Rete Oncologica Campana: un modello avanzato di governance oncologica regionale

Rete Oncologica Campana: un modello avanzato di governance oncologica regionale

Rete Oncologica Campana: un modello avanzato di governance oncologica regionale

Gentile Direttore, la Rete Oncologica Campana (ROC), istituita con DCA n. 98 del 20 settembre 2016 e coordinata dall'Istituto Nazionale Tumori Fondazione Irccs G. Pascale, ha raggiunto in meno di un decennio un livello di strutturazione che poche reti oncologiche regionali italiane possono vantare...

Gentile Direttore,
la Rete Oncologica Campana (ROC), istituita con DCA n. 98 del 20 settembre 2016 e coordinata dall’Istituto Nazionale Tumori Fondazione IRCCS G. Pascale, ha raggiunto in meno di un decennio un livello di strutturazione che poche reti oncologiche regionali italiane possono vantare. Propongo qui un’analisi esterna — da un direttore di oncologia medica toscano, senza conflitti di interesse con la realtà campana — su un modello organizzativo che ritengo rilevante per il dibattito nazionale sulle reti oncologiche regionali. Un’osservazione da fuori può forse coglierne i tratti più originali con maggiore nitidezza di quanto non permetta la familiarità interna.

I punti di forza: GOM, MMG e digitalizzazione come sistema integrato
Il cuore della ROC è il Gruppo Oncologico Multidisciplinare (GOM). Non si tratta di una commissione consultiva né di un board episodico: il GOM campano è una struttura istituzionalizzata, convocata con cadenza definita, composta da un core team (oncologo medico — che ne assume la coordinazione —, chirurgo, radioterapista, case manager) e da un extended team attivato per necessità. Il coordinatore oncologo ha la responsabilità dell’intero percorso clinico-assistenziale e nomina il case manager, che diventa la figura di snodo tra struttura e paziente.

Il valore aggiunto più originale del modello campano è però la scelta di integrare il Medico di Medicina Generale non come destinatario passivo dell’esito del GOM, ma come attore attivo del percorso. Il MMG, dopo un corso di formazione a distanza accreditato ECM (3 ore), riceve credenziali di accesso diretto alla piattaforma digitale della ROC e può segnalare autonomamente nuovi casi di tumore ai GOM regionali, avviando la presa in carico senza necessità di intermediari specialistici. I numeri del 2024 documentano la dimensione concreta di questo sistema: oltre 1.300 MMG erano inclusi nella Rete, con circa 630 pazienti indirizzati a un GOM tramite questo canale nel corso dell’anno. Al termine del percorso, il referto del GOM viene caricato sulla piattaforma e reso disponibile al MMG inviante, chiudendo il loop informativo.

Questo modello trasforma il MMG da semplice mittente di impegnativa a co-responsabile del percorso oncologico del proprio paziente. È un salto qualitativo rispetto alla maggioranza delle reti oncologiche italiane, dove il territorio rimane strutturalmente esterno al processo decisionale ospedaliero. La piattaforma digitale proprietaria della ROC — che gestisce segnalazioni, calendarizzazioni, referti e indicatori di percorso — è lo strumento che rende operativa questa integrazione su scala regionale, includendo anche il privato accreditato come nodo attivo della rete.

Il confronto con i modelli nazionali ed europei
Nel panorama italiano, i modelli organizzativi prevalenti sono l’Hub & Spoke (adottato da Veneto, Umbria, Puglia, Calabria e Sicilia) e il Comprehensive Cancer Care Network (Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna, Liguria). La ROC adotta un modello ibrido centrato sui GOM, più vicino al CCCN nella filosofia ma con elementi originali di integrazione territoriale che non trovano un equivalente preciso nelle altre reti. I rapporti AGENAS classificano le reti più strutturate del Centro-Nord — Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto — come benchmark nazionali. La Campania è in netto miglioramento: fonti del 2025 la collocano al terzo posto in Italia per performance complessiva di rete, un risultato che, tenuto conto del contesto di partenza e della complessità del SSR campano, rappresenta un avanzamento significativo.

Il benchmark europeo di riferimento è la Rete Oncologica del Piemonte e Valle d’Aosta, unica realtà italiana selezionata nel 2024 per il progetto CCI4EU (Comprehensive Cancer Infrastructure for Europe) nell’ambito della Mission Cancer UE. A livello europeo, i modelli più maturi — i Cancer Alliances inglesi, i 3C francesi, le Comprehensive Cancer Centres tedesche — condividono con la ROC l’enfasi sull’integrazione ospedale-territorio e sulla multidisciplinarietà strutturata, ma dispongono di sistemi di valutazione degli outcome molto più consolidati.

Le sfide aperte: tre nodi critici
La valorizzazione del modello ROC non richiede di tacerne le criticità — al contrario, affrontarle esplicitamente è la condizione per consolidare il progetto.
Il primo nodo è la sostenibilità economica a pieno regime. Il modello — GOM strutturati, case manager per patologia, piattaforma digitale in evoluzione, PDTA revisionati annualmente — è ad alta intensità organizzativa. Il progetto Val.Pe.ROC, che valuta qualità e performance della rete, ha già esteso la propria analisi a nove strutture ospedaliere e quattro case di cura, coprendo sei patologie (colon, ovaio, polmone, prostata, vescica, mammella) nella sua versione 2024 — un avanzamento significativo rispetto alla fase pilota iniziale. L’ulteriore estensione sistematica a tutta la rete richiederà risorse che il finanziamento ordinario del SSR campano difficilmente garantisce senza un piano economico esplicito e dedicato.

Il secondo nodo è il rischio di richieste inappropriate e collo di bottiglia. L’accesso diretto del MMG al GOM è il punto di forza del modello, ma genera per sua natura una pressione di domanda che cresce più rapidamente della capacità deliberativa dei GOM. Il modello dichiara come obiettivo una presa in carico rapida dalla segnalazione alla prima valutazione multidisciplinare; garantirlo in modo uniforme su scala regionale richiede che il GOM non si trasformi in uno strumento di deliberazione indiscriminata. La soluzione non è restringere l’accesso del MMG, ma dotarlo di strumenti di stratificazione clinica a monte della segnalazione, che distinguano i casi che richiedono discussione multidisciplinare completa da quelli gestibili con un percorso standard.

Il terzo nodo è la migrazione sanitaria. La ROC ha dimostrato di poter rallentare il flusso di pazienti campani verso le regioni del Nord — uno degli obiettivi espliciti del progetto fin dalla sua istituzione — ma non ancora di invertirlo strutturalmente. Sarà necessario che i GOM di secondo livello — i CORP e i CORPUS — dimostrino outcome comparabili ai centri di riferimento nazionali su patologie ad alta complessità, e che questa evidenza sia sistematicamente raccolta e pubblicata.

Conclusione
La ROC è un progetto maturo e strutturalmente solido, che ha prodotto un modello di governance oncologica integrata senza precedenti diretti nella regione. La sua originalità più significativa — l’integrazione operativa del MMG come proponente e co-responsabile del percorso, documentata da oltre 1.300 medici di base già inclusi nella rete — merita attenzione da parte delle altre reti regionali come elemento trasferibile. Le sfide aperte non ne mettono in discussione il valore: ne indicano la direzione evolutiva necessaria per consolidare, nel medio termine, un posizionamento che i dati più recenti già collocano tra le prime reti oncologiche del Paese.

Mauro Iannopollo, MD
Direttore SOC Oncologia Medica, USL Toscana Centro

Mauro Iannopollo

27 Marzo 2026

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