Riordino delle professioni: in riabilitazione meno frammentazione, più valore per il SSN

Riordino delle professioni: in riabilitazione meno frammentazione, più valore per il SSN

Riordino delle professioni: in riabilitazione meno frammentazione, più valore per il SSN

Gentile Direttore, il documento approvato dalla Conferenza delle Regioni sul personale del SSN pone molti punti di discussione sul tavolo, e fra gli altri pone al centro anche un tema a mio avviso non più rinviabile, perché nell’area della riabilitazione è diventato strutturale...

Gentile Direttore,
il documento approvato dalla Conferenza delle Regioni sul personale del SSN pone molti punti di discussione sul tavolo, e fra gli altri pone al centro anche un tema a mio avviso non più rinviabile, perché nell’area della riabilitazione è diventato strutturale: la frammentazione delle professioni sanitarie.

Negli anni il sistema ha infatti prodotto una moltiplicazione di profili, spesso con confini di competenza sovrapposti, percorsi formativi disomogenei e un riconoscimento organizzativo debole. Le conseguenze sono evidenti: difficoltà di programmazione dei fabbisogni, carriere poco esigibili, conflitti nei servizi e una crescente perdita di attrattività del lavoro pubblico, soprattutto nel territorio e nella gestione della cronicità.

Riordinare non significa cancellare identità o competenze: significa superare una frammentazione formale – che oggi indebolisce l’intero sistema – per costruire un modello più leggibile, integrato e orientato agli esiti di salute. In questa prospettiva l’ipotesi di un’Area delle professioni della riabilitazione, articolata in macro-ambiti funzionali e specializzazioni certificate, rappresenta una strada concreta e che può portare meno sovrapposizioni, più chiarezza di ruoli e responsabilità e una maggiore integrazione nei percorsi di cura. Un riordino efficace deve poggiare su pilastri chiari: un core formativo comune, specializzazioni realmente spendibili nei servizi, ambiti di autonomia professionale definiti a livello nazionale, carriere cliniche e organizzative praticabili e standard minimi per l’organizzazione delle équipe. Solo così la riabilitazione potrà essere riconosciuta come componente strutturale del SSN e non come prestazione accessoria.

È naturale che ogni proposta di cambiamento possa generare timori, anche tra gli Ordini professionali. Ma l’alternativa al riordino non è la tutela dello status quo: è il rischio di una progressiva marginalizzazione delle professioni della riabilitazione, strette tra carenze di personale, uso improprio delle competenze e crescente attrattività del settore privato. Governare il cambiamento è oggi l’unica vera forma di tutela.

Il documento delle Regioni ci offre un’occasione importante per aprire un confronto serio e strutturato tra istituzioni, sindacati, università e Ordini professionali. Un confronto che va affrontato senza difese corporative, ma con la responsabilità di chi ha a cuore il futuro del SSN. Ridurre la frammentazione non significa semplificare il lavoro sanitario, ma renderlo finalmente governabile. Una sfida senz’altro complessa, ma non più eludibile.

Fabio Bracciantini
Presidente OFI Toscana Centro

11 Febbraio 2026

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