Corte dei conti. Aumentano le risorse in sanità ma non la capacità di trasformarle in servizi. Restano i nodi su territorio, prevenzione e personale

Corte dei conti. Aumentano le risorse in sanità ma non la capacità di trasformarle in servizi. Restano i nodi su territorio, prevenzione e personale

Corte dei conti. Aumentano le risorse in sanità ma non la capacità di trasformarle in servizi. Restano i nodi su territorio, prevenzione e personale

Nel Rendiconto generale dello Stato 2025 la Corte evidenzia un quadro in chiaroscuro per la sanità: la spesa cresce, ma resta il problema della capacità di tradurre le risorse in servizi effettivi. Sul Ministero della Salute stanziamenti finali in aumento a 3,24 miliardi, ma pagamenti in calo del 5% e capacità di spesa della missione “Tutela della salute” ferma al 39,6%. In ritardo la piena attivazione di Case e Ospedali di Comunità, criticità anche su Fascicolo sanitario elettronico, screening, vaccini, investimenti sanitari e personale. LA RELAZIONE - MEMORIA PG

Più risorse per la sanità, ma ancora troppe difficoltà nel trasformarle in servizi, strutture operative, investimenti realizzati e presa in carico dei cittadini. È questa la fotografia che emerge dalla Relazione della Corte dei conti sul Rendiconto generale dello Stato 2025, che dedica diversi passaggi al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, alla gestione del Ministero della Salute, all’attuazione del Pnrr sanitario e alle principali criticità di sistema.

Il primo dato riguarda la spesa sanitaria che nel 2025 ammonta a 141,54 miliardi di euro, con una crescita del 2,5 cento rispetto ai 138 miliardi dell’anno precedente e con una previsione di incremento progressivo fino ai 159,44 miliardi di euro nel 2029. Va, tuttavia, rilevato che il registrato incremento tra il 2024 e il 2025 è inferiore rispetto alle previsioni per il 2025, contenute nel Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP), di ottobre 2025, che stimava una spesa sanitaria di poco più di 144 miliardi. Il Documento di finanza pubblica 2026 (DFP) certifica, per l’anno 2025, un rapporto spesa sanitaria/PIL pari al 6,3 per cento, invariata rispetto al 2024. Le analisi sul Documento di finanza pubblica 2026 non rilevano alcuna inversione di tendenza rispetto al trend di tale rapporto, che rimane fermo al 6,4 per cento del Pil fino al 2029. Di contro, a fronte di una crescita media annua del Pil nominale del 2,6 per cento, per il triennio 2027-2029, il DFP 2026 stima un incremento della spesa sanitaria del 2,37 per cento. Una crescita che segnala il rafforzamento delle risorse destinate al Ssn, ma che, secondo la Corte, deve essere letta insieme a un altro elemento: la capacità del sistema pubblico di impiegare queste risorse in modo tempestivo, efficace e coerente con gli obiettivi programmati.

Il punto non è quindi soltanto quanto si stanzia, ma quanto arriva effettivamente ai cittadini sotto forma di prestazioni, servizi territoriali, tecnologie, personale, prevenzione e innovazione. È qui che la Relazione mette in evidenza le principali fragilità: ritardi nell’attuazione degli investimenti, difficoltà nella piena operatività delle strutture territoriali previste dal Pnrr, criticità sul Fascicolo sanitario elettronico, coperture ancora insufficienti per screening e vaccinazioni e un sistema di monitoraggio delle liste d’attesa che deve diventare pienamente interoperabile e tempestivo.

Guardando al Ministero della Salute, gli stanziamenti finali nel 2025 sono pari a 3.244,8 milioni di euro, in aumento del 18,3% rispetto al 2024. La missione “Tutela della salute” assorbe il 76,7% delle risorse del dicastero, seguita da “Ricerca e innovazione”, con il 18,1%, e dai “Servizi istituzionali e generali della Pubblica amministrazione”, con il 5,2%.

Ma l’aumento degli stanziamenti non si traduce automaticamente in maggiore capacità di spesa. Al netto delle somme destinate al completamento delle misure Covid, ormai in progressivo esaurimento, il Ministero ha avuto nel 2025 una massa impegnabile pari a 2.712 milioni. Gli impegni complessivi si sono fermati a 2.317 milioni, con una capacità di impegno dell’85,5%, in calo di 4,1 punti rispetto al 2024.

Ancora più evidente è il rallentamento sui pagamenti. Il tasso di finalizzazione della spesa, cioè il rapporto tra pagamenti totali e massa spendibile, scende dal 50,3% del 2024 al 45,2% del 2025. Nel 2023 era al 59,5%. La flessione riguarda soprattutto la missione “Tutela della salute”, dove la capacità di spesa cala dal 45,3% al 39,6%. Peggiora anche “Ricerca e innovazione”, dal 75,1% al 69,7%, mentre migliora la missione relativa ai servizi istituzionali e generali, dal 70,2% al 76,1%.

