Case di Comunità e il rischio flop a 6 mesi dal termine del Pnrr

Case di Comunità e il rischio flop a 6 mesi dal termine del Pnrr

Case di Comunità e il rischio flop a 6 mesi dal termine del Pnrr

Gentile Direttore, restano 6 mesi al traguardo del PNRR territoriale e non è facile prevedere quale sarà il risultato finale della Missione 6, anche perché mancano i dati dell'ultimo intermedio, ovvero lo stato della rete di Case e Ospedali di Comunità (CdC e OdC) al 31 dicembre 2025....

Gentile Direttore,
restano 6 mesi al traguardo del PNRR territoriale e non è facile prevedere quale sarà il risultato finale della Missione 6, anche perché mancano i dati dell’ultimo intermedio, ovvero lo stato della rete di Case e Ospedali di Comunità (CdC e OdC) al 31 dicembre 2025. A giugno 2025 la situazione non era proprio tranquillizzante visti gli evidenti ritardi in alcune regioni. Oltre al problema infrastrutturale ciò che più preoccupa è la difficoltà di reperire sul mercato del lavoro i professionisti sanitari necessari al buon funzionamento delle strutture, soprattutto le CdC Hub da 50-60 mila abitanti.

In proposito l’ex ministro Speranza nell’aprile 2022 aveva formulato la seguente previsione di medio periodo: “Per il personale medico avremo difficoltà per i prossimi 2-3 anni, ma poi, grazie agli investimenti messi in campo e alle borse di specializzazione medica finanziate, arrivate a oltre17mila, la situazione cambierà”.

Le scelte degli specializzandi ai concorsi indetti nel quadriennio 2022-2025 non hanno corrisposto alle ottimistiche aspettative dell’ex ministro, in particolare per le branche specialistiche cha hanno registrato meno della metà di candidati rispetto alle borse disponibili. Non ha brillato nemmeno il Corso regionale di Formazione Specifica in MG, dove si registra un deficit del 25% circa, tra posti non assegnati o abbandoni durante il triennio formativo.

Chi prenderà servizio nelle CdC dalla seconda metà del 2026 e in che misura verranno soddisfatti gli standard del DM77? Le regioni procedono in ordine sparso e per ora le nuove case somigliano ad un ibrido tra i poliambulatori specialisti ex INAM ed i consultori familiari, con una presenza simbolica dei medici dell’AP a ciclo di scelta e più significativa di quelli a rapporto orario. A cosa si deve questa difficoltà di coinvolgere la MG?

In primo luogo il Ruolo Unico dell’AP, che costituiva una risorsa chiave per la funzionalità delle strutture, non ha mantenuto le promesse: com’era del resto prevedibile hanno aderito solo i convenzionati dal 2025, piuttosto recalcitranti e con vibrate proteste per il surplus di impegno orario richiesto ai neo generalisti, mentre i “vecchi” si sono ben guardati.

In secondo luogo nelle CdC Hub mancano gli spazi fisici per accogliere un numero significativo di generalisti a ciclo di scelta afferenti alla struttura, ovvero circa 35 tra generalisti dell’AP e pediatri appartenenti a 2 o 3 AFT. Tuttavia anche se fossero disponibili locali di visita sufficienti, rinunciare al proprio studio per confluire in un’anonima mega struttura ambulatoriale, a gestione manageriale ospedaliera, non è una scelta indolore e da prendere a cuor leggero. Soprattutto per due categorie di generalisti: quelli che già operano in medicine di gruppo e/o i single che svolgono la propria attività a distanza dalla CdC.

I vuoti lasciati sul territorio dalle mega CdC Hub potevano essere riempiti proprio dalle medicine di gruppo ben organizzate e da quelle integrate, che non sono altro che le CdC Spoke del DM77. Purtroppo per le improvvide scelte del ministro Speranza la soluzione organizzativa razionale, ovvero una fitta e diversificata rete Hub&Spoke, non è stata presa in considerazione e incentivata, come sarebbe stato ragionevole e logico.

Ecco quindi il motivo di fondo dell’attuale impasse. Per ovviare al rischio di flop della CdC le regioni stanno correndo ai ripari imboccando la strada della fungibilità, con due soluzioni.

Da un lato tentano di trasformare le AFT in una sorta di medicina di gruppo diffusa, spostando il baricentro dalla presa in carico dalla libera scelta del MMG alla fungibilità collettiva dell’aggregazione funzionale “virtuale”, che viene ridefinita in chiave fiduciaria collettiva, ad esempio con il coordinamento degli orari di apertura degli studi già sperimentato senza successo in passato. Le basi giuridiche e funzionali di questa sorta di fungibilità organizzativa sovraindividuale – sia dalla parte del medico che degli assistiti rimasti senza medico – sono fragili e richiederebbero il passaggio dei convenzionati a ciclo di scelta dall’attuale parasubordinazione alla dipendenza. In base a quali norme i medici dell’AFT saranno tenuti a prendersi in carico ed assistere continuativamente anche i cittadini privi di un MMG nel territorio dell’AFT?

L’altra soluzione ricalca il modello dei gettonisti ospedalieri, esportato sul territorio per popolare le CdC e garantire perlomeno la presenza H12 di un medico. Dal Friuli alla Capitale, per ovviare all’ormai drammatica situazione delle zone cronicamente carenti di assistenza primaria, si ricorre a delibere regionali o bandi aziendali per reclutare generalisti in pensione o specialisti disponibili a svolgere attività oraria libero-professionale nelle CdC, per offrire un punto di riferimento ai cittadini rimasti senza medico.

Per ipotizzare le probabilità di successo di queste operazioni, entrambe gravate da non poche incertezze, bisognerebbe avere perlomeno i dati sullo stato della rete al dicembre 2025, che rischiano di arrivare fuori tempo massimo.

Dott. Giuseppe Belleri
Ex MMG – Brescia

Giuseppe Belleri

03 Marzo 2026

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