Gentile Direttore,
il rafforzamento delle cure primarie e della sanità territoriale è oggi una delle sfide principali del SSN. In questo contesto la fisioterapia è una risorsa strategica ancora poco valorizzata, soprattutto nei percorsi di prevenzione, gestione della cronicità e presa in carico nelle comunità locali.
Proprio in queste settimane stanno aprendo molte nuove Case della Comunità, elemento chiave della riorganizzazione territoriale prevista dal PNRR: si tratta di una trasformazione che può svi-luppare modelli multiprofessionali realmente vicini ai cittadini. La sfida è evidente nelle aree in-terne e a bassa densità abitativa, dove l’accesso ai servizi sanitari è più complesso e la popolazio-ne spesso più anziana, con un maggiore carico di patologie croniche e fragilità. In questi contesti la fisioterapia di prossimità può rafforzare la sanità territoriale e garantire equità di accesso alle cure. Le esperienze sui territori che rappresentiamo – Toscana, Umbria, Friuli-Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento – mostrano che la distanza dai servizi può diventare una barriera concreta. Rafforzare la presenza dei fisioterapisti nelle cure primarie contribuirebbe alla preven-zione della disabilità, al mantenimento dell’autonomia e alla gestione delle patologie croniche.
La letteratura internazionale evidenzia come i modelli organizzativi in cui la fisioterapia è già in-tegrata nei team delle cure primarie funzionino efficacemente. Esperienze consolidate dimostrano che lavorando insieme ai MMG, IFeC ed altri professionisti sanitari e sociali il fisioterapista con-tribuisce in modo centrale alla valutazione funzionale precoce, all’educazione terapeutica, alla prevenzione delle cadute e alla gestione delle condizioni croniche. Questi modelli comunitari e multidisciplinari, documentati in studi internazionali, rappresentano esempi concreti di come l’integrazione della fisioterapia rafforzi la presa in carico e migliori gli esiti per i cittadini. Supe-rare la visione esclusivamente prestazionale significa valorizzare il fisioterapista come professio-nista della presa in carico, gestione del rischio e promozione dell’autonomia. Nelle aree interne un modello di fisioterapia di prossimità permette quindi di intercettare precocemente i bisogni di sa-lute, ridurre accessi impropri agli ospedali e garantire continuità assistenziale.
Per rendere operativi questi modelli è però indispensabile affrontare un nodo strutturale: il no-menclatore tariffario. L’attuale sistema è centrato sulla singola prestazione e fatica a riconoscere attività fondamentali come valutazione funzionale, follow-up, educazione terapeutica e preven-zione. Esiste già un contributo di valore: una proposta di revisione del nomenclatore elaborata da dirigenti dell’area riabilitativa del SSN, molti dei quali iscritti ai nostri Ordini territoriali, che mi-ra a superare il modello prestazionale e rendere coerente il sistema tariffario con i nuovi modelli della sanità territoriale. Non si tratta di una richiesta esclusiva della fisioterapia: altre professioni sanitarie hanno già evidenziato come il nomenclatore debba evolvere per sostenere modelli assi-stenziali moderni e orientati alla comunità. Senza questo aggiornamento le innovazioni rischiano di restare sulla carta.
Le aree interne sono il banco di prova della sanità pubblica. Portare in questi territori modelli in-novativi di cure primarie che includano pienamente la fisioterapia è una scelta di equità e di effi-cienza, ma perché ciò accada anche gli strumenti regolatori e tariffari devono evolvere di pari pas-so.
Cordialmente,
Fabio Bracciantini
Presidente Ordine Fisioterapisti Toscana Centro
Melania Salina
Presidente Ordine Fisioterapisti Friuli-Venezia Giulia
Daniela Gaburri
Presidente Ordine Fisioterapisti Umbria
Katia Libardi
Presidente Ordine Fisioterapisti Trento