Dalla crisi climatica alla salute digitale: una governance europea, nazionale e comunitaria per la Digital One Health
Il rapporto 2025 del Lancet Countdown mostra come la crisi climatica sia ormai una crisi sanitaria globale. Occorre una nuova visione capace di integrare ambiente, salute e tecnologia: la Digital One Health. Questo articolo propone una possibile strategia multilivello – europea, italiana e locale – per rendere la sanità digitale una leva di adattamento, equità e sostenibilità
La crisi climatica come crisi sanitaria
Il rapporto 2025 del Lancet Countdown on Health and Climate Change offre un quadro inequivocabile: il cambiamento climatico è già una delle principali minacce alla salute globale. L’aumento medio delle temperature, la diffusione di malattie trasmesse da vettori, gli incendi e l’inquinamento stanno producendo effetti sanitari misurabili. Tra il 2012 e il 2021 le morti legate al caldo sono aumentate del 23% rispetto agli anni ’90, e ogni anno circa 546.000 persone muoiono a causa del calore estremo.
I costi economici – 639 miliardi di ore-lavoro perse e oltre 1.000 miliardi di dollari di perdite – rappresentano un segnale di allarme per la sostenibilità dei sistemi sanitari. Il messaggio del Lancet è chiaro: senza una trasformazione profonda dei sistemi di salute, capace di integrare dati ambientali, digitalizzazione e governance partecipata, i progressi degli ultimi decenni rischiano di essere vanificati. Quindi la crisi climatica è una crisi sanitaria immanente, con impatti crescenti su vite e malattie, che richiedono azioni immediate: I governi dovrebbero investire in energie rinnovabili e in sistemi sanitari resilienti.
Gli eventi estremi (caldo, siccità, incendi) peggiorano, e anche in una ottica produttivista si perdono ore di lavoro e aumentano le morti, mentre la leadership politica globale sta arretrando e ormai I sussidi ai combustibili fossili superano i finanziamenti climatici, ignorando i benefici sanitari della transizione. Servono processi di condivisione di dati, informazioni, conoscenze e interdisciplinarietà e multi professionalità. Tutto questo richiede un nuovo paradigma, ovvero, un Digital One Health.
Dall’approccio “One Health” ad un approccio “Digital One Health”
Come è noto l’approccio “One Health” riconosce l’interdipendenza tra clima, salute umana, salute animale e ambientale. Oggi questa visione deve necessariamente evolvere verso una prospettiva digitale: la “Digital One Health”. Ovvero, occorre connettere informazioni cliniche, ambientali e sociali in una rete cognitiva che permetta di anticipare i rischi, personalizzare gli interventi e a rafforzare la resilienza dei sistemi locali.
L’Intelligenza Artificiale non può essere considerata solo uno strumento di analisi, ma deve evolvere verso una sua capacità di essere un partner dialogico, capace di mediare tra dati, persone e scelte. Ad esempio, nella sanità di prossimità, questo approccio consentirebbe di progettare percorsi dinamici, co-progettati e monitorati in tempo reale, orientando le decisioni verso ciò che genera più valore per la salute collettiva.
Nel maggio dello scorso anno è stato pubblicato il “Cross-agency One Health task force framework for action” da parte di cinque agenzie dell’UE . L’obiettivo era definire una strategia in tutti i settori, per la l’UE e per i suoi Stati membri, mirando a prevenire, individuare e rispondere meglio alle minacce per la salute, riducendo nel contempo i costi sociali e le pressioni ambientali.
È stata costituita una task force trasversale alle Agenzie che sta lavorando su cinque obiettivi chiave: coordinamento, sviluppo di capacità, ricerca, comunicazione e coinvolgimento dei portatori di interesse, nonché attività congiunte.
Figura 1 – Le dimensioni del One Digital Health

A livello europeo: le politiche, i dati e la sostenibilità
A livello europeo, la transizione, pur con molti contrasti, è avviata grazie a iniziative come il Green Deal, l’EU Health Union, l’AI Act e l’European Health Data Space (EHDS). Tutti convergono verso un obiettivo comune: rendere la salute parte integrante della doppia transizione verde e digitale.
Il complesso di queste policy dovrebbe concorrere a promuovere e a uniformare i programmi e i progetti sull’IA nei Paesi UE.
