“Prescrivere” o “richiedere”? Le lauree magistrali specialistiche infermieristiche tra evidenza e scelte di sistema

“Prescrivere” o “richiedere”? Le lauree magistrali specialistiche infermieristiche tra evidenza e scelte di sistema

“Prescrivere” o “richiedere”? Le lauree magistrali specialistiche infermieristiche tra evidenza e scelte di sistema

Gentile Direttore, torniamo sul tema per il quale ci siamo già espressi su questa testata nei giorni scorsi, per soffermarci su alcuni aspetti a nostro avviso doverosi di essere approfonditi...

Gentile Direttore,
torniamo sul tema per il quale ci siamo già espressi su questa testata nei giorni scorsi, per soffermarci su alcuni aspetti a nostro avviso doverosi di essere approfonditi. Per inquadrare correttamente la dinamica va chiarito che l’attuale schema di decreto (Atto del Governo n. 372), criticato nella nota firmata da FNOMCeO et al., non istituisce nuove professioni autonome né introduce poteri generali di prescrizione farmacologica. Lo schema di decreto propone una modifica della classe LM/SNT1, articolandola in: A – Scienze Infermieristiche e Ostetriche; B – Scienze Infermieristiche Specialistiche.

All’interno della sezione B sono previsti tre percorsi specialistici (cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità, cure neonatali e pediatriche, cure intensive ed emergenza). Nel testo della modifica proposta alla classe LM/SNT1 (oggetto della critica di FNOMCeO et al.), per questi percorsi è prevista la possibilità di “prescrivere trattamenti assistenziali quali presidi sanitari, ausili, tecnologie specifiche o altro necessario a garantire continuità e sicurezza delle cure”. Questo è un passaggio rilevante per (almeno) due motivi: a) Non riguarda la prescrizione di farmaci o atti medici in senso stretto, ma dispositivi, presidi e interventi assistenziali coerenti con la pratica infermieristica avanzata; b) è inserito in un contesto di formazione magistrale specialistica con competenze cliniche avanzate e responsabilità chiaramente circoscritte dal vigente profilo professionale e dalla legge 42/1999, di cui ad oggi non si discute un superamento o un ampliamento dei criteri guida. Quindi, allo stato attuale, le citate prescrizioni sono da intendersi all’interno dei perimetri già definiti dai criteri guida e limite previsti dalla norma richiamata (profilo professionale, codice deontologico, ordinamenti didattici di base e, in questo caso, post-base).

Al netto di questa contestualizzazione, il quadro diventa più chiaro (e decisamente più strategico) se si guarda al tema in prospettiva sistemica: lo schema di decreto introduce un potenziale formativo avanzato attraverso specializzazioni definite da percorsi universitari (lauree magistrali); ciò implica (o dovrebbe implicare), fisiologicamente, un progressivo riallineamento con il contesto normativo e con l’assetto del mercato del lavoro (contratti, dotazioni organiche, modelli organizzativi, sistemi di responsabilità). In altre parole, la formazione specialistica avanzata, se riuscirà a stimolare e catalizzare una coerente evoluzione delle competenze esercitabili e dei modelli organizzativi che le rendono operative, sarà un volano di innovazione e virtuosismi, altrimenti non porterà benefici al sistema (nella migliore delle ipotesi) o creerà cortocircuiti che è nell’interesse di tutti evitare.

In questo quadro, la richiesta di sostituire “prescrivere” con “richiedere”, come da nota di FNOMCeO et al., non è un dettaglio semantico. È una scelta che incide originariamente sul perimetro di responsabilità professionale, sull’effettiva autonomia decisionale e sulla configurazione futura dei modelli assistenziali; quindi, equivale a piantare il primo seme di un potenziale cortocircuito. Intervenire in senso restrittivo in fase istitutiva significa definire ex ante un assetto meno evolutivo, con effetti strutturali che difficilmente potranno essere compensati a valle. E questo non va bene, perché è contro gli interessi di tutti, cittadini, professionisti sanitari (compresi gli stessi medici).

A tal proposito, come società scientifiche dell’area infermieristica abbiamo risposto con una posizione chiara: “ridurre l’autonomia infermieristica non rende le cure più sicure”.

