Long Covid. Il 70% dei giovani colpiti si riprende entro due anni, ma il 30% no

Long Covid. Il 70% dei giovani colpiti si riprende entro due anni, ma il 30% no

Long Covid. Il 70% dei giovani colpiti si riprende entro due anni, ma il 30% no
Per identificare i casi di Long Covid, i ricercatori hanno utilizzato una definizione concordata nel 2022: il Long Covid nei giovani viene diagnosticato in presenza di più sintomi (come stanchezza, difficoltà a dormire, fiato corto o mal di testa) associati a problemi di mobilità, autonomia, attività quotidiane, dolore o disagio, oppure uno stato di preoccupazione o tristezza persistente.

Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’University College London (UCL) rivela che la maggior parte dei giovani che presentavano sintomi di Long Covid tre mesi dopo un test PCR positivo si è ripresa nel giro di 24 mesi. Tuttavia, circa il 30% continua a convivere con i sintomi. Lo studio, chiamato Children and young people with Long Covid (CLoCK), è stato pubblicato su Nature Communications Medicine e finanziato dal National Institute for Health and Care Research (NIHR). Con oltre 12.000 partecipanti, rappresenta il più grande studio longitudinale al mondo sul Long Covid nei bambini e negli adolescenti.

Il team, guidato dai professori Sir Terence Stephenson e Roz Shafran dell’UCL Great Ormond Street Institute of Child Health, ha seguito giovani tra gli 11 e i 17 anni che avevano effettuato un test PCR tra settembre 2020 e marzo 2021. I partecipanti hanno risposto a questionari sul proprio stato di salute a tre, sei, dodici e ventiquattro mesi dal test iniziale.

Per identificare i casi di Long Covid, i ricercatori hanno utilizzato una definizione concordata nel 2022: il Long Covid nei giovani viene diagnosticato in presenza di più sintomi (come stanchezza, difficoltà a dormire, fiato corto o mal di testa) associati a problemi di mobilità, autonomia, attività quotidiane, dolore o disagio, oppure uno stato di preoccupazione o tristezza persistente.

Dai 12.632 giovani coinvolti nello studio, 943 avevano inizialmente ottenuto un test PCR positivo e hanno risposto a tutti i questionari successivi. Tra questi: 233 giovani (24,7%) soddisfacevano la definizione di Long Covid a tre mesi; 135 (14,3%) continuavano a soddisfare la definizione a sei mesi; 94 (10%) ancora a dodici mesi; 68 (7,2%) a ventiquattro mesi. Ciò significa che, dopo due anni dall’infezione, il 70% dei giovani con Long Covid iniziale si era ripreso, ma il 30% manifestava ancora sintomi persistenti. Lo studio ha rilevato che alcuni gruppi erano meno propensi alla guarigione completa: gli adolescenti più grandi; i giovani appartenenti alle fasce socioeconomiche più svantaggiate; le ragazze, che avevano quasi il doppio delle probabilità rispetto ai ragazzi di soddisfare la definizione di Long Covid dopo 24 mesi. I ricercatori hanno sottolineato che sintomi come stanchezza e mal di testa potrebbero essere correlati alla sindrome premestruale, dato l’elevato numero di ragazze nello studio.

Secondo il professor Terence Stephenson, questi risultati offrono speranza, ma evidenziano la necessità di ulteriori ricerche per comprendere le cause del mancato recupero in alcuni giovani. Tra i limiti dello studio: possibili distorsioni dovute al ricordo dei sintomi iniziali; mancanza di interviste mediche in presenza, utili per sintomi complessi come il fiato corto; il campione si basa su risposte volontarie, che potrebbero non rappresentare l’intera popolazione. Inoltre, i test PCR originali sono stati effettuati prima dell’emergere delle varianti Delta e Omicron, quindi i risultati potrebbero non essere applicabili agli effetti a lungo termine di queste varianti. Lo studio CLoCK è stato realizzato in collaborazione con numerosi enti, tra cui il Great Ormond Street Hospital, Imperial College London, King’s College London e altre università britanniche. I ricercatori sottolineano l’importanza di una collaborazione tra esperti sanitari, epidemiologi, statistici e pazienti per prepararsi meglio a future pandemie. I dati raccolti sono ora pubblicamente disponibili per altri ricercatori, nella speranza di approfondire le conoscenze sui meccanismi e sui trattamenti per il Long Covid nei giovani.

06 Dicembre 2024

© Riproduzione riservata

Ipotiroidismo. Indagine Ame: l’84% dei mmg segue le linee guida, ma il 16% sceglie farmaci alternativi potenzialmente rischiosi
Ipotiroidismo. Indagine Ame: l’84% dei mmg segue le linee guida, ma il 16% sceglie farmaci alternativi potenzialmente rischiosi

Medici di famiglia ed endocrinologi sostanzialmente concordi nella gestione dell'ipotiroidismo, ma rimane un margine di miglioramento nella scelta del trattamento farmacologico iniziale. È quanto emerge dall'indagine THESIS, condotta dall'Associazione Medici...

Obesità. Il 43% degli adulti e il 29% dei bambini italiani è in eccesso ponderale, SIO: “Ora cure diventino accessibili”
Obesità. Il 43% degli adulti e il 29% dei bambini italiani è in eccesso ponderale, SIO: “Ora cure diventino accessibili”

Il 43% degli adulti italiani è in eccesso ponderale, di cui il 32% in sovrappeso e oltre il 10% convive con obesità di diverso grado. Con l’aumento dell’età il fenomeno...

Tumori. Accordo Oms-Asco per migliorare la qualità delle cure oncologiche e l’accesso alle sperimentazioni cliniche
Tumori. Accordo Oms-Asco per migliorare la qualità delle cure oncologiche e l’accesso alle sperimentazioni cliniche

Migliorare l’accesso a cure oncologiche di qualità, rafforzare le competenze dei professionisti sanitari e ampliare le opportunità di partecipazione alle sperimentazioni cliniche. Sono questi gli obiettivi dell’accordo di collaborazione siglato...

Congresso Aieop. Meno del 50% degli adolescenti tra 15 e 19 anni accede ai protocolli oncologici
Congresso Aieop. Meno del 50% degli adolescenti tra 15 e 19 anni accede ai protocolli oncologici

Sono troppo grandi per essere considerati bambini, ma ancora troppo giovani per essere pienamente inclusi nei percorsi dell'oncologia dell'adulto. È una vera e propria “terra di mezzo” quella in cui...