Green Deal
Gli obiettivi del Green Deal UE non sono stati oggetto di una “riformulazione” radicale tramite l’allungamento dei tempi di attuazione previsti. Questo salvo eventuali ulteriori impatti negativi dalle dinamiche in atto a livello geopolitico e, quindi, a livello economico e finanziario. Ecco i principali obiettivi confermati e le relative azioni chiave:
Obiettivi Principali
- Neutralità climatica entro il 2050: L’obiettivo finale e giuridicamente vincolante è rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050.
- Riduzione delle emissioni per il 2030: L’obiettivo intermedio è stato innalzato (con la Legge europea sul clima) ad una riduzione netta delle emissioni di gas serra di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990.
- Transizione verso l’economia circolare: Promuovere la sostenibilità dei prodotti, l’uso sostenibile delle risorse idriche e marine, e la prevenzione e il riciclo dei rifiuti.
- Protezione della biodiversità: Preservare la natura e gli ecosistemi e ripristinare un sano equilibrio naturale.
- Eliminazione dell’inquinamento: Azzerare l’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo.
Azioni e Iniziative Correlate
Per raggiungere questi obiettivi, sono state adottate o riviste diverse iniziative legislative:
- Pacchetto “Fit for 55”: Un ampio insieme di proposte legislative volte a conseguire l’obiettivo di riduzione del 55% dei livelli di inquinamento entro il 2030. Include riforme del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS), nuove norme per gli Stati membri e l’aggiornamento della direttiva sull’efficienza energetica e le energie rinnovabili.
- Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia: Rivista nel 2024, mira a rendere tutti i nuovi edifici a emissioni zero entro il 2030 e a trasformare il parco immobiliare esistente in edifici a zero emissioni entro il 2050.
Figura 2 – Obiettivi del EU Green Deal

- Regolamento sull’industria a zero emissioni nette (Net-Zero Industry Act): Mira a garantire che almeno il 40% del fabbisogno annuo di tecnologie pulite strategiche dell’UE sia prodotto internamente entro il 2030, rafforzando l’autonomia industriale verde dell’Europa.
- Sviluppo di trasporti più sostenibili e l’incremento dell’utilizzo delle energie rinnovabili.
In sintesi, l’approccio si è evoluto in una strategia complessiva che integra obiettivi climatici e ambientali con una politica industriale mirata a garantire competitività e autonomia tecnologica all’UE nella transizione ecologica.
EU Health Union
La Commissione Europea si pone l’obiettivo ulteriore di lavorare per creare un’Unione Europea della salute, in cui tutti gli Stati membri si preparino alle crisi sanitarie e le affrontino insieme, le forniture mediche siano disponibili, innovative e a buon mercato, e i Paesi lavorino insieme per migliorare la prevenzione, la terapia e la fase post-cure per malattie come il cancro.
L’Unione europea della salute ha i seguenti obiettivi:
- Garantire una maggiore protezione della salute dei cittadini;
- Dare all’Unione Europea e ai Paesi membri gli strumenti necessari per prevenire e affrontare meglio eventuali pandemie future;
- Migliorare la resilienza dei sistemi sanitari europei.
Figura 3 – Le funzionalità del Digital Health

Insegnamenti tratti dalla pandemia di coronavirus
La pandemia da SARS-COV-2 ha messo in luce quanto sia importante il coordinamento tra i Paesi europei per tutelare la salute delle persone, sia durante le crisi che in tempi normali, in cui è possibile occuparsi di questioni sanitarie ordinarie, investire in sistemi sanitari solidi e formare il personale sanitario. L’Unione Europea della salute si pone l’obiettivo di migliorare la protezione, la prevenzione, la preparazione e la risposta nei confronti dei rischi per la salute umana a livello dell’UE.
AI Act
L’AI Act è il Regolamento della Commissione Europea con l’obiettivo di creare un quadro normativo armonizzato e proporzionato per l’Intelligenza Artificiale (IA) nell’Unione Europea stessa.
L’AI Act ha i seguenti obiettivi principali:
- Creare un mercato unico per l’IA, favorendo la libera circolazione e il riconoscimento dei sistemi di IA conformi alle norme dell’UE;
- Aumentare la fiducia nell’IA, assicurando che i sistemi di IA siano affidabili, trasparenti e responsabili, e che rispettino i principi etici e i diritti fondamentali;
- Prevenire e mitigare i rischi dell’IA, vietando o limitando l’uso di sistemi di IA che presentano un rischio inaccettabile per la sicurezza, la salute, la dignità o l’autonomia delle persone, o che violano i valori democratici;
- Sostenere l’innovazione e l’eccellenza nell’IA, fornendo incentivi, finanziamenti e orientamenti per lo sviluppo e il dispiegamento di sistemi di IA sicuri ed etici, e promuovendo la cooperazione e il coordinamento tra gli Stati membri, le istituzioni e le parti interessate.
