Ottant’anni di penicillina a Kundl: Sandoz denuncia il dumping cinese

Ottant’anni di penicillina a Kundl: Sandoz denuncia il dumping cinese

Ottant’anni di penicillina a Kundl: Sandoz denuncia il dumping cinese

Lo stabilimento Sandoz di Kundl compie 80 anni ed è l'ultimo polo integrato di produzione di penicillina in Occidente. Secondo l'azienda, i prezzi sottocosto cinesi ne erodono la competitività e mettono a rischio l'autonomia farmaceutica europea.

Stati Uniti, chiuso. Messico, chiuso. Germania, chiuso. Regno Unito, chiuso. Cartina alla mano, Glenn Gerecke, Presidente della Divisione Produzione e Supply Chain Farmaci Generici di Sandoz, segna con il dito i paesi che un tempo producevano penicillina in autonomia. “Nel mondo occidentale siamo rimasti solo noi, a Kundl”.

Il sito austriaco di produzione di antibiotici compie 80 anni, e Sandoz celebra questa ricorrenza ripercorrendo la storia dello stabilimento e lanciando un allarme: senza interventi urgenti l’Europa rischia di mettere in crisi la sua unica capacità produttiva integrata di antibiotici, consegnando alla Cina il controllo su un farmaco che, in caso di crisi, potrebbe diventare un’arma.

L’ultimo sito di produzione integrata di penicillina in Europa

Lo stabilimento nasce nel 1946, quando un giovane chimico francese delle forze di occupazione alleate, Michael Rambaud, nota un birrificio dismesso a Kundl e intuisce che la fermentazione industriale usata per fare la birra è, nei principi, la stessa necessaria per produrre penicillina. Cinque anni dopo, nei laboratori dello stesso stabilimento, viene inventata la Penicillina V: la prima forma acido-resistente, assumibile in compresse. 

La vecchia birreria dismessa è oggi l’ultimo grande polo industriale dell’Europa occidentale a produrre antibiotici in modo totalmente integrato. Dal 1973 la produzione è cresciuta del 2.700%, soprattutto grazie all’ottimizzazione continua dei processi. L’ultimo salto risale al 2023, quando Sandoz ha abbandonato la costosa sintesi chimica tradizionale in favore di un processo enzimatico più moderno ed economico, che ha permesso di concentrare l’intera filiera, dalla coltura del fungo Penicillium chrysogenum fino al prodotto finito, in un unico sito. Kundl produce oggi 4.400 tonnellate annue di principi attivi e oltre 240 milioni di confezioni destinate a più di 100 paesi, con la possibilità di coprire il 100% della domanda europea di farmaci orali a base di penicillina e il 50% di quella per i prodotti sterili.

Accuse di dumping cinese

Questa capacità produttiva, sostiene Sandoz, è oggi a rischio. Alcune settimane fa il gruppo svizzero ha presentato alla Commissione Europea un reclamo formale antidumping sulle importazioni cinesi di amoxicillina triidrata (la forma industriale dell’amoxicillina usata per produrre antibiotici), accusando Pechino di sussidi statali che permettono di vendere il prodotto con un margine di dumping stimato dall’azienda al 47% rispetto al valore equo di mercato. Una concorrenza che, secondo Sandoz, rischia di distruggere la produzione europea, rendendo il continente strutturalmente dipendente dalla Cina per i farmaci essenziali. La Commissione non si è ancora pronunciata sul reclamo.

“In Cina, e ultimamente anche in India, i prezzi di questi prodotti sono molto più bassi rispetto all’Europa, compreso il nostro sito di Kundl”, spiega Gerecke. “Riteniamo che si tratti di prezzi artificialmente bassi, inferiori agli stessi costi di produzione e siamo convinti che sia il governo a sovvenzionare i costi”.

Un’arma potente

È così che la produzione di farmaci essenziali si trasforma in un’arma nella contesa geopolitica attuale. “L’obiettivo del dumping è spingere i concorrenti fuori dal mercato. E se veniamo tagliati fuori, considerando che siamo l’ultimo fornitore di penicillina del mondo occidentale, quel farmaco potrebbe essere usato come arma estremamente potente”, osserva Gerecke. 

Senza antibiotici non si possono gestire infezioni gravi, eseguire interventi chirurgici o procedure dentali, e non ci si può sottoporre a trattamenti contro il cancro. E la penicillina rappresenta la metà dell’uso globale di antibiotici. “Immaginiamo che la popolazione europea, o di qualsiasi altra parte del mondo, che oggi consuma antibiotici, si ritrovi improvvisamente a non averne più. Siamo convinti che, in uno scenario simile, l’intero sistema medico potrebbe collassare nel giro di pochissimo tempo”.

Asset strategico per la resilienza europea

Una minaccia che non riguarda solo il settore farmaceutico, ma investe la sicurezza europea nel suo complesso, secondo il Generale Harald Vodosek, Direttore Nazionale degli Armamenti delle forze armate austriache, durante l’evento per gli 80 anni del sito. Dopo trent’anni di un ordine mondiale basato, afferma, sulla fiducia reciproca, “il paradigma dell’interdipendenza cooperativa (nell’energia, nelle materie prime, nel commercio, nell’approvvigionamento farmaceutico) è ormai un ricordo del passato”. In questo contesto, l’autonomia farmaceutica europea diventa una questione militare oltre che sanitaria. “La resilienza delle forze armate richiede catene di approvvigionamento stabili, autonomia energetica e infrastrutturale, personale adeguato e un sistema medico-farmaceutico indipendente”. Eppure oggi oltre il 90% dei principi attivi della penicillina è prodotto in Cina: “quello che per decenni è sembrato un’ottimizzazione guidata dai costi si è rivelato una pericolosa dipendenza geopolitica”.

Per Vodosek, senza antibiotici, in caso di crisi o conflitto, crollano sia i sistemi sanitari sia la capacità operativa degli stati. “Le competenze e le infrastrutture europee esistenti sono frutto di enormi investimenti e non possono essere sostituite dall’oggi al domani”.

Critical medicines act: “nella giusta direzione, ma lentamente”

A metà maggio l’Unione Europea ha siglato un accordo provvisorio sul Critical Medicines Act, che prevede il rafforzamento della produzione farmaceutica europea e l’avvio di acquisti congiunti. Per Sandoz va nella giusta direzione, ma forse non abbastanza rapidamente.

Una delle misure più discusse per contrastare le carenze è lo stoccaggio obbligatorio di farmaci a livello nazionale, ma sia Gerecke che altri esperti presenti all’evento la considerano una misura insufficiente. “Fare scorte fa lievitare i costi, blocca la liquidità dei produttori e, se questi non riescono ad aumentare i prezzi, semplicemente escono dal mercato”, spiega Gerecke. L’alternativa, secondo lui, sono contratti di approvvigionamento a lungo termine che diano ai produttori un orizzonte di pianificazione stabile: “Piuttosto che accumulare scorte, guardiamo all’affidabilità della fornitura. È molto più efficiente”.

La priorità immediata per l’Europa, secondo Gerecke, è indagare sulle pratiche di dumping. Solo dopo, aggiunge, ha senso ragionare su riforme strutturali degli approvvigionamenti: smettere di trattare i medicinali come semplici merci e iniziare a valutarli come asset strategici. “Questo significa accettare un prezzo leggermente più alto per pagatori, governi e pazienti, bilanciandolo con il rischio ben peggiore di non avere affatto questi farmaci a disposizione”.

Camilla De Fazio

03 Giugno 2026

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