Il linguaggio non è un contenitore neutrale della realtà, ma uno strumento che la ordina, la gerarchizza e la rende pensabile. L’ambito della salute non sfugge a questa regola: al contrario, la subisce e la manifesta in modo paradigmatico. La sanità contemporanea si colloca infatti in uno spazio concettuale in cui si intrecciano dimensioni giuridiche, epistemologiche, etiche, sociali e politiche. La scelta dei termini non è dunque questione estetica, bensì dispositivo di orientamento culturale e istituzionale.
È in tale prospettiva che si colloca la proposta di una glottologia sanitaria, intesa come disciplina dedicata allo studio del linguaggio della salute e alla definizione dei suoi rapporti con la cultura medica, i sistemi di welfare e le istituzioni democratiche. Tale proposta si radica nella constatazione che la sanità non può essere interpretata solo come un servizio tecnico o amministrativo, ma come una pratica sociale produttrice di senso.
La Salute tra cultura e nuova filosofia
La sanità è prima di tutto cultura. Non è mera organizzazione del Servizio sanitario nazionale, bensì risultato della conoscenza, dell’esperienza, dei comportamenti, dello stile di vita e della fiducia istituzionale. Una collettività colta e alfabetizzata alla salute vive più a lungo, con migliori condizioni e con minore carico epidemiologico. Ciò conferma che l’anticipazione culturale del rischio sanitario — la prevenzione — è più efficace dell’intervento tecnico ex post.
La cultura della salute costituisce inoltre una forma di capitale cognitivo collettivo, che sostiene il funzionamento delle istituzioni e rafforza la coesione sociale. Nelle democrazie avanzate, l’aspettativa di vita, la qualità dell’invecchiamento e la partecipazione civica presentano correlazioni sistematiche, indicando che la salute è anche un indice della qualità culturale di una comunità.
La dimensione filosofica della salute affonda le proprie radici nella tradizione classica: da Ippocrate a Galeno il medico non è soltanto un tecnico, ma un pensatore che indaga la natura della cura e il valore della vita umana. Tale tradizione ricorda che il curare implica domande ontologiche, etiche ed epistemiche: cosa significa guarire? A quale idea di vita si fa riferimento? Quale rapporto intercorre tra salute e libertà?
Il linguaggio sanitario non è dunque mera nomenclatura, ma semantica del prendersi cura. Ridurre la sanità alla sola tecnica significherebbe amputare la dimensione che storicamente l’ha resa intelligibile.
La cornice costituzionale: diritto, universalità, socialità
La Costituzione italiana fornisce il primo vocabolario della salute. L’articolo 32 definisce la tutela della salute come “diritto fondamentale”, qualificazione che la Carta attribuisce esclusivamente a questo diritto. Tale qualificazione produce conseguenze sistematiche: il diritto deve essere universale, gratuito per chi non può sostenerne il costo, socialmente rilevante ed esigibile dal singolo nell’interesse della collettività.
L’articolo 32 non soltanto tutela la salute, ma la modella semanticamente: la parola “salute” non è sinonimo di “prestazione sanitaria”, bensì categoria più ampia che comprende la prevenzione, la dimensione sociale, gli stili di vita, l’uguaglianza nell’accesso e la responsabilità pubblica. La dimensione sociale è ulteriormente rafforzata dall’articolo 38, che lega l’assistenza alla condizione di vulnerabilità sociale oltre che clinica.
Il bisogno di una riflessione glottologica
Tale quadro richiede una revisione della terminologia pubblica. Nel 2004, nel mio primo manuale di diritto sanitario, proposi la sostituzione del termine “sanitario” con “salutare”, operazione volta a rendere esplicita la componente sociale dell’assistenza. È da questa intuizione che origina la riflessione sulla glottologia sanitaria.
Il primo ambito di intervento riguarda il linguaggio istituzionale e mediatico, spesso semplificato e appiattito. Adottare l’espressione costituzionale “diritto alla tutela della salute” contribuirebbe, ad esempio, a riattivare la centralità della prevenzione, mentre la proliferazione di tecnicismi greco-latini (osteoporosi, tachicardia, ipertrofia ecc.) richiederebbe attenzione morfologica, etimologica e fonetica al fine di evitare incomprensioni e favorire l’alfabetizzazione sanitaria.
SSN: un acronimo da mantenere ma da ricodificare nella sua formulazione estesa
In un tale contesto diventa cruciale la ricodifica dell’acronimo SSN da “Servizio sanitario nazionale” a “Servizio sociosanitario nazionale”. La modifica non è cosmetica: è epistemologica e politica. Sociale e sanitario non sono dimensioni parallele, ma mutuamente costitutive. La persona non è solo paziente clinico, è soggetto sociale situato.
Il mantenimento del trattino — “socio-sanitario” — come comparso nello schema di disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 gennaio, suggerisce invece una separazione impropria, che il dettato costituzionale non contempla. La dimensione sociale precede la patologia, convive con essa e ne accompagna gli esiti, specialmente quando residuali.
La glottologia come linguistica applicata nella generazione di Salute
Il secondo ambito di intervento concepisce la glottologia sanitaria come linguistica applicata al dominio sociosanitario. Essa contribuirebbe a:
• migliorare la comunicazione medico-paziente;
• superare le barriere linguistiche in una società plurietnica;
• rendere più trasparente il linguaggio tecnico-scientifico;
• uniformare la terminologia medica nelle traduzioni;
• sostenere la mediazione linguistico-culturale in ospedale.
Si tratterebbe, in altri termini, di un percorso formativo con ricadute su medicina, infermieristica, logopedia, psicomotricità, comunicazione sanitaria, sociologia della salute e politiche pubbliche.
La glottologia sanitaria rappresenta dunque un tassello necessario della riforma culturale della sanità. Se la salute è diritto, cultura e filosofia, allora il linguaggio attraverso cui la pensiamo è parte della cura. La Costituzione ha già fornito i concetti e lo statuto; ora si tratta di dotarsi degli strumenti linguistici adeguati per renderli operativi.
Ettore Jorio