L’intelligenza artificiale può trasformare profondamente la società e l’economia, con importanti benefici potenziali. Allo stesso tempo, l’IA può anche presentare dei rischi per i diritti, la sicurezza e il buon funzionamento del mercato unico. Per trovare un equilibrio tra le due istanze – accompagnare l’Europa nell’adozione dell’IA e dei suoi benefici e farlo per l’interesse generale – l’AI Act è stato pensato con un approccio basato sul rischio.
Figura 4 – Piramide del rischio della IA nella UE.

Il quadro normativo sull’IA, infatti, prevede una classificazione dei sistemi di IA in base ai livelli di rischio che possono presentare per le persone e per la società. Il quadro distingue tra quattro categorie di rischio: inaccettabile, alto, limitato e minimo.
- I sistemi a rischio inaccettabile non sono utilizzabili nei Paesi UE.
- I sistemi di IA ad alto rischiodevono soddisfare una serie di obblighi e requisiti prima di essere immessi sul mercato o utilizzati. Questi riguardano, tra gli altri, la qualità dei dati, la documentazione tecnica, l’informazione agli utenti, la supervisione umana, la robustezza, la sicurezza e la precisione. Gli sviluppatori e gli utilizzatori di sistemi di IA ad alto rischio saranno anche soggetti a obblighi di registrazione, tracciabilità e segnalazione.
- I sistemi di IA a rischio limitatodevono rispettare i requisiti di trasparenza, che implicano l’obbligo di comunicare agli utenti che stanno interagendo con un sistema di IA e di fornire loro informazioni pertinenti sulle sue caratteristiche e limitazioni. Gli sviluppatori e gli utilizzatori di tali sistemi dovranno anche garantire che le informazioni fornite siano chiare, comprensibili e accessibili.
- I sistemi di IA a rischio minimo o nullo non sono soggetti a nessun obbligo normativo specifico, ma devono comunque rispettare le leggi e i regolamenti generali applicabili all’IA, come quelli relativi alla protezione dei dati personali, alla concorrenza, alla responsabilità civile o ai diritti dei consumatori.
European Health Data Space, EHDS
Lo Spazio europeo dei dati sanitari (European Health Data Space, EHDS) è un’iniziativa dell’Unione Europea volta a creare un sistema sicuro e standardizzato per lo scambio di dati sanitari.
I suoi obiettivi principali sono consentire ai cittadini di avere maggiore controllo sui propri dati e facilitarne l’uso sia per la cura personale (uso primario) che per la ricerca e l’innovazione (uso secondario), promuovendo un vero mercato unico per i sistemi di cartelle cliniche elettroniche.
Obiettivi principali
- Controllo del paziente: Fornire ai cittadini strumenti digitali per accedere, gestire e condividere in modo sicuro i propri dati sanitari.
- Continuità delle cure: Facilitare lo scambio di dati tra Stati membri per garantire un’assistenza sanitaria senza interruzioni e coordinata, anche a livello transfrontaliero.
- Ricerca e innovazione: Creare un ambiente coerente e affidabile per il riutilizzo dei dati sanitari per scopi di ricerca, innovazione e elaborazione delle politiche.
- Mercato unico: Favorire lo sviluppo di un mercato unico per i sistemi di cartelle cliniche elettroniche, promuovendo standard comuni e interoperabilità.
Come si utilizza il modello
- Uso primario dei dati: Si riferisce all’accesso e allo scambio di dati sanitari da parte del cittadino e dei professionisti sanitari per garantire l’assistenza sanitaria. Questo include l’accesso alla storia clinica e alla prescrizione elettronica, anche quando si viaggia in un altro paese dell’UE.
- Uso secondario dei dati:Si riferisce al riutilizzo dei dati sanitari per scopi di ricerca, innovazione e politiche sanitarie, sempre garantendo la protezione dei dati personali.
- Standardizzazione: L’EHDS si basa sull’armonizzazione dei formati dei dati e delle procedure per garantire l’interoperabilità dei sistemi sanitari in tutta Europa.
Una politica europea di Digital One Health dovrebbe promuovere hub interconnessi per la raccolta e l’uso dei dati su salute, ambiente e benessere. L’IA può supportare la previsione di eventi climatici estremi, l’analisi dei rischi sanitari e la pianificazione di risposte rapide. Il valore aggiunto europeo sta nella capacità di coniugare interoperabilità tecnica e solidarietà tra Stati membri, favorendo modelli di governance aperta e trasparente, fondati su etica, equità e sicurezza dei dati.
