“Il Servizio Sanitario Nazionale non è più in grado di attrarre e trattenere le nuove generazioni di medici. Un sistema che non valorizza il merito, non garantisce sicurezza e rende sempre più difficile costruire un futuro professionale stabile all’interno del SSN sta spingendo molti giovani verso l’estero o il settore privato”. Luciana Cois, segretaria generale e Maurizio Ristagno, coordinatore nazionale Giovani CISL Medici, lanciano in una nota l’allarme sulla condizione dei giovani medici in Italia.
Negli ultimi anni, spiegano, “si è aggravata una situazione già critica: stipendi inadeguati rispetto alle responsabilità, carichi di lavoro insostenibili, aumento del contenzioso medico-legale, rischio di aggressioni, assenza di reali percorsi di carriera e di valorizzazione professionale stanno allontanando i giovani camici bianchi dalla sanità pubblica. Per molti giovani medici l’accesso agli incarichi e alle progressioni di carriera appare lento, poco trasparente e spesso legato a logiche non meritocratiche, rendendo di fatto impossibile immaginare un futuro stabile e motivante nel Servizio Sanitario Nazionale”.
Queste criticità, per Cois e Ristagno, “colpiscono in modo ancora più marcato le giovani donne, che rappresentano ormai una quota crescente della professione medica. Le difficoltà di conciliazione tra vita professionale e vita familiare, l’assenza di modelli organizzativi flessibili, la penalizzazione legata alla maternità e una persistente diseguaglianza nell’accesso agli incarichi e alle posizioni di responsabilità rendono il percorso professionale delle giovani mediche ancora più complesso e incerto. Senza interventi mirati, il SSN rischia di perdere competenze fondamentali e di perpetuare diseguaglianze non più accettabili”.
“Una crisi – proseguono i sindacalisti – che non riguarda solo i medici, ma investe l’intero sistema sanitario pubblico. Anche i professionisti sanitari non medici vivono condizioni di lavoro sempre più difficili, con carichi crescenti, scarse prospettive di carriera e un insufficiente riconoscimento professionale. L’indebolimento di una componente si riflette inevitabilmente sull’altra: senza équipe motivate, stabili e valorizzate, non può esistere una sanità pubblica efficace, sicura e di qualità”.
“Per tornare ad attrarre i giovani medici – e più in generale i giovani professionisti della sanità – è necessario intervenire in modo strutturale, a partire dalla rimodulazione dell’organizzazione delle scuole di specializzazione: aumento dei posti disponibili, coinvolgimento di realtà ospedaliere non universitarie ma riconosciute come centri di eccellenza, collocate non solo nelle grandi città ma anche nei piccoli centri urbani. Occorre rendere nuovamente attrattivo un lavoro ad altissima utilità sociale all’interno di una sanità universalistica per la quale gli italiani continuano a nutrire un profondo senso di appartenenza, promuovendo modelli organizzativi inclusivi e sostenibili, capaci di valorizzare tutte le professionalità che operano nel SSN”, sostengono Cois e Ristagno.
La CISL Medici chiede con forza al Ministero della Salute, alle Regioni e alla Conferenza Stato-Regioni di assumere responsabilità politiche e istituzionali chiare e coerenti.
In particolare:
· una programmazione efficace della formazione specialistica;
· la piena attuazione del CCNL e degli ACN della medicina generale e della specialistica ambulatoriale, in un quadro di coerenza con le politiche contrattuali dell’intero comparto sanitario;
· la riduzione dei carichi di lavoro e una reale tutela della salute degli operatori, con particolare attenzione alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
“Il prossimo rinnovo del CCNL e degli ACN – affermano Cois e Ristagno -, nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni e sotto la responsabilità del Ministero della Salute, rappresenta per la CISL Medici uno strumento decisivo per fermare la fuga dei giovani medici, contrastare le diseguaglianze di genere e rafforzare complessivamente il sistema delle professioni sanitarie, garantendo la sostenibilità del SSN. Occorre restituire alla sanità pubblica il ruolo di motivo di orgoglio per il Paese e di eccellenza nazionale. Non può esistere una sanità efficiente e universale se non si creano le condizioni per ampliare il numero dei professionisti sanitari e se non si offre alle nuove generazioni – donne e uomini, medici e non medici – una prospettiva concreta di crescita, riconoscimento e carriera, tale da convincerli che valga la pena lavorare stabilmente nel Servizio sanitario nazionale”.