Lo “status quo” e la scommessa del privato sulla sanità pubblica

Lo “status quo” e la scommessa del privato sulla sanità pubblica

Lo “status quo” e la scommessa del privato sulla sanità pubblica

Gentile direttore,
qualche giorno fa mi è comparso tra i suggerimenti di navigazione il portale di un centro sanitario privato che offre prestazioni specialistiche in diverse regioni d’Italia, alcune delle quali erogabili in telemedicina.

Navigando all’interno del portale mi ha colpito la sezione inerente la visita medica generalista.

Il centro in questione, in maniera analoga ad altri centri privati ed istituti assicurativi, propone ai suoi clienti la possibilità di una visita medica a pagamento qualora il proprio medico di famiglia non sia disponibile ed in particolare nei confronti di persone malate o fragili che non possono uscire di casa.

E’ possibile inoltre usufruire di una visita domiciliare infermieristica in collegamento con un medico situato in una centrale operativa. La pagina in questione specifica che non essendo i sanitari in questioni dipendenti o convenzionati del SSN non è possibile usufruire di alcuna prescrizione a carico dello stesso.

Tale siffatta e diffusa modalità di erogazione di prestazioni sanitarie, la quale, è bene dirlo, è assolutamente lecita sul piano normativo, offre lo spunto a qualche riflessione anche alla luce dell’acceso dibattito in corso sul giornale da Lei diretto sul futuro della sanità italiana.

E’ un dato inconfutabile che da una decina di anni a questa parte gli interessi della sanità privata italiana stanno puntando alla vasta prateria dell’assistenza primaria o su quella che la normativa chiama “assistenza sanitaria di base” (art. 4 DPCM 2017 di aggiornamento dei LEA).

E’ altrettanto incontrovertibile che il legislatore nazionale e regionale non solo non voglia più investire su di essa ma rimandando di anno in anno una riforma complessiva del sistema sta di fatto rafforzando la posizione di forza della componente privata della sanità italiana, sfruttando forse una certa debolezza della categoria medica e l’indolenza della popolazione italiana bombardata da campagne mediatiche di delegittimazione della sanità pubblica.

L’assistenza primaria rappresenta un “terreno di gioco” molto ambito per il privato perché, a differenza dell’assistenza ospedaliera e della medicina di emergenza/urgenza, consentirebbe allo stesso di erogare imponenti volumi di prestazioni sanitarie associate a bassi costi di gestione.

Parliamo ovviamente di “prestazioni sanitarie” e non di “offerta sanitaria” perché le prime tendono ad esaurire l’effetto al termine delle stesse mentre l’offerta, specialmente se continuativa nel tempo e basata sul rapporto fiduciario, è in grado di allungare sensibilmente la vita media della popolazione, come dimostrato da autorevoli studi internazionali (Starfield B, Shi L, Macinko J. Contribution of Primary Care to Health Systems and Health. The Milbank Quarterly 2005;83(3):457–502)

Come mai il cittadino italiano dovrebbe richiedere una visita generalista a pagamento quando il SSN offre a tutti un medico di assistenza primaria gratuitamente e, nei casi di pazienti fragili e allettati, anche l’assistenza domiciliare periodica (ADI-ADP e varie denominazioni in base alle regioni di appartenenza)?

E soprattutto visto che l’attività prescrittiva a carico del SSN rimane ancora compito dei medici pubblici non c’è il rischio di una duplicazione di prestazioni sanitarie e quindi di spese o addirittura di delegittimazione del medico prescrittore?

La risposta risiede nel fatto che oggi i medici di assistenza primaria si trovano in una situazione di estrema difficoltà causata da carichi di lavoro da tempo insostenibili e da un modello organizzativo-burocratico a loro imposto che rischia di pregiudicare il rapporto di cura a danno del paziente.

In questa condizione, alla quale la politica continua a non dare risposte serie basate su fatti visibili e tangibili, si sta progressivamente incuneando il privato che ha tutto l’interesse a mantenere lo “status quo” perché tale condizione, come predetto, rafforza di anno in anno la sua posizione sul mercato.

Come fermare dunque questo cortocircuito e ripristinare un normale (e leale) rapporto tra sanità pubblica e privata all’interno modello Beveridge italiano?

Su QS autori ben più autorevoli hanno proposto diverse soluzioni ai quali rimando per una diversificata opinione sul tema, avendo espresso in passato il mio parere sul tema.

Mi limito soltanto a segnalare che il continuo tergiversare e prendere tempo, inteso come mantenimento dello “status quo”, in un mondo in cui tutto scorre e tutto cambia, rappresenta una precisa scelta politica e, come tale, foriera di conseguenze non troppo difficili da immaginare.

Roberto Bellacicco
Medico Chirurgo
Taranto

24 Luglio 2023

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