Livello italiano: PNRR, sanità di prossimità e digital-twin
La definizione, tratta da “Livello italiano: PNRR, sanità di prossimità e digital-twin ” fa riferimento alla strategia italiana per la salute, finanziata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che punta a rafforzare l’assistenza territoriale attraverso la sanità di prossimità e l’innovazione digitale. Il “digital-twin” si sostanzia nell’uso dei dati sanitari per creare un “gemello digitale” del paziente/persona, personalizzando la prevenzione e la cura attraverso tecnologie avanzate.
PNRR e sanità di prossimità
- PNRR: destina fondi significativi alla sanità, con l’obiettivo di riorganizzare l’assistenza territoriale attraverso reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina.
- Sanità di prossimità: mira a portare l’assistenza sanitaria più vicina ai cittadini, superando le barriere geografiche e garantendo maggiore equità nell’accesso alle cure.
- Strumenti: vengono sviluppati strumenti digitali come il Fascicolo Sanitario Elettronico e il Centro Unico di Prenotazione (CUP) e i PUA (Punto Unico di Accesso) per facilitare l’accesso e la gestione dei servizi.
Sanità digitale e digital-twin
- Sanità digitale: può rappresentare una leva strategica per la modernizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, promuovendo la digitalizzazione, l’innovazione, la ricerca e l’adozione di soluzioni tecnologiche avanzate.
- Self-twin: il concetto di “gemello digitale” (digital twin) applicato alla sanità suggerisce la creazione di una copia virtuale di un paziente/persona, basata sui suoi dati clinici. Questa tecnologia potrebbe simulare l’efficacia di diverse terapie e prevedere l’evoluzione delle malattie in modo personalizzato.
- Obiettivo: Integrare le cure sul territorio con la digitalizzazione, permettendo un approccio sempre più personalizzato e proattivo alla salute del paziente.
Quindi in Italia, il PNRR e la riforma DM 77 potrebbero offrire l’occasione per costruire una rete di prossimità digitale integrata con la dimensione climatica. Le Case e gli Ospedali di Comunità, i Distretti e le Centrali Operative Territoriali possono e dovrebbero diventare “nodi” di un Digital One Health Network.
Per farlo, occorre:
- Integrare indicatori ambientali e climatici nei sistemi di valutazione sanitaria e nei LEA.
- Utilizzare i digital-twin – gemelli digitali dialogici dei processi clinico-organizzativi – per monitorare impatti, vulnerabilità e resilienza.
- Sviluppare Piani Regionali di Digital One Health che uniscano ASL, Università e Terzo Settore in ecosistemi condivisi.
- Formare professionisti capaci di leggere dati clinici, ambientali e sociali in un’unica prospettiva di salute pubblica.
Livello locale: comunità, reti civiche, prossimità climatica e salute
A livello locale, le comunità rappresentano il punto d’incontro tra cittadinanza, salute e ambiente. Le esperienze di social prescribing, assistenza domiciliare e volontariato civico mostrano come la prossimità possa diventare un motore di adattamento climatico e di resilenza e sostenibilità anche del welfare.
I dati territoriali, se collegati a piattaforme digitali etiche e trasparenti, consentono di individuare le persone più vulnerabili alle ondate di calore, alle crisi energetiche o all’inquinamento domestico. La Digital One Health può così favorire politiche di prevenzione e cura basate su relazioni, non solo su algoritmi, restituendo alla tecnologia una funzione sociale e di coesione.
Il livello locale è cruciale per l’azione climatica e per implementare l’approccio “one health”, coinvolgendo le comunità e le reti civiche per sviluppare la “prossimità climatica“, la “medicina di prossimità”, la “medicina di popolazione” e, quindi, la “salute” delle popolazioni afferenti.
Le iniziative locali possono includere la creazione di piani di adattamento che migliorano la resilienza agli eventi climatici estremi e la transizione verso un’economia sostenibile.
Ruolo delle comunità e delle reti civiche
- Iniziative dal basso: Le comunità sono in prima linea nell’affrontare gli impatti climatici e il tema della salute. Le reti civiche (associazioni, gruppi di volontariato, cittadini attivi) giocano un ruolo essenziale nel promuovere la consapevolezza, organizzare iniziative locali e sostenere le decisioni politiche.
