Peste suina. Schillaci: “Il caso Cuneo non ci ha colto di sorpresa. Da 31 focolai a uno, non per fortuna ma per metodo”

Peste suina. Schillaci: “Il caso Cuneo non ci ha colto di sorpresa. Da 31 focolai a uno, non per fortuna ma per metodo”

Peste suina. Schillaci: “Il caso Cuneo non ci ha colto di sorpresa. Da 31 focolai a uno, non per fortuna ma per metodo”

Il ministro della Salute in aula al Senato: “Non è solo una questione veterinaria, ma di sovranità alimentare. Stiamo parlando di 8 milioni di capi allevati e di un fatturato di 8 miliardi. Gli allevatori non sono soli”.

“Il caso di Cuneo non ci ha colto di sorpresa. Il sistema di sorveglianza nazionale ha rilevato la positività del cinghiale alla Peste Suina Africana e ha attivato immediatamente le procedure previste”.

 Lo ha dichiarato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, rispondendo oggi pomeriggio in aula al Senato a un’interrogazione sul tema della peste suina presentata dalla Lega.

Il ministro ha sottolineato l’importanza strategica della provincia di Cuneo, “un territorio di straordinaria importanza per il nostro patrimonio suinicolo”, e ha voluto fornire dati significativi sull’evoluzione epidemiologica del Paese prima di concentrarsi sul caso specifico.

“Nel 2024 i focolai negli allevamenti di suini domestici erano 31. Nel 2025 uno. Nel 2026 uno». Schillaci ha rivendicato il risultato come «il frutto di anni di lavoro coordinato, capillare, spesso silenzioso, che oggi ci permette di affrontare il caso di Cuneo con strumenti collaudati e con una catena di comando che funziona”.

Le misure in atto su Cuneo

Il ministro ha illustrato le azioni messe in campo in raccordo con il Commissario straordinario alla PSA, la Regione Piemonte e le autorità territoriali:

– Cani molecolari: il Commissario straordinario ha attivato la collaborazione con l’ENCI per l’impiego di cani molecolari nella ricerca delle carcasse, «uno strumento prezioso per individuare in anticipo la circolazione del virus nella fauna selvatica».

– Chiusura dei varchi critici: sono stati chiusi i varchi lungo l’autostrada Asti-Cuneo, «uno dei principali corridoi di attraversamento dei cinghiali».

– Depopolamento dei cinghiali: proseguono le attività di depopolamento, con un milione di euro già stanziato alle Regioni per rafforzare questi interventi.

– Sorveglianza intensificata: la sorveglianza negli allevamenti è stata ulteriormente rafforzata.

Schillaci ha voluto essere chiaro sul significato politico ed economico della sfida: “La Peste Suina Africana non è solo una questione veterinaria. È una questione di sovranità alimentare e di economia nazionale”.

Il ministro ha ricordato i numeri del comparto: “Stiamo parlando di 8 milioni di capi allevati, quasi 23 mila allevamenti, un fatturato di 3 miliardi nella fase agricola e 8 miliardi in quella industriale. Stiamo parlando di prosciutti, salami, produzioni DOP e IGP che sono il simbolo del made in Italy nel mondo. Un cedimento su questo fronte non sarebbe solo un danno sanitario, sarebbe una ferita all’identità produttiva della Nazione”.

Sul fronte del sostegno alle imprese, il ministro ha ricordato che il Ministero dell’Agricoltura ha già stanziato nel corso del 2025 complessivamente 25 milioni di euro in favore delle imprese suinicole che hanno subito danni indiretti. Inoltre, è stata chiesta alla Commissione europea l’attivazione delle misure eccezionali di sostegno al mercato previste per le emergenze da malattie animali. “Gli allevatori non sono soli”, ha assicurato Schillaci.

“Non ci limitiamo a gestire l’emergenza: la preveniamo. E quando l’emergenza colpisce comunque – come a Cuneo – rispondiamo con tempestività, con risorse e con un sistema che negli ultimi anni abbiamo costruito e rafforzato”, ha concluso il ministro.

“I numeri ci dicono che la strada imboccata è quella giusta. Da 31 focolai a uno: non per fortuna, ma per metodo. Continueremo su questa strada, con la stessa determinazione, anche nel caso di Cuneo”.

04 Giugno 2026

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