Questi giorni sono usciti quasi in contemporanea il Rapporto 2025 del CREA Sanità e la Relazione al Parlamento della Corte dei Conti sulla gestione 2023-2024 dei servizi sanitari regionali. Dentro il Rapporto del CREA (Centro per la Ricerca Economica Applicata) Sanità c’è una parte dedicata alla misurazione della performance delle sanità regionali. Questa viene effettuata con un sistema di 22 indicatori che esplorano diverse dimensioni della qualità della assistenza: appropriatezza, dati economico-finanziari, equità, esiti, innovazione e assistenza sociale. La relazione della Corte dei Conti riporta invece i risultati del monitoraggio ministeriale dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) erogati dalle Regioni e presenta la scelta delle Regioni utilizzate come benchmark nel riparto del fondo sanitario nazionale.
In modo automatico quando escono questi documenti la mia attenzione cade sulla valutazione che viene fatta della sanità della Regione Marche, la mia Regione, alla cui politica sanitaria dedico, nei limiti delle mie competenze, analisi e riflessioni. Questa volta dal Rapporto 2025 del CREA la sanità delle Marche ne esce bene particolarmente male risultando in base ai dati 2024 dell’indice di performance al sedicesimo posto, come si ricava dalla Figura 5e.3. Il modello di valutazione del CREA si arricchisce ogni anno di alcune correzioni di tiro, ma con qualche accortezza metodologica il CREA riesce a fare anche una valutazione dell’andamento nel tempo del punteggio dell’indice di performance. In questa valutazione il CREA ha stimato che la sanità delle Marche è quella che è peggiorata di più tra il 2019 e il 2024 dopo la Basilicata passando dall’undicesimo al sedicesimo posto.
Nella Relazione della Corte dei Conti si riprendono i dati del sistema di monitoraggio ministeriale dei LEA effettuato col sistema di indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia. In base a questo sistema di indicatori le Marche erano come punteggio complessivo nel 2020 al quinto posto e nel 2023 all’ottavo. Nel 2023 la valutazione è stata fatta con 27 indicatori, di cui 8 per il macrolivello prevenzione e sanità pubblica, 10 per la assistenza distrettuale e 9 per la assistenza ospedaliera. Sempre da questa relazione si ricava che la Regione Marche è quasi costantemente tra le Regioni benchmark e quindi considerate di riferimento nel riparto del fondo sanitario nel periodo 2017-2024 (al primo posto nel 2017, al secondo nel 2018 e 2024 e al terzo nel triennio 2021-2023). Essere tra le Regioni benchmark vuol dire essere, così si esprime la Corte dei Conti, tra quelle Regioni che hanno ottenuto la migliore performance in base a condizioni finanziarie (equilibrio di bilancio), sociali (rispetto erogazione dei Lea) e di qualità dei servizi erogati. Questa valutazione viene fatta dal Ministro della Salute, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni. In pratica, la modalità di ripartizione dei costi della Regione Marche tra i tre macrolivelli assistenziali (assistenza distrettuale, assistenza ospedaliera e prevenzione) viene considerata valida al punto da essere presa a modello da tutte le altre Regioni.
Ricapitolando: per il CREA la sanità delle Marche è sempre più da zona retrocessione, per il Ministero della Salute è nella parte alta del centroclassifica e per i due Ministeri della Salute e della Economia e delle Finanze lotta per lo scudetto. C’è evidentemente qualche riflessione da fare e qualche decisione da prendere. Qui non entro nel merito di una analisi comparativa dei sistemi di monitoraggio delle performance regionali messe a punto dal CREA e dal Ministero della Salute e mi limito a segnalare la opportunità di un loro confronto data la notevole distanza che c’è tra i risultati ottenuti con questi due metodi. Se il modello di analisi del CREA (che apprezzo molto) è più sbilanciato sul versante della ricerca e della innovazione metodologica e viene offerto soprattutto a un pubblico di addetti, quello del Ministero ha un forte significato istituzionale visto che contribuisce sia al riconoscimento delle Regioni “adempienti” e di quelle “inadempienti” e sia a identificare le Regioni di riferimento per il riparto del fondo sanitario, quelle cioè che “spendono bene”. Questa scelta è molto delicata sia in termini di impatto mediatico, che è l’unico impatto che purtroppo interessa gran parte della politica, ma anche sul piano della sostanza, visto che il riequilibrio dei costi tra i tre macrolivelli assistenziali è una delle strade che andrebbero perseguite nel riordino del Servizio Sanitario Nazionale a partire dal riparto del fondo.
Qui viene buona la mia conoscenza diretta del sistema sanitario delle Marche che per il Ministero nel 2023 ha preso poco più che la sufficienza per la prevenzione (71), un buon voto per la assistenza distrettuale (83) e ottimo per l’assistenza ospedaliera (91). Queste valutazioni contrastano fortemente con quello che emerge da fonti istituzionali. A solo titolo di esempio dal portale statistico dell’Agenas risultano evidenti i dati negativi delle Marche quanto a mobilità sanitaria, tempi di attesa della chirurgia oncologica e tempi di attesa ai Pronto Soccorso, mentre dai Rapporti Agenas emerge il mal funzionamento della rete oncologica e dal Programma Nazionale Esiti emerge la dispersione delle casistiche chirurgiche. Ma soprattutto se ancora esistesse o funzionasse il Tavolo per il monitoraggio del DM 70 evidenzierebbe il totale disallineamento della rete ospedaliera delle Marche alle indicazioni di quel DM. Quanto alla assistenza distrettuale basterebbe per farsi una idea leggere il Rapporto Ministeriale sulla salute mentale o documentarsi sui tempi di attesa per l’inserimento nelle strutture residenziali per anziani o per una valutazione di neuropsichiatria infantile. Una Regione così non può essere presa a modello, anche se da marchigiano mi dispiace.
In conclusione, il sistema di monitoraggio ministeriale delle sanità regionali va fortemente rivisto e non semplicemente manutenuto. Così com’è rischia in alcuni casi di fare danno avvallando politiche sanitarie regionali da correggere con urgenza.