- Resilienza locale: Agire a livello locale significa costruire la resilienza dei sistemi naturali, sociali ed economici di fronte agli impatti dei cambiamenti climatici, rafforzando la capacità di adattamento di fronte a rischi come disastri naturali, pandemie, etc.
Prossimità
- Adattamento locale: La “prossimità” consente di prevedere i bisogni di salute, il contesto ambientale e il clima e permette di valutare gli impatti e le azioni a livello locale.
- Vulnerabilità territoriali: L’analisi dei rischi ambientali, sanitari, climatici a livello locale può evidenziare le aree più vulnerabili, che necessitano di misure specifiche. Un esempio sono le città europee classificate come vulnerabili alle inondazioni previste per l’innalzamento del livello dei mari a fronte dello scioglimento dei ghiacciai.
Azioni concrete a livello locale
- Pianificazione e adattamento: Sviluppare e implementare piani di adattamento specifici per il contesto locale;
- Sostenibilità locale: Promuovere la sostenibilità in tutti i settori a livello di comunità, dalla gestione dei rifiuti alla mobilità, all’efficienza energetica.
- Sensibilizzazione e istruzione: Informare attivamente i cittadini sui rischi e le opportunità legate ai cambiamenti ambientali, al clima, alla salute animale e alla salute pubblica delle comunità, promuovendo la consapevolezza civica attraverso iniziative educative.
Proposte operative per i tre livelli di governance
Livello europeo
- Creare un programma EU Digital One Health Hub per integrare dati climatici, ambientali, animali e sanitari;
- Inserire anche la salute climatica tra le priorità del Green Deal e del programma Horizon Europe;
- Promuovere l’etichettatura “climate & health friendly” per tecnologie sanitarie digitali.
Livello nazionale
- Integrare indicatori climatici nei LEA e nei sistemi di valutazione di performance sanitaria (AGENAS, MES Sant’Anna);
- Sviluppare un Piano Nazionale Digital One Health come estensione del PNRR e DM 77;
- Finanziare sperimentazioni regionali di self-twin ambientali e clinici per la resilienza dei servizi.
Livello locale e comunitario
- Creare reti civiche digitali per la salute climatica e il monitoraggio delle vulnerabilità;
- Formare operatori e volontari alla gestione dei dati climatici, ambientali, animali e sanitari integrati;
- Coinvolgere Comuni, ASL e Terzo Settore nella co-progettazione di Piani Locali di Adattamento e Salute.
Conclusione: dalla doppia alla tripla transizione
La Digital One Health rappresenta l’evoluzione naturale della doppia transizione (verde e digitale) verso una tripla transizione: sanitaria, ecologica e sociale. È la visione di un sistema sanitario che non solo cura, ma previene e protegge, in dialogo costante con l’ambiente e la comunità.
In questo orizzonte, l’Intelligenza Artificiale diventa parte di un equipaggio, non un copilota: un alleato capace di accompagnare persone, organizzazioni e territori verso una nuova forma di salute pubblica integrata, equa e sostenibile.
Quanto sta avvenendo a livello geopolitico come il ritorno a politiche di sostegno delle fonti di energie derivate dal petrolio e dal carbone, la liberalizzazione della ricerca di giacimenti di petrolio e gas, nonché gli sconvolgimenti legati alle politiche dei dazi inaugurate dalla nuova amministrazione USA non aiutano lo sviluppo di queste policy. Però almeno in Europa e fra i Paesi “volenterosi” queste scelte dovrebbero essere identitarie e di recupero di autonomia e resilenza.
Speriamo che tutto questo non diventi superato da dinamiche negative e improvvide anche per i Paesi che ora le propongono.
Ringraziamenti
Si ringrazia il collega Andrea Vannucci per il contributo fornito alla prima stesura dell’articolo.
Silvia Scelsi, Presidente Nazionale ASIQUAS, Presidente ANIARTI, Responsabile Professioni Sanitarie Istituto “Gaslini”, Genova,
Marinella D’Innocenzo. Già DG ASL Rieti, Presidente Associazione “L’Altra Sanità”, Roma
Laura Franceschetti, Professoressa DiSSE, Università “Sapienza” di Roma,
Giorgio Banchieri, Segretario Nazionale ASIQUAS, Docente DiSSE, Università “Sapienza”, Roma
Referenze:
The Lancet – Countdown on Health and Climate Change, Report 2025;
Cross-agency One Health Task Force – Framework for Action 2024–2026. ECDC, ECHA, EEA, EFSA and EMA, https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/cross-agency-one-health.pdf
https://commission.europa.eu/topics/public-health/european-health-union_it
07 Gennaio 2026
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