I pagamenti totali del Ministero diminuiscono da 2.093,3 milioni nel 2024 a 1.988,1 milioni nel 2025, con una riduzione del 5%. La contrazione, pari a circa 105 milioni, è ricondotta soprattutto alla missione “Tutela della salute” e in particolare al programma “Tutela della salute, innovazione e politiche internazionali”, passato da 681,5 milioni a 526,1 milioni, con un calo del 22,8%.

È questa una delle principali criticità messe in evidenza dalla Corte: a fronte di risorse complessivamente in aumento, resta debole la capacità di trasformare gli stanziamenti in pagamenti e quindi in interventi effettivi. Una criticità che pesa in modo particolare nella fase di attuazione del Pnrr, quando il Ssn è chiamato a realizzare nuove strutture, rafforzare l’assistenza domiciliare, digitalizzare i flussi informativi e ridurre i divari territoriali.

Sul Pnrr sanitario il quadro resta infatti differenziato. Da un lato risultano conseguiti alcuni obiettivi rilevanti: a fine 2025 è operativo il 95% delle Centrali operative territoriali programmate e risultano superati i target relativi all’assistenza domiciliare integrata. Dall’altro lato, la piena attivazione di Case della Comunità e Ospedali di Comunità resta ancora lontana.

Secondo il monitoraggio Agenas richiamato dalla Corte, 781 strutture su 1.715 Case della Comunità programmate presentano almeno un servizio attivo. Ma se si considera la piena conformità ai requisiti del Dm 77, compresa l’attivazione di tutti i servizi obbligatori e la presenza strutturata di personale medico e infermieristico, le Case della Comunità realmente conformi sono appena 66. Gli Ospedali di Comunità attivi sono invece 163 su 594 programmati.

Il dato conferma che il passaggio dalla programmazione all’operatività resta il vero banco di prova della riforma territoriale. Non basta aprire una struttura o attivare un singolo servizio: il punto è garantire modelli organizzativi completi, personale disponibile, continuità assistenziale, integrazione con medici di famiglia, distretti, assistenza domiciliare e ospedale.

La Corte segnala inoltre il permanere di criticità nell’attuazione degli investimenti sanitari finanziati dalle leggi di bilancio a partire dal 2016. Il problema è il divario temporale tra programmazione, assegnazione delle risorse e realizzazione concreta degli interventi. Una lentezza che rischia di incidere sulla capacità del sistema di rinnovare strutture, tecnologie e infrastrutture, proprio mentre crescono i bisogni legati all’invecchiamento della popolazione e alla cronicità.

Anche sul digitale il quadro è a luci e ombre. I target Pnrr 2025 relativi alla digitalizzazione della sanità risultano conseguiti, con interventi finalizzati al rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica ministeriale e al miglioramento dei flussi informativi. Ma il Fascicolo sanitario elettronico mostra ancora limiti importanti nell’utilizzo effettivo.

Solo il 45,2% dei cittadini ha dato il consenso alla consultazione dei propri documenti clinici da parte di medici e operatori del Ssn. Il 95,2% dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta ha effettuato almeno un’operazione di alimentazione del Fse, mentre tra gli specialisti delle aziende sanitarie abilitati la quota è pari all’89%. Molto più arretrata è però la realizzazione del Profilo sanitario sintetico: solo il 6,08% degli assistiti risulta averne uno indicizzato nel proprio Fse e appena il 7,1% di medici di famiglia e pediatri lo ha inviato o aggiornato almeno una volta.

Resta aperto anche il capitolo liste d’attesa. Dopo l’approvazione del nuovo Piano nazionale, il nodo diventa la capacità di attuazione e monitoraggio. La Piattaforma nazionale ha raccolto tra gennaio e dicembre 2025 oltre 57 milioni di prenotazioni presso strutture pubbliche e private accreditate, sia in regime istituzionale sia in intramoenia. I dati disponibili mostrano una prevalenza degli esami, pari a 33,5 milioni, rispetto alle visite, circa 24 milioni. Ma il sistema non è ancora pienamente interoperabile: solo due Regioni trasmettono le prenotazioni ad evento, mentre le altre inviano i dati mensilmente, in attesa dell’alimentazione in tempo reale.

Il tema, dunque, non è più solo regolatorio ma operativo: rendere omogenee le informazioni, collegare le agende, verificare i tempi reali di erogazione e garantire ai cittadini percorsi effettivi di presa in carico.