Questa affermazione non è ideologica. È coerente con quanto emerge dalla letteratura internazionale. Oltre al tema strategico (o antistrategico) che deriva dalla proposta di sostituire “prescrivere” con “richiedere” per un tema di sicurezza, la tesi sottostante a questa posizione è antiscientifica. L’ultimo autorevole lavoro (revisione Cochrane) pubblicato in tal senso è proprio del 12 febbraio (https://www.cochranelibrary.com/cdsr/doi/10.1002/14651858.CD013616.pub2/full): gli esiti clinici degli assistiti gestiti da infermieri con formazione avanzata sono sovrapponibili a quelli dei medici, con livelli comparabili di sicurezza, qualità e soddisfazione degli utenti. In alcuni casi, si osservano anche migliori performance su indicatori di processo. Naturalmente, questi risultati valgono a precise condizioni: formazione avanzata strutturata (quello che si sta provando a fare con lo schema di riforma trasmesso alle commissioni parlamentari), chiara definizione di competenze, modelli organizzativi adeguati, integrazione multiprofessionale.

Non si tratta di “sostituire” una professione con un’altra, né di fare confusione o miscellanea, ma di ridefinire le responsabilità sulla base di competenze chiare e di rendere tutte le professioni in grado di assolvere ai loro mandati sociali, secondo diversi livelli di sgranature che rispondono alle complessità dei sistemi di salute di oggi. Criticare sul nascere percorsi di formazione infermieristica specialistica sulla base di una logica di mera tutela del perimetro professionale rischia di essere un approccio corporativo, poco strategico (antistrategico) e, soprattutto, epistemicamente debole se non si confronta con i dati disponibili che, peraltro, sono molto chiari e solidi. Se la letteratura mostra che modelli di pratica avanzata possono garantire esiti comparabili, miglioramento dell’attrattività delle professioni (in particolare quella infermieristica) e virtuosismi che superano cortocircuiti che sono ben noti, la discussione dovrebbe spostarsi sul “come implementare bene”, non sul “se permettere” di “prescrivere trattamenti assistenziali quali presidi sanitari, ausili, tecnologie specifiche o altro necessario a garantire continuità e sicurezza delle cure”.

Nei Paesi con sistemi giuridici di common law questi assetti sono spesso già consolidati nella prassi e nel diritto. Quando interpretiamo le esperienze internazionali e ci chiediamo come “mutuarle” (nei casi di esperienze che funzionano) all’interno del nostro ordinamento che è di tradizione più continentale (civil law), sappiano che è richiesta una tipizzazione normativa più esplicita delle competenze e delle responsabilità rispetto a ciò che avviene in molti Paesi con sistemi giuridici (e normativi) di common law. Ed è proprio per questo motivo che il tema non può essere affrontato in modo difensivo: va costruito insieme, con chiarezza di ruoli, coerenza sistemica e adeguamento dei contratti, degli organici e dei modelli organizzativi. Quindi, il punto non dovrebbe essere chi fa cosa per principio. Il punto è: quali assetti professionali migliorano accessibilità, appropriatezza e sicurezza delle cure in un SSN che affronta carenze strutturali di personale e crescente complessità assistenziale? Un sistema sanitario moderno e sostenibile si costruisce valorizzando seriamente competenze, non comprimendole all’origine. Quel che si delinea con l’attuale schema di decreto (Atto del Governo n. 372) è una bella occasione per il SSN e per lavorare insieme dentro le Professioni e tra le Professioni che compongono il nostro bel servizio sanitario nazionale.

I presidenti delle società tecnico scientifiche
AICO Associazione Infermieri di Camera Operatoria
AIES Accademia Italiana Emergenza Sanitaria
AIIAO Associazione Italiana Infermieri di Area Oncologica
AISLEC Associazione Infermieristica per lo studio delle lesioni cutanee
ANIARTI Associazione Nazionale Infermieri di Area Critica
ANIMO Associazione Nazionale Infermieri di Medicina
ANIN Associazione Nazionale Infermieri Neuroscineze
ANIPIO Società Scientifica Nazionale Infermieri Specialisti del rischio infettivo
ANOTE-ANIGEA Associazione Nazionale Operatori Tecniche Endoscopiche
Associazione Nazionale Infermieri di Gastroenterologia e Associati
ASI Accademia Scienze Infermieristiche
SIAN Società Infermieri di Area Nefrologica
SIDMI Società Italiana per la Direzione e il Management delle Professioni Infermieristiche

I presidenti Aico, Aies, Aiiao, Aislec, Aniarti, Animo, Anin, Anipio, Anote-Anigea, Anote/Anigea, Asi, Sian, Sidmi

25 Febbraio 2026

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