L’Health System Performance Assessment, nato inizialmente come strumento tecnico a supporto dei decisori, viene ormai utilizzato nei diversi Paesi OCSE come un vero e proprio meccanismo di governo dei sistemi sanitari. Il nuovo rapporto “Learning through National Health System Performance Assessment” mette in evidenza come la valutazione delle performance stia diventando una componente indispensabile non solo per misurare la qualità dell’assistenza, ma per orientare le politiche nazionali, spingere innovazione organizzativa e indirizzare il modo in cui le risorse vengono assegnate.
Il documento illustra come l’adozione degli HSPA abbia permesso a vari Stati di individuare criticità e accelerare riforme. L’Irlanda, ad esempio, ha utilizzato l’HSPA per evidenziare la mancanza di un identificativo univoco del paziente, contribuendo ad attivare un percorso di revisione dell’infrastruttura informativa. In Lettonia, l’introduzione della dimensione della patient-centredness ha favorito la creazione di indagini nazionali sull’esperienza dei pazienti, mentre in Belgio l’HSPA ha portato alla standardizzazione dei dati e a interventi specifici per correggere differenze qualitative tra regioni. Anche l’Estonia, dopo un primo tentativo nel 2008 rimasto isolato, ha avviato dal 2021 una nuova fase basata su un forte coinvolgimento degli stakeholder, con cicli di consultazione e co-progettazione. La Repubblica Ceca ha seguito un percorso simile, organizzando oltre trenta incontri di confronto per rafforzare la partecipazione e costruire consenso intorno al nuovo framework. L’Irlanda si è spinta ulteriormente, creando un panel di cittadini per integrare in modo sistematico il punto di vista della popolazione.
All’interno di questo quadro internazionale, l’Italia occupa una posizione rilevante. Il rapporto dell’OCSE dedica numerosi passaggi al nostro Paese, presentandolo come uno degli esempi più strutturati di utilizzo della valutazione per orientare governance e finanziamenti. Il Nuovo Sistema di Garanzia è aggiornato ogni anno e rappresenta la base per monitorare l’erogazione dei LEA e per determinare parte delle risorse assegnate alle Regioni. L’OCSE sottolinea come questo sistema sia costruito attraverso una forte collaborazione interistituzionale che coinvolge Ministero della Salute, MEF, Presidenza del Consiglio e tutte le Regioni. A ciò si affianca la possibilità di introdurre premialità economiche per i territori che raggiungono pienamente gli standard e, al contrario, meccanismi di controllo aggiuntivo per quelli che mostrano performance insufficienti. In casi prolungati di difficoltà, si può arrivare a una riduzione fino al 3% dei trasferimenti e all’attivazione di Piani di Rientro, una condizione che – secondo il report – interessava sette Regioni nel 2025.
Accanto all’NSG, l’Italia ha sviluppato anche un sistema volontario, l’IRPES, la cui partecipazione varia tra le Regioni. L’OCSE osserva che le amministrazioni dotate di una governance più orientata alla qualità tendono a utilizzare maggiormente il framework, mentre altre realtà mostrano un coinvolgimento più discontinuo. Dal punto di vista metodologico, l’Italia figura tra i Paesi che hanno saputo ampliare la gamma degli indicatori in modo significativo: nel 2020 sono stati introdotti 63 nuovi indicatori specifici dedicati alla resilienza, anticipando le tendenze internazionali nate dopo la pandemia. Il documento segnala inoltre che il nostro Paese utilizza dieci indicatori per valutare i percorsi clinici, in particolare su patologie croniche e oncologiche, con un approccio che integra esiti e qualità dell’assistenza lungo il continuum di cura.
Dal confronto internazionale emergono dinamiche trasversali che interessano l’intero panorama OCSE. La Finlandia, con la riforma del 2023, ha trasferito competenze e responsabilità ai nuovi “well-being services counties” finanziati direttamente dallo Stato, collegando una parte delle risorse a indicatori di salute e benessere. La Slovacchia ha integrato gli indicatori di performance sanitaria nelle analisi periodiche della spesa pubblica, mentre in Belgio i risultati HSPA arrivano fino al Parlamento, dove alimentano il dibattito sul budget e influenzano la definizione delle priorità.
Un tratto comune ai diversi Paesi è la crescente attenzione verso la sanità digitale. L’OCSE sta infatti sviluppando un nuovo set di indicatori per misurare la readiness tecnologica, la governance dei dati, l’uso dei servizi digitali e l’impatto sui risultati clinici. Le prime raccolte dati degli indicatori di readiness sono già state avviate nel 2025, segno di una convergenza crescente verso un approccio data-driven. A ciò si aggiunge l’evoluzione degli indicatori sulla resilienza, che comprendono non solo capacità di risposta alle emergenze, ma anche sostenibilità economica e ambientale, processi di gestione del rischio e continuità operativa.
Il rapporto mostra infine quanto sia frequente il supporto internazionale nello sviluppo degli HSPA: 17 Paesi su 30 dichiarano di beneficiare dell’assistenza di organizzazioni come OCSE, Unione Europea, OMS o Banca Mondiale. Questo contributo esterno facilita standardizzazione, qualità metodologica e solidità del processo valutativo, fattori che risultano decisivi per garantire confrontabilità e uso concreto dei risultati.
Dalla lettura del rapporto OCSE emerge un quadro chiaro: gli HSPA sono diventati una dimensione strutturale della governance sanitaria nei Paesi più avanzati. L’Italia è indicata come uno dei contesti in cui il legame tra valutazione delle performance, programmazione e finanziamento è più evidente e operativo. Parallelamente, il panorama internazionale mostra una convergenza crescente verso indicatori orientati agli esiti, valutazioni più trasparenti, maggiore partecipazione dei cittadini e sviluppo di nuove metriche per resilienza e sanità digitale. In questo scenario, l’HSPA non è più uno strumento di analisi: è diventato la bussola per guidare il futuro dei sistemi sanitari.