Schizofrenia, nella morfologia della corteccia frontale la chiave per la diagnosi. Lo studio della Fondazione S. Lucia Irccs 

Schizofrenia, nella morfologia della corteccia frontale la chiave per la diagnosi. Lo studio della Fondazione S. Lucia Irccs 

Schizofrenia, nella morfologia della corteccia frontale la chiave per la diagnosi. Lo studio della Fondazione S. Lucia Irccs 
Uno studio sulle neuroimmagini che ha coinvolto oltre 1500 persone e pubblicato dalla rivista Molecular Psychiatry ha evidenziato le prime basi neurobiologiche per la diagnosi e la differenziazione della schizofrenia. “Risultati come questo permetteranno, in futuro, di migliorare l’intero processo di cura dei disturbi mentali, sia dal punto di vista preventivo che terapeutico”. LO STUDIO

Nuove opportunità nella diagnosi della schizofrenia grazie ad uno studio coordinato dai ricercatori del Laboratorio di Neuropsichiatria della Fondazione Santa Lucia Irccs, che ha coinvolto 1500 tra pazienti e volontari sani e oltre 40 neuroscienziati in 9 istituti di ricerca in tutto il mondo. La ricerca, che, sottolinea l’Irccs in una nota, “è basata sul più grande database mai utilizzato per lo studio delle basi neurali dei disturbi psichiatrici”, ha scoperto nella morfologia della corteccia cerebrale nuovi indizi per individuare e differenziare i disturbi dello spettro schizofrenico per i quali, attualmente, non esistono esami diagnostici strumentali.

In particolare lo studio si è concentrato sulla Sindrome Deficitaria della Schizofrenia, disturbo dello spettro schizofrenico caratterizzato dalla presenza di sintomi negativi primari, stabili e duraturi, quali ad esempio appiattimento affettivo, interessi ridotti e povertà dell’eloquio. Grazie all’analisi delle neuroimmagini, è stata confermata una sensibile riduzione dello spessore della corteccia cerebrale di entrambi gli emisferi comune a tutti i disturbi dello spettro schizofrenico. A distinguere la sindrome deficitaria della schizofrenia è però la riduzione dello spessore più pronunciata in alcune aree specifiche dell’emisfero destro. Inoltre nella sindrome non deficitaria della schizofrenia (la più comune) le anomalie erano più evidenti nella parte superficiale della corteccia.

“La risposta al trattamento e le terapie adottate nei pazienti con Sindrome Deficitaria rispetto alla Sindrome Non-Deficitaria della Schizofrenia sono molto diversi” spiega Nerisa Banaj, psicologa, ricercatrice del Laboratorio di Neuropsichiatria della Fondazione Santa Lucia IRCCS e coordinatrice dello studio “Questa differenza ha addirittura portato alcuni esperti a distinguere la Sindrome Deficitaria della schizofrenia come una patologia a sé stante rispetto alla Schizofrenia. Per questa ragione saper distinguere le sindromi, grazie ad evidenze neurobiologiche, permette di anticipare e personalizzare il trattamento prima che si verifichino gli eventi clinici gravi che confermano la diagnosi ma mettono a rischio il paziente”.

È stato possibile raggiungere questo risultato di ricerca grazie al progetto ENIGMA (Enhancing Neuro Imaging Genetics through Meta Analysis), un’iniziativa promossa nel 2009 dal neuroscienziato americano Paul Thompson, per condividere tra laboratori di neuroscienze, selezionati tra i più importanti al mondo, i dati clinici e quelli di neuroimmagini acquisiti per finalità di ricerca e creare in questo modo il più grande database oggi disponibile per la comprensione del cervello.

“Il nome ENIGMA” spiega la dott.ssa Federica Piras, ricercatrice e ultimo nome della pubblicazione “rimanda all’obiettivo principale del progetto ossia svelare i meccanismi neurobiologici alla base del funzionamento del cervello e associare ogni manifestazione clinica con le relative alterazioni cerebrali e, in prospettiva, con i fattori genetici ed ambientali che contribuiscono all’eziologia del disturbo. Risultati come questo permetteranno, in futuro, di migliorare l’intero processo di cura dei disturbi mentali, sia dal punto di vista preventivo che terapeutico”.

“Questo lavoro – aggiunge Piras -, che richiederà anni di ricerche, è reso possibile dalla disponibilità di grandi quantità di dati omogenei raccolti secondo specifici criteri di anonimato e qualità del dato garantiti da tutti i partecipanti al consorzio ENIGMA. Il primo promotore in Italia di questo progetto è stato il dott. Gianfranco Spalletta, psichiatra e direttore del laboratorio di neuropsichiatria della Fondazione Santa Lucia IRCCS che lo ha seguito e indirizzato fino alla sua prematura scomparsa il 18 marzo di quest’anno. Abbiamo ottenuto grandi risultati di ricerca e ci aspettiamo ancora molto dalla partecipazione al consorzio ENIGMA e per questo siamo grati al dott. Spalletta al quale è dedicata, da tutti i membri del laboratorio, questa importante pubblicazione.”

06 Novembre 2023

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