C’è il possesso del DPCM (perfezionato nel 2006 dall’Azienda locale universitaria di Udine e nel 2013 dalla AOU di Salerno nonché prossimo ad essere emesso in riferimento all’AOU di Tor Vergata) che sta dividendo l’Italia della salute ospedaliera.
Sono infatti 27 (e in progressione numerica a causa della solita abitudine tutta italiana “nella confusione mi ci butto anche io”) le sedicenti AOU che, francamente, non sanno cosa fare.
Un tema che impegna allo spasimo il recente Gruppo di Lavoro c.d. Miscusi, creato con il DM nr. 607 firmato quasi a Ferragosto di quest’anno dalla ministra Bernini, che non sa (naturalmente) che pesci prendere.
Non solo. Il tema è divenuto oggetto di discussione in istanze universitarie superiori, con il verosimile risultato che anche esse approderanno ad un nulla di fatto, tanto da mettere 27 Università e oltre in crisi profonda. Ciò in quanto resesi complici di un disastro annunciato, anche in termini di rilascio degli attestati di frequenza clinica, in assenza dei presupposti. Ciò perché la frequenza, sia di studenti che di specializzandi, assume il valore di un esame vero e proprio, in quanto tale va trattato.
Il discrimine in atto – di avere 3 AOU su 30 regolarmente tali e 27 sedicenti – costituisce un tema che necessita l’individuazione di una soluzione nel rispetto della Costituzione (principio di uguaglianza) e dunque di una legge dello Stato (non delle Regioni!) che ridetermini, ove mai, i termini della formazione (a mente dell’art. 117, comma 2, lettera n) della stessa Costituzione. Così è e così lo ha decisamente affermato al MUR l’Avvocatura Generale dello Stato con il parere reso il 20 giugno 2025, con il quale afferma il rispettoso obbligo di quanto detto, riscontrato poi nella richiesta di Dpcm della quale l’Università di Tor Vergata ha fatto esplicita richiesta.
Le altre 27 no, supponendo di individuare qualche marchingegno di superamento al loro stato di illegittimità ultra ventennale. La ricerca dell’espediente, fuori norma, è divenuta ormai una caratteristica alla quale il sistema universitario non dovrebbe mai ricorrere, a tutela dei suoi diffusi insegnamenti di tutela dello Stato di diritto.
Ma così non è. Tanto che nella manovra al Senato è presente un emendamento. Più esattamente, il n. “63.78 rimodulato” contrassegnato come comma n. 2 piuttosto che 4, con la parziale aggiunta “purché, con riferimento ai rapporti di lavoro, siano rispettate la disciplina contrattuale vigente e le disposizioni vigenti in materia di spesa di personale” (al riguardo si veda l’articolo pubblicato qui il 10 dicembre scorso).
Un emendamento che pone le Università “colpevoli” in un forte imbarazzo e il sistema della salute – quella assicurata attraverso le sedicenti 27 AOU operanti e di quelle che tra esse si sono successivamente e assurdamente infiltrate (es. l’AO di Cosenza) – in uno stato di illegittimità assoluta, afflitta da atti nulli.
Ed è qui che viene a porsi un altro serio problema. Più esattamente, quello della specialità della Lombardia, ove a fronte di 13 università non c’è alcuna AOU. Ivi è invero frequente il ricorso da parte delle Università, prevalentemente private, agli IRCCS per fare ciò che le AOU (per lo più sedicenti) fanno (in 27 illegittimamente) in tema di assistenza, didattica e ricerca. Un sistema nel sistema realizzato dal SSR meneghino soprattutto allo scopo di sfuggire al condizionamento dei Rettori nelle nomine dei direttori generali delle loro aziende, a prevalenza ospedaliera.
In un mondo simile, ove si ha timore (che io non condivido) del regionalismo asimmetrico, si va ben oltre la differenziazione, mettendo in pericolo la salute delle persone, affidandole nelle mani di “primari” non vincitori di concorsi pubblici, e la formazione degli studenti in medicina e chirurgia/specializzandi lasciata a secco di attestati di frequenza clinica rilasciati dalle AOU in possesso del Dpcm che ne riconosca lo status.
Oltre alla violazione dello stato di diritto, con l’emendamento di cui sopra – nel mentre della manovra per il 2026 si evitano misure fondamentali per la vita delle famiglie per evitare sforamenti di bilancio – si oltraggia la Costituzione riferita al principio di eguaglianza; si generano maggiori e non indifferenti oneri di spesa per il personale; si dichiara, tentando di sanare la profonda illegittimità di 25 anni, con a seguito una ricerca e una didattica universitaria esercitate senza titolo giuridico.
“2. Nelle more della revisione della disciplina delle aziende ospedaliero-universitarie, le aziende ospedaliere del servizio sanitario regionale che abbiano stipulato appositi protocolli d’intesa con le università del territorio, che prevedano lo svolgimento di attività integrate di assistenza, ricerca e didattica, continuano ad operare sulla base delle disposizioni del d.lgs. 21 dicembre 1999 n. 517, anche in assenza del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dall’art. 2, comma 2, del medesimo decreto legislativo e restano salvi in ogni caso i rapporti giuridici sorti in attuazione dei protocolli, purché, con riferimento ai rapporti di lavoro, siano rispettate la disciplina contrattuale vigente e le disposizioni vigenti in materia di spesa di personale”.
Ettore Jorio