Schillaci: “I ricoveri inappropriati da mancata integrazione ospedale-territorio costano 1 mld l’anno”

Schillaci: “I ricoveri inappropriati da mancata integrazione ospedale-territorio costano 1 mld l’anno”

Schillaci: “I ricoveri inappropriati da mancata integrazione ospedale-territorio costano 1 mld l’anno”
"Siamo tutti consapevoli di quanto sia prioritaria la riforma dell’assistenza territoriale che costituisce il primo punto di contatto del cittadino con il Servizio Sanitario, anche per evitare il ricorso inappropriato negli ospedali. Ma dobbiamo contestualmente portare a compimento l’aggiornamento del DM 70 tenendo conto dei recenti insegnamenti emersi nella gestione della pandemia e delle istanze di chi ogni giorno lavora nelle corsie degli ospedali". Così il ministro della Salute intervenendo al Congresso Fadoi.

Durante il periodo pandemico, i medici e gli infermieri dei reparti di medicina interna sono stati tra le prime linee nel contrasto al Coronavirus, curando circa il 70 per cento dei pazienti affetti da Covid. Questi anni vi hanno visto ricoprire un ruolo di coordinamento e di regia nel lavoro di équipe, facendo leva sulla peculiarità che contraddistingue la vostra disciplina rispetto alle altre branche: la visione di insieme del paziente. Oggi abbiamo strumentazioni tecnologiche che consentono di esplorare ogni singolo organo e di restituire informazioni dettagliate, ma la medicina dei big data per funzionare al meglio ha anche bisogno di professionisti in grado di interpretare e mettere in fila questa grande mole di informazioni”.

Così il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo in videocollegamento al 38° Congresso Fadoi.

“Infatti – ha proseguito – nell’era delle super specializzazioni che caratterizzano la medicina contemporanea e che hanno permesso di compiere sul piano clinico tanti progressi, serve recuperare anche uno sguardo d’insieme. Il rischio è di concentrarsi troppo sulla patologia, mentre è la persona nella sua totalità che deve essere al centro delle cure. Una visione globale è tanto più necessaria dinanzi al progressivo invecchiamento della popolazione e al conseguente aumento di soggetti affetti da polipatologie. D’altronde, è stata proprio l’esperienza pandemica a insegnarci quanto sia determinante, nel processo di cura e di assistenza, andare oltre i vecchi steccati, come quelli di una rigida suddivisione dipartimentale, a vantaggio di un approccio multidisciplinare e di équipe”.

“Sono fermamente convinto – ha aggiunto il ministro – che tra i driver che devono guidare la ridefinizione dei nuovi modelli assistenziali rivesta un ruolo centrale la continuità. Innanzitutto tra gli ospedali e le strutture territoriali, che stiamo realizzando e che non vanno intese come corpi separati all’interno del sistema ma devono essere in grado di dialogare con gli ospedali. Come emerge anche in una vostra indagine di qualche mese fa, senza l’integrazione tra ospedale e territorio continueremo ad avere posti letto di medicina interna occupati in maniera inappropriata da anziani che non possono essere dimessi dai reparti di medicina interna per l’assenza di strutture intermedie, di caregiver o familiari che si occupino di loro. Un’inappropriatezza che costa al Servizio Sanitario Nazionale circa 1 miliardo di euro l’anno”.

“In quella stessa indagine, si sottolineava la necessità di superare una classificazione ormai vetusta che etichetta le medicine interne come reparti a bassa intensità di assistenza. Una classificazione che non considera come la stragrande maggioranza dei degenti nei vostri reparti sia costituita da pazienti complessi, molti dei quali richiedono un’alta intensità di cura.

Siamo tutti consapevoli di quanto sia prioritaria la riforma dell’assistenza territoriale che costituisce il primo punto di contatto del cittadino con il Servizio Sanitario, anche per evitare il ricorso inappropriato negli ospedali. Ma dobbiamo contestualmente portare a compimento l’aggiornamento del DM 70 tenendo conto dei recenti insegnamenti emersi nella gestione della pandemia e delle istanze di chi ogni giorno lavora nelle corsie degli ospedali. Professionisti che meritano di poter lavorare con serenità e di veder riconosciute prospettive di crescita economica e professionale.

La survey che presentate oggi rileva come il 50% di medici e infermieri che opera nei reparti di medicina interna presenti uno stato di “burnout” e una percentuale simile vorrebbe licenziarsi entro l’anno. Ma c’è anche una larga maggioranza che dichiara di sentirsi gratificata dal proprio lavoro con i pazienti e di aver, nonostante tutto, realizzato molte cose buone nel corso della propria vita lavorativa”.

“Come ben sapete, la valorizzazione del personale sanitario è un tema che ho riportato al centro dell’agenda politica del governo. Le misure inserite nel decreto bollette costituiscono un primo passo in questa direzione ed altri ne compiremo nel corso della legislatura. Ma l’impegno è quello di riuscire a far sì che tutto il nostro personale sanitario si senta gratificato nella sua professionalità, che nessun medico o infermiere si senta sopraffatto dallo stress. Per questo, oltre alla valorizzazione economica, occorre rendere più attrattivo il Servizio Sanitario Nazionale intervenendo sulla riorganizzazione dei modelli, lavorando ad una maggiore appropriatezza prescrittiva e a un miglior utilizzo dei posti letto. Una sfida che richiede il contributo di tutti e che mi auguro porteremo avanti insieme”, ha concluso Schillaci.

08 Maggio 2023

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