La grande confusione che regna nel sistema ospedaliero cosiddetto universitario

La grande confusione che regna nel sistema ospedaliero cosiddetto universitario

La grande confusione che regna nel sistema ospedaliero cosiddetto universitario

In una interessante intervista pubblicata dall’Agenzia Giornalistica Italiana (AGI), lo scorso 5 dicembre, è stato messo a fuoco un serio problema, che perdura da più decenni a seguito dell’incuranza del legislatore nazionale: quello della bassa retribuzione (1,78 euro all’ora) percepita, nel caso di specie, da un neurochirurgo, professore a “La Sapienza”.

In una interessante intervista pubblicata dall’Agenzia Giornalistica Italiana (AGI), lo scorso 5 dicembre, è stato messo a fuoco un serio problema, che perdura da più decenni a seguito dell’incuranza del legislatore nazionale: quello della bassa retribuzione (1,78 euro all’ora) percepita, nel caso di specie, da un neurochirurgo, professore a “La Sapienza”, per un intervento complesso di otto ore effettuato presso l’azienda Sant’Andrea di Roma. Parallelamente, nell’articolo si fa menzione di un appello sottoscritto, sul tema del siffatto trattamento economico inadeguato, da 85 docenti universitari che rivendicano un rinnovo (sic) degli accordi intesi a valorizzare il lavoro clinico e accademico, tale da “garantire stipendi dignitosi”.

Due eventi che mettono il dito nella piaga della problematica che involge la collaborazione tra il Ssn e l’Università. Un tema che questa rivista ha preso a cuore dal 2021, ma senza risultato concreto, nonostante le numerose sollecitazioni su come risolverlo.

Retribuzioni assurdamente basse perché è il sistema non rispetta le regole

L’accaduto romano del Sant’Andrea dimostra di come sia messo a repentaglio il sistema salute, con grave pregiudizio sia degli operatori che dell’utenza. Operatori da considerarsi tali in senso lato: con gli accademici trattati economicamente peggio di chi è in attesa di stabilizzazione e con i dirigenti medici in organico del Ssn ospedaliero – spesso violentati da occupazione illecite di ruoli primariali da parte di professori e ricercatori universitari, quando va bene nominati illegittimamente – cui viene dispoticamente sottratta la partecipazione ai concorsi pubblici nazionali per le direzioni responsabili delle rispettive UOC.

Il Sant’Andrea un esempio che fa scuola

Il caso trattato dall’AGI e per come affrontato, pone i riflettori su un tema esistenziale del ”Sant’Andrea” che è tuttavia necessario approfondire. E’ emersa infatti, a causa del problema sollevato dagli accademici/ospedalieri ivi operanti, l’errata considerazione dell’esistenza di una azienda, denominata Sant’Andrea, presuntivamente AOU. Un tassello del più grave problema che vede residuare a tutt’oggi altre 27 sedic3enti AOU su trenta reclamanti impropriamente il titolo giuridico.

La stessa AO romana, infatti, gode solamente di un riconoscimento ufficiale di “ospedale di rilievo nazionale e di alta specializzazione”, conseguito con il Dpcm del 22 luglio 1999, pubblicato sulla G.U., serie generale, n. 174 del 27 luglio 1999, a pochi mesi (5) dalla pubblicazione del d.lgs. 517/1999, introduttivo delle AOU. Siffatta AO ha successivamente goduto a conferma del suo titolo – con il DL 1 ottobre 1999 n. 341 – del riconoscimento costitutivo di “Azienda Ospedaliera Sant’Andrea” come entità giuridica con “autonoma personalità giuridica di diritto pubblico”. Ciò senza tuttavia essere stata legittimata, negli anni successivi e per mano del Governo (Dpcm), nella sua rinnovata esistenza giuridica di AOU, rimanendo allo stato una AO che si è comportata per oltre venti anni e si comporta, sine titulo, come se fosse AOU, senza però esserlo. Ad una tale limitata dimensione giuridica di AO non ha messo ovviamente alcun riparo il sopravvenuto atto aziendale che, approvato con delibera del 27 giugno 2017 – prendendo atto del protocollo d’intesa perfezionato tra Regione Lazio e “La Sapienza” – ha costituito semplicemente un documento di macro-organizzazione interna, al lordo della individuazione della governance e dell’articolazione delle unità operative e dei servizi.

La confusione che governa il sistema e mette in imbarazzo il MUR

L’accaduto è una ulteriore prova della grande confusione che regna nel sistema ospedaliero cosiddetto universitario, generato da una disciplina risalente al 1999 (d.lgs. 517/1999), scritta bene ma applicata senza criterio e logica, in un linguaggio più nostrano ad capocchiam.

Un vulnus che dura dal 2004 (anno di conclusione del quadriennio transitorio di cui all’art. 2, comma 2, lettere a e b) e che, se dovesse continuare con ricorsi a commissioni di studio dall’esito impossibile da conseguire ma anche da portare avanti se non assistito da profondi saperi giuridici, si protrarrà ad libitum.

Il tutto con un disagio notevole, non solo economico, per tutto il nutrito “esercito accademico” impegnato – per come preposto – illegittimamente in ruoli “primariali” che, per molti aspetti, rischierebbe anche di suo sul piano del danno erariale e non solo.

Quanto ai contenuti degli accordi,  infatti, usualmente intervenuti tra Regioni e Università, attraverso la redazione dei cosiddetti Protocolli di Intesa, è appena il caso di sottolineare che gli stessi non costituiscono regolazione a sé stante bensì adempimenti propedeutici, e quindi con efficacia sospesa, al riconoscimento dello status di Azienda Ospedaliera Universitaria a mente del d.lgs. 517/1999.

Dunque ogni somma erogata da Regioni e/o Aziende sanitarie in favore di Università – ovvero ogni compartecipazione regionale alla retribuzione, così come ogni integrazione stipendiale accollata alla regione in ragione dell’assistenza prestata dagli accademici – è soggetta a valutazione certamente negativa del giudice contabile. Per non parlare, per assurdo, dell’accollo integrale dei costi stipendiali di organici accademici destinati a coprire ruoli primariali in future AOU, da essere successivamente (e non già preventivamente) riconosciute dal previsto Dpcm.

Il da farsi

Dunque, un sistema non da rivedere parzialmente ma con una costante e reiterata illegittimità cui dare assolutamente riparo.

Anche nella parte afferente alla giusta retribuzione di quelli che saranno i professori e i ricercatori universitari (ma che lo sono già nelle AOU di Salerno dal 2013 e Udine dal 2006 in possesso dei rispettivi DPCM!) impegnati a pieno titolo nell’assistenza, didattica e ricerca delle AOU che saranno riconosciute formalmente come tali. Una retribuzione abusata sino al 2017, in assenza dei Dpcm, dalla indennità di perequazione cosiddetta De Maria, incidente anche sul piano pensionistico, che dovrà essere determinata in modo segnatamente non discriminatorio rispetto ai dirigenti medici in organico ai quali gli stessi devono essere equiparati. Ciò a condizione dell’obbligo di assicurare il medesimo orario di lavoro primariale dedicato dai loro collaboratori strutturati nel Ssn all’assistenza alla persona.

Il tutto accompagnato da una regolamentazione rigorosa dell’esercizio intramoenia e l’impegno, retribuito a parte, afferenti ai cosiddetti studi clinici, sui quale si è abusato per decenni e non poco.

Ettore Jorio

16 Dicembre 2025

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