Sordità. “Emergenza sociale, a rischio 5 milioni di over65”. L’allarme dell’Inapp

Sordità. “Emergenza sociale, a rischio 5 milioni di over65”. L’allarme dell’Inapp

Sordità. “Emergenza sociale, a rischio 5 milioni di over65”. L’allarme dell’Inapp

Poco personale specializzato, mancanza di linee guida comuni, bisogno di campagne di sensibilizzazione. “La sordità non compromette solo la qualità di vita, ma favorisce il declino il declino cognitivo a causa dell’isolamento sociale che comporta” avvertel’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche in uno studio pubblicato su Acta Otorhinolaryngologica Italica

La perdita dell’udito tra gli over65 non è solo una questione medica, ma un’emergenza sociale che il Servizio Sanitario Nazionale fatica a gestire.

Secondo uno studio dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (Inapp) pubblicato su Acta Otorhinolaryngologica Italica, alla vigilia della Giornata Nazionale di sensibilizzazione alla sordità del prossimo 3 marzo, esiste una carenza strutturale nell’erogazione dei test audiometrici che mette a rischio l’autonomia di circa 5 milioni di cittadini. Questi test sono un valido ed efficiente strumento per identificare precocemente i disturbi dell’udito, prevenendo in tal modo il conseguente decadimento cognitivo.

L’aumento dell’aspettativa di vita e il conseguente invecchiamento della popolazione comporta un aumento di incidenza della presbiacusia, la perdita uditiva legata all’età. In Europa, circa il 30% degli uomini ed il 20% delle donne sono affetti da una riduzione dell’udito maggiore o uguale a 30 dB HL all’età di 70 anni, percentuale che aumenta rispettivamente al 55% e 45 % all’ età di 80 anni.

“La sordità non compromette solo la qualità di vita, ma favorisce anche il declino cognitivo a causa dell’isolamento sociale che comporta. Un peggioramento della soglia uditiva pari a 10dB HL si associa infatti ad un rischio aumentato del 16% di demenza senile” si legge nello studio coordinato da Luciano Bubbico, otorinolaringoiatra e ricercatore Inapp e dal prof. Luca Cegolon, docente di igiene e medicina preventiva dell’Università di Trieste in collaborazione con i Reparti Universitari di Otorinolaringoiatria di Milano, Modena e Reggio Emilia, Catania.

“Considerando che circa un quarto della popolazione italiana è ultra-sessantacinquenne e la prevalenza di sordità è stimata pari a circa 30-35% dopo i 65 anni, circa 5 milioni di italiani a rischio di presbiacusia richiedono screening audiologico – si legge nello studio – La maggiore prevalenza di test audiometrici tonali si è registrata nel Nord-est (1.816 test per 100.000 abitanti), mentre le audiometrie vocali sono state maggiormente erogate nel Nord-Ovest (669 test per 100.000 abitanti”).

A pesare è anche la disponibilità di personale specializzato in Italia nel 2025 che è di appena 2.16 medici specialisti audiologi e 1.82 tecnici di audiologia per 100.000 abitanti. Oltre a questo, manca la condivisione di linee guida tra tutti professionisti sanitari coinvolti, compresi i medici di famiglia, insieme ad efficaci campagne informative alla popolazione generale. Inoltre, lo 0,6% degli anziani presenta oltre alla sordità anche disturbi alla vista. In Italia il 61% delle persone con sordità e cecità ha oltre 65 anni di età e una persona su quattro (25,8%) vive da sola.

“Dal momento che gli over65 sono in aumento in Italia, la domanda di servizi audiologici è inevitabilmente destinata a crescere – ha commentato Natale Forlani, Presidente dell’Inapp – Il basso numero di esami audiometrici erogati dal servizio sanitario nazionale ha verosimilmente costretto una percentuale cospicua di pazienti a rivolgersi al settore privato. Alla luce del nostro studio si dovrebbero promuovere screening gratuiti obbligatori durante i check-up per la terza età, semplificare anche l’accesso alle protesi e ai contributi Inps e promuovere campagne di sensibilizzazione per abbattere lo stigma legato all’uso degli apparecchi acustici”.

02 Marzo 2026

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