottato in questi due anni per salvare migliaia di persone e per vedere ora rinnovare il contratto dei dipendenti del comparto con un aumento poco superiore al 4% quando l’inflazione media 2022 sarà del 9% e nel 2023 supererà il 12%.

L’atto d’indirizzo per avviare la contrattazione della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria giace nei cassetti del MEF. Il budget, in ogni caso, resta sempre un più 4% per un contratto 2019-2021 scaduto quindi da un anno che avrebbe dovuto regolare e remunerare il lavoro del triennio precedente.

Dopo tutte le immaginifiche e fantasiose proposte sulla legge di bilancio un gesto futurista sarebbe stato ben accetto così da poter negoziare e sottoscrivere un contratto 2019-2021 e congiuntamente 2022-2024 per tutto il personale della sanità, e con risorse adeguate.
Invece il governo Meloni-Salvini-Berlusconi intende costruire un “nuovo patto fiscale”. Una quota della manovra andrà in misure come il taglio al cuneo fiscale, la Flat Tax, la soglia aumentata dei premi detassati e dei fringe benefit, il contante a 5000 euro, il bancomat facoltativo sotto i 60 euro.

Non si vedono misure utili a dare impulso alla sanità pubblica che concretamente significa dare impulso al personale del SSN che sta manifestando comprensibili sintomi di stanchezza e disagio, un conseguente aumento della disaffezione verso il lavoro nel SSN, la fuga dei professionisti verso il privato e un danno irreparabile alla esigibilità del diritto alla salute.

A nostro avviso invece occorre che tutto il personale che ha operato nel SSN: dipendente e convenzionato, sanitario e amministrativo, dirigente e professionale, trovi un alleato nel Parlamento. La legge di bilancio appena bolinata deve essere emendata per dare un riconoscimento economico al personale del Ssn che inverta i fattori e mostri la stima e la valorizzazione del lavoro in sanità, dal luminare direttore di dipartimento al lavoratore di più elementare mansione.

La risorse per gratificare chi lavora in sanità non si possono trovare nella contrattazione, né si può pensare che l’aumento del 4% degli stipendi di tutti venga usato per gratificare solo una parte del personale. Non sono i colleghi che devono sacrificarsi per finanziare meglio chi lavora di più, per superare le crisi del sistema deve essere la fiscalità generale a dare risposte efficaci, in primo luogo emergenziali ma anche strutturali.

Non basta detassare il lavoro accessorio, non basta mettere premi sul disagio in Pronto Soccorso, occorre legiferare un finanziamento che determini un adeguato incremento del reddito del personale del SSN. Le strade sono solo due: o un finanziamento extracontrattuale finalizzato all’aumento di voci contrattuali fisse e ricorrenti o un taglio, almeno temporaneo, dell’imposizione fiscale sul reddito.

Se non si vuole una privatizzazione sostanziale e irreversibile della sanità.

Se si vogliono colmare i differenziali di assistenza nord-sud.

Sia il Parlamento a decidere come riconoscere al personale della sanità un giusto riconoscimento.

Il 15 dicembre scenderemo in piazza a Roma per ribadire questi temi e sollecitare il Parlamento a un intervento Opportuno sulla legge di bilancio e in ogni azienda le assemblee dei sindacati daranno un segno concreto del disagio e della insoddisfazione di medici, Veterinari e sanitari del SSN.

Aldo Grasselli
Presidente Fvm

Aldo Grasselli

30 Novembre 2022

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