Calabria, fine del commissariamento: autonomia e nuove sfide per le professioni sanitarie

Calabria, fine del commissariamento: autonomia e nuove sfide per le professioni sanitarie

Calabria, fine del commissariamento: autonomia e nuove sfide per le professioni sanitarie

Gentile Direttore, la conclusione del commissariamento della sanità calabrese, dopo 17 anni, rappresenta un passaggio significativo che merita di essere riconosciuto. Non era un esito scontato e segna l’ingresso in una fase nuova, caratterizzata da una maggiore autonomia decisionale...

Gentile Direttore,
la conclusione del commissariamento della sanità calabrese, dopo 17 anni, rappresenta un passaggio significativo che merita di essere riconosciuto. Non era un esito scontato e segna l’ingresso in una fase nuova, caratterizzata da una maggiore autonomia decisionale e, conseguentemente, da una più ampia responsabilità nella gestione del sistema.

Proprio questo cambio di scenario impone, a mio avviso, una riflessione che non può limitarsi agli aspetti finanziari o contingenti, ma deve riguardare in maniera più profonda i modelli organizzativi su cui si fonda il sistema sanitario regionale.

Se si vuole costruire una sanità realmente emancipata e capace di innovare, il tema del management diventa centrale. Non si tratta soltanto di risorse o di programmazione, ma di come il sistema è strutturato e di quali leve organizzative vengono attivate per governarlo.

In questo senso, appare difficile immaginare un’evoluzione significativa senza una piena apertura verso modelli organizzativi che valorizzino in modo concreto le professioni sanitarie anche sul piano gestionale. La Legge 251/2000 ha già tracciato, da tempo, un percorso chiaro, riconoscendo autonomia e responsabilità alle diverse aree professionali. Tuttavia, questo impianto non ha ancora trovato una piena traduzione nei modelli di governance.

Il punto, quindi, non è introdurre nuovi principi, ma rendere effettivi quelli già esistenti, superando assetti organizzativi che, di fatto, limitano il contributo delle competenze professionali nei processi decisionali.

Aprire realmente alla dirigenza delle professioni sanitarie non significa rivendicare spazi, ma adottare un modello organizzativo più evoluto, in cui le responsabilità siano distribuite in modo coerente con le competenze e orientate al miglioramento dell’efficienza e della qualità dei servizi. In questa direzione, potrebbe risultare utile valutare, all’interno delle Aziende Sanitarie Provinciali, l’adozione di modelli organizzativi più strutturati, come un Dipartimento delle Professioni Sanitarie, quale sede di coordinamento e integrazione delle diverse aree professionali.

In una fase in cui la Regione torna a esercitare pienamente la propria autonomia, la capacità di adottare modelli di governance più moderni rappresenta un passaggio determinante. Il rischio, altrimenti, è quello di limitarsi a un cambiamento formale, senza incidere in modo sostanziale sul funzionamento del sistema.

La fine del commissariamento apre una fase nuova. Sta ora alla capacità organizzativa e gestionale del sistema trasformare questa autonomia in un reale fattore di innovazione.

Dr. Luigi Fasanella
Tecnico della Prevenzione

10 Aprile 2026

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