Sul fronte della prevenzione emergono ulteriori criticità. Dopo la conclusione del precedente ciclo di programmazione, è stato approvato il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031. È inoltre in corso l’aggiornamento del Piano nazionale di azione per il mantenimento dello status polio-free. Per l’Anagrafe vaccinale nazionale è stata avviata la modifica del decreto istitutivo, con l’obiettivo di passare da un conferimento trimestrale a uno settimanale dei dati relativi a tutte le tipologie di antigene.

Ma dalle verifiche sui dati trasmessi da Regioni e Province autonome sono emerse criticità tali da rendere necessario un richiamo del Ministero alla correttezza e tempestività degli aggiornamenti. Le coperture vaccinali confermano alcune fragilità: nella stagione 2024/2025 la copertura antinfluenzale nella popolazione generale cresce lievemente, dal 18,9% al 19,6%, ma tra gli over 65 scende dal 53,3% al 52,5%.

Anche sull’antibiotico-resistenza il quadro resta preoccupante. A fronte dell’obiettivo raccomandato dall’Unione europea di ridurre del 18% entro il 2030 il consumo di antibiotici rispetto al 2019, nel 2024 l’Italia registra invece un aumento dei consumi del 3% rispetto al 2019. Restano insufficienti anche le coperture degli screening oncologici, soprattutto nelle Regioni del Sud e nelle Isole.

Più positivo appare il capitolo della ricerca biomedica del Ssn nell’ambito del Pnrr. Sono stati finanziati 213 progetti, oltre il target di 200, tra Proof of Concept e malattie rare, e ulteriori 341 progetti relativi a malattie altamente invalidanti, anche in questo caso oltre il valore obiettivo. Sul Piano nazionale complementare, invece, l’Ecosistema innovativo della salute evidenzia un avanzamento parziale: a fronte di 290,56 milioni stanziati per il periodo 2021-2028, sono stati erogati 200,28 milioni e rendicontati 58,63 milioni. Per l’Hub antipandemico la rendicontazione resta modesta: 16 milioni rispetto a 137 milioni erogati, rallentamento ricondotto alla complessa fase di avvio della Fondazione Biotecnopolo di Siena.

Infine, il personale. La legge di bilancio 2026 prevede risorse per un piano straordinario di assunzioni e per misure di valorizzazione e stabilizzazione. Tra le misure segnalate dalla Corte c’è l’autorizzazione per aziende ed enti dei servizi sanitari regionali ad assumere personale sanitario a tempo indeterminato, in deroga ai vincoli vigenti, nel limite complessivo di 450 milioni annui dal 2026.

Sulla base dei dati del Conto annuale 2023, queste risorse potrebbero consentire l’assunzione di oltre 1.000 dirigenti sanitari e oltre 6.300 dipendenti del comparto, anche se la composizione effettiva del personale assunto potrà variare entro il limite delle risorse disponibili.

In questo quadro si inserisce anche il tema del ricorso ai cosiddetti medici “gettonisti”, utilizzati dalle aziende sanitarie per coprire turni e servizi, in particolare nelle aree più esposte alla carenza di personale. Per la Corte si tratta di un fenomeno che segnala la difficoltà del sistema a garantire con risorse stabili e strutturate la continuità dei servizi, soprattutto nei presidi e nelle specialità dove la pressione organizzativa è più elevata. Il rischio è duplice: da un lato l’aumento dei costi per prestazioni acquisite all’esterno, dall’altro la frammentazione dell’organizzazione del lavoro, con possibili ricadute sulla continuità assistenziale e sulla qualità dei percorsi di cura.

Il tema dei gettonisti, quindi, non è solo una questione di spesa, ma il sintomo di una fragilità più ampia: la difficoltà del Ssn nel rendere attrattivo il lavoro pubblico, programmare i fabbisogni, coprire i turni ordinari e stabilizzare le professionalità necessarie. Le nuove risorse per le assunzioni rappresentano un segnale, ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità di trasformarle rapidamente in personale effettivamente disponibile nei reparti, nei servizi territoriali e nelle strutture più in sofferenza.

Il messaggio finale della Corte è quindi chiaro: la sanità non può essere valutata solo sulla base degli stanziamenti. Le risorse crescono, anche attraverso il Fondo sanitario nazionale, ma la prova decisiva resta la capacità di renderle effettive. Per cittadini e operatori contano i servizi realmente attivati, le strutture funzionanti, i tempi di accesso, i dati interoperabili, gli investimenti completati e il personale disponibile. Ed è proprio in questo passaggio, dalle risorse alla presa in carico, che si concentrano ancora le principali criticità del Ssn.

G.R.

24 Giugno 2026

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