Prescrizione sociale e link worker

Prescrizione sociale e link worker

Prescrizione sociale e link worker

Gentile Direttore, la prescrizione sociale è oggi uno degli strumenti più efficaci per integrare i determinanti sociali della salute nella pratica clinica ordinaria, e il link worker è la figura professionale che manca strutturalmente al sistema italiano di cure primarie. Le evidenze indicano che investire nella prevenzione di prossimità riduce accessi impropri, ricoveri e costi sanitari.

Gentile Direttore, la prescrizione sociale è oggi uno degli strumenti più efficaci per integrare i determinanti sociali della salute nella pratica clinica ordinaria, e il link worker è la figura professionale che manca strutturalmente al sistema italiano di cure primarie. Le evidenze internazionali sono concordi: ogni euro investito in prevenzione di prossimità genera risparmi significativi nella sanità tradizionale, riducendo accessi impropri al pronto soccorso, ricoveri evitabili e consumo inappropriato di farmaci. In Italia, con quasi 5,8 milioni di persone che rinunciano alle cure e una rete associativa e di volontariato tra le più ricche d’Europa, le condizioni per scalare il modello ci sono. Questo articolo ne descrive i fondamenti, il funzionamento e le competenze richieste, con l’obiettivo di offrire un riferimento operativo per chi intende sviluppare o consolidare esperienze territoriali.

Diseguaglianze di salute, fragilità e solitudini

In Italia, le disuguaglianze di salute – come dal recentissimo Report della Caritas Italia – si manifestano attraverso una stretta correlazione tradeprivazione socio-economica e vulnerabilità sanitaria. Attualmente, quasi 5,8 milioni di italiani rinunciano a visite mediche o cure a causa di difficoltà economiche, mentre oltre il 16% degli assistiti presso le strutture di assistenza presenta fragilità sanitarie.  Il quadro nazionale evidenzia diverse criticità strutturali e territoriali:

Rinuncia alle cure e povertà: La povertà non è più solo transitoria ma strutturale.

Disuguaglianze territoriali: Le barriere di accesso ai servizi sanitari – come da ISS, Epicentro – si concentrano maggiormente nelle aree periferiche e nel Mezzogiorno, dove l’indice di vicinanza e di fruibilità delle strutture di assistenza risulta inferiore rispetto alle regioni del Centro-Nord.

Cronicizzazione e salute mentale: Esiste una relazione bidirezionale tra disagio economico e patologie.

L’impatto sui servizi sociali: Le principali reti di supporto registrano un aumento dei bisogni legati alla salute, con una domanda di aiuto sanitario che cresce a ritmi vertiginosi e grava sempre più sul Terzo Settore.

Comunità proattive e prescrizione sociale

Secondo l’OMS e le principali società scientifiche, la fragilità è uno stato dinamico di vulnerabilità. Si manifesta quando un individuo subisce perdite in uno o più domini funzionali (fisico, psichico o sociale), riducendo la sua capacità di reagire a stress esterni, come una malattia acuta. Le disuguaglianze di salute sono differenze sistematiche, evitabili e ingiuste nello stato di salute tra diversi gruppi di persone. Non dipendono da fattori biologici, ma dai cosiddetti determinanti sociali della salute (reddito, istruzione, ambiente di vita). 

La fragilità agisce spesso come un “moltiplicatore” delle disuguaglianze: una persona fragile che vive in un contesto di povertà o isolamento (fragilità sociale) ha probabilità molto più alte di subire esiti avversi rispetto a un individuo fragile con una solida rete di supporto. 

La disconnessione sociale è la mancanza o limitazione di contatti e relazioni significative, che si manifesta sia come isolamento oggettivo che come solitudine soggettiva. Colpisce trasversalmente diverse fasce d’età, causando gravi danni fisici e mentali, tra cui depressione, ansia, declino cognitivo e, nei casi estremi, il ritiro sociale noto come hikikomori.  Aumenta il rischio di depressione, problemi cardiovascolari, declino delle capacità cognitive e disfunzioni fisiche.

La solitudine cronica è associata a un alto tasso di mortalità, stimato in oltre 871.000 decessi annui a livello mondiale tra il 2014 e il 2019.

La disconnessione sociale, quindi, aumenta il rischio di mortalità in misura comparabile ai principali fattori di rischio tradizionali, con un incremento del 29% del rischio coronarico e del 32% del rischio di ictus nelle persone socialmente isolate.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità nella sua Assemblea del 27 maggio 2025 ha approvato una risoluzione su “Il ruolo essenziale della connessione sociale nella lotta contro la solitudine, l’isolamento sociale e le disuguaglianze in ambito sanitario”.

Figura 1 – La prescrizione sociale nel Modello Frome (U.K.)

Il “modello Marmot” (o Marmot Review)

È un approccio strategico alla salute pubblica sviluppato da Sir Michael Marmot, focalizzato sulla riduzione delle disuguaglianze sanitarie attraverso l’azione sui determinanti sociali della salute. In particolare si è tenuto conto dei principi chiave del Modello Marmot, ovvero:

Equità fin dall’inizio: Garantire ai bambini una buona istruzione e sviluppo fin dalla scuola materna.

Istruzione e apprendimento permanente: Favorire opportunità di formazione per tutti.

Occupazione e condizioni di lavoro: Promuovere un lavoro dignitoso e condizioni lavorative sane.

Standard di vita: Assicurare un reddