Gentile Direttore, ho letto con attenzione il vostro articolo “Decreto Commissari. Ok definitivo dalla Camera: autorizzazioni e accreditamenti per Case e Ospedali di Comunità diventano più veloci”, nel quale si evidenzia come, per le strutture finanziate dal Pnrr, l’autorizzazione e l’accreditamento possano considerarsi rilasciati contestualmente alla presentazione dell’istanza, demandando alle Regioni la verifica dei requisiti entro i successivi dodici mesi.
Comprendo perfettamente l’esigenza di accelerare la realizzazione delle Case e degli Ospedali di Comunità per rispettare le scadenze del Pnrr e dare finalmente concretezza alla riforma dell’assistenza territoriale. Tuttavia, ritengo che questa semplificazione normativa sollevi interrogativi molto seri sul piano della sicurezza, della qualità delle cure e della tutela dei cittadini.
Autorizzare l’apertura e l’operatività di strutture sanitarie senza controlli preventivi effettivi significa, di fatto, invertire un principio fondamentale della sanità pubblica: prima si verifica il possesso dei requisiti strutturali, tecnologici, organizzativi e di sicurezza, e solo dopo si consente l’erogazione delle prestazioni. In questo caso, invece, il controllo viene posticipato fino a un anno dopo.
È lecito domandarsi cosa possa accadere in quei dodici mesi. Se emergessero carenze impiantistiche, problemi organizzativi, insufficienze nei protocolli di sicurezza o mancanza di personale adeguato, i cittadini avrebbero comunque già usufruito di servizi erogati in strutture non ancora realmente validate. Un rischio che appare ancora più delicato considerando che Case e Ospedali di Comunità dovrebbero rappresentare il nuovo pilastro della sanità territoriale previsto dalla Missione 6 del Pnrr.
La velocità amministrativa non può diventare sinonimo di deregolamentazione. In sanità, il controllo preventivo non è un mero adempimento burocratico: è una garanzia essenziale per la sicurezza dei pazienti, degli operatori e dell’intero sistema sanitario. Proprio sul fronte degli operatori sanitari, inoltre, temo che questa norma possa esporre medici, infermieri e gli altri operatori a potenziali contenziosi medico-legali: lavorare in strutture successivamente giudicate non conformi potrebbe infatti creare situazioni di responsabilità estremamente complesse, scaricando sui singoli operatori conseguenze derivanti da scelte organizzative e normative che non dipendono da loro.
Ritengo inoltre che esista un’alternativa molto più ragionevole rispetto all’eliminazione dei controlli preventivi: investire risorse straordinarie per rafforzare temporaneamente le attività ispettive e autorizzative. Sarebbe probabilmente più opportuno destinare fondi al pagamento dello straordinario del personale tecnico e amministrativo incaricato delle verifiche dei requisiti, così da consentire l’esecuzione dei controlli nei tempi richiesti dal Pnrr senza sacrificare la sicurezza e la qualità delle strutture. Accelerare le procedure non dovrebbe significare rinunciare alle garanzie, ma piuttosto mettere le amministrazioni nelle condizioni di lavorare più rapidamente mantenendo intatti i controlli.
Sarebbe auspicabile che, oltre a sottolineare gli aspetti di accelerazione procedurale del provvedimento, si aprisse anche una riflessione critica sulle possibili conseguenze di questa scelta normativa, soprattutto in termini di sicurezza e qualità assistenziale.
Perché il rispetto delle scadenze del PNRR è importante, ma non può prevalere sul principio che ogni struttura sanitaria debba essere pienamente sicura e conforme prima di accogliere i pazienti.
Marianna Ricciardi
Capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Sociali alla Camera