La carenza di medicinali non è più un fenomeno episodico. È diventata una caratteristica stabile del panorama farmaceutico europeo, una crisi strutturale che pesa sui pazienti, sulle farmacie e sull’intera tenuta dei sistemi sanitari. È questo il quadro impietoso che emerge dal nuovo Medicine Shortages Report 2025 della Pgeu, il Gruppo farmaceutico dell’Unione europea, presentato al Parlamento europeo in un evento co-organizzato dagli eurodeputati Nicolás González Casares (S&D) e Tomislav Sokol (PPE).
I dati parlano chiaro. Su 27 Paesi europei — tra Stati membri Ue e Paesi Efta — che hanno risposto alla rilevazione, il 96% segnala carenze di medicinali. Nel 70% dei casi la situazione è rimasta stazionaria a livelli inaccettabilmente elevati. In più di un terzo dei Paesi, le molecole attualmente introvabili superano le 600. Non si tratta di farmaci marginali: le carenze colpiscono con crescente frequenza terapie clinicamente critiche, tra cui cardiovascolari, antibiotici, oncologici, insuline, agonisti dei recettori Glp-1 e farmaci per il sistema nervoso centrale.
Pazienti disorientati, cure interrotte
L’impatto sui pazienti è concreto e misurabile. Tutti i Paesi Ue che hanno risposto al sondaggio segnalano disagi e situazioni di distress per i cittadini, e quasi nove su dieci riferiscono interruzioni nei trattamenti. Per la prima volta, il dato più allarmante che emerge dal rapporto non riguarda la logistica, ma la fiducia: la riduzione della fiducia dei pazienti nei confronti dei farmaci e del sistema sanitario è oggi la conseguenza più frequentemente segnalata dai farmacisti. A questo si aggiungono trattamenti subottimali, aumento delle quote a carico dei pazienti, errori terapeutici legati alla sostituzione dei medicinali e, in alcuni casi, eventi avversi.
Le farmacie: ammortizzatori di un sistema che scricchiola
In questo scenario, sono le farmacie di comunità a fare da cuscinetto. In media, ogni farmacia dedica oggi circa 12 ore settimanali alla gestione delle carenze: più del doppio rispetto a cinque anni fa. Un lavoro che include la ricerca di alternative terapeutiche, il contatto con i medici prescrittori, la consulenza ai pazienti, la prevenzione degli errori e la gestione degli adempimenti amministrativi. L’81% dei Paesi segnala un aumento degli oneri burocratici e perdite economiche legate al tempo investito in questa attività straordinaria, che è diventata ordinaria.
«Le carenze di farmaci si sono stabilizzate, ma a un livello inaccettabilmente alto», ha dichiarato Mikolaj Konstanty, presidente della Pgeu. «Non sono più incidenti isolati: sono una pressione cronica su pazienti, farmacisti e sistemi sanitari. I farmacisti di comunità garantiscono ogni giorno la continuità delle cure, ma la resilienza non può fondarsi sull’assorbimento di fallimenti sistemici da parte dei professionisti in prima linea».
Governance in ritardo, poteri ai farmacisti ancora limitati
Sul fronte normativo, qualche passo avanti è stato compiuto: l’81% dei Paesi dispone ora di una definizione ufficiale di “carenza” e il 74% ha sistemi di segnalazione accessibili ai farmacisti. Ma i nodi irrisolti restano numerosi. I sistemi di allerta precoce sono disomogenei o ancora in fase di sviluppo in molti Stati membri. La segnalazione da parte dei farmacisti non è sempre possibile e raramente è integrata in piattaforme digitali. Soprattutto, la flessibilità legale per gestire le carenze varia sensibilmente da Paese a Paese: solo il 15% dei Paesi consente ai farmacisti di effettuare sostituzioni terapeutiche, limitando fortemente la loro capacità di garantire la continuità delle cure quando un’alternativa clinicamente appropriata è disponibile.
Le proposte Pgeu: dalla gestione alla prevenzione
Di fronte a questa fotografia, la Pgeu avanza proposte concrete all’indirizzo delle istituzioni europee e nazionali. Sul piano dell’approvvigionamento, chiede di rafforzare il quadro normativo sui medicinali critici, diversificare la capacità produttiva e riformare le politiche di prezzo e procurement per sostenere la sostenibilità del mercato. Sul piano del monitoraggio, invoca sistemi di allerta precoce a livello europeo, con segnalazione digitale integrata e obbligatoria anche a livello di farmacia. Sul piano professionale, chiede l’espansione e l’armonizzazione dei protocolli di sostituzione terapeutica in tutta Europa. Infine, sul piano economico, sollecita il riconoscimento e la remunerazione del tempo che le farmacie dedicano alla gestione delle carenze, evitando che il peso ricada ulteriormente sui pazienti.
La carenza di farmaci è oggi un banco di prova per la capacità dell’Europa di garantire un accesso equo alle terapie essenziali. Passare dalla gestione delle carenze alla loro prevenzione, come sottolinea la Pgeu, deve diventare una priorità europea condivisa. Il tempo degli annunci è finito.