RSA, preoccupa aumento casi demenza, legali C&P: “Giurisprudenza tutela le famiglie da rette ingiuste”
Con l'aumento dei casi di demenza in Italia (dal report di Alzheiemr Europe) si riporta al centro dell’attenzione il tema delle rette delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e della loro corretta imputazione alle famiglie.
L’aumento dei casi di demenza in Italia riporta al centro dell’attenzione il tema delle rette delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e della loro corretta imputazione alle famiglie. Secondo il network legale Consulcesi & Partners (C&P), alla luce dei nuovi dati epidemiologici e di una giurisprudenza ormai fortemente orientata, il quadro normativo offre oggi strumenti di tutela chiari contro l’addebito di rette non dovute nei casi di Alzheimer e demenze gravi.
Il rapporto “The Prevalence of Dementia in Europe 2025” di Alzheimer Europe stima che in Italia le persone con demenza siano oggi oltre 1,43 milioni e diventeranno 2,2 milioni entro il 2050 (+54%). L’Italia presenta la più alta incidenza nell’Unione Europea in rapporto alla popolazione (2,4%), destinata a salire al 4,2%. Numeri che rendono il ricorso alle RSA un passaggio sempre più strutturale del percorso assistenziale, con effetti diretti sulla sostenibilità giuridica ed economica dell’attuale sistema delle rette e sulla corretta applicazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
«Questi dati – osserva Bruno Borin, responsabile del team legale di Consulcesi & Partners – evidenziano una criticità di sistema: il ricovero in RSA non è più un evento episodico, ma una condizione ricorrente che impone un chiarimento giuridico sulla ripartizione dei costi».
La conferma della Corte d’Appello di Firenze
Il quadro demografico si intreccia con un orientamento giurisprudenziale ormai maggioritario. Con la sentenza n. 375/26, pubblicata il 28 gennaio, la Corte d’Appello di Firenze ha confermato integralmente la decisione di primo grado, già favorevole ai familiari di un paziente affetto da Alzheimer, dichiarando la nullità del contratto di degenza stipulato con una RSA e liberandoli da ogni obbligazione economica.
La Corte ha chiarito che, ai fini della qualificazione della prestazione come sanitaria e della conseguente gratuità, non è decisiva l’esistenza formale di un piano terapeutico personalizzato, ma la valutazione delle condizioni cliniche concrete del paziente e della loro prevedibile evoluzione, da cui emerga la necessità di un trattamento sanitario inscindibilmente integrato con l’attività socio-assistenziale.
I giudici hanno inoltre censurato sia la valutazione di ingresso sia quella dell’UVM territoriale, ritenute inadeguate per aver ricondotto il caso a un modulo assistenziale di base anziché a un percorso Alzheimer caratterizzato da prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione.
Di rilievo anche il passaggio in cui la Corte ha superato il richiamo alla normativa regionale, affermando che il discrimine tra prestazioni sanitarie e socio-assistenziali deve fondarsi sulla situazione clinica effettiva del paziente, e non sulle caratteristiche della struttura o sui criteri amministrativi adottati in sede di accesso.
La giurisprudenza consolidata della Cassazione
La decisione della Corte d’Appello di Firenze si inserisce in un orientamento prevalente della giurisprudenza di legittimità. Negli ultimi anni – ricorda Borin – la Corte di Cassazione ha più volte affermato, da Cass. n. 4558/2012 fino alle più recenti pronunce, tra cui Cass. n. 33394/2024, che nei casi di Alzheimer e demenze gravi le prestazioni erogate in RSA hanno natura prevalentemente sanitaria, in applicazione del principio di inscindibilità tra cura e assistenza.
Un orientamento che incide direttamente sulla legittimità dell’addebito delle rette alle famiglie, anche in relazione ai Livelli Essenziali di Assistenza.
L’iniziativa a tutela delle famiglie
Secondo Consulcesi & Partners, in assenza di un adeguamento delle prassi regionali ai principi espressi dalla giurisprudenza, l’aumento dei casi di demenza è destinato a riflettersi in un incremento strutturale del contenzioso e in una crescente disomogeneità territoriale nell’accesso alla gratuità delle prestazioni.
In questo contesto si colloca l’iniziativa Soluzione RSA (www.soluzione-rsa.it ), sviluppata dal team legale di Consulcesi & Partners come strumento di analisi giuridica e verifica della corretta imputazione degli oneri assistenziali alla luce dell’evoluzione normativa e giurisprudenziale.
«I dati demografici – conclude Borin – descrivono una dinamica già in atto. Dal punto di vista del diritto sanitario, il tema delle rette RSA è destinato a diventare una questione strutturale, con rilevanti ricadute economiche e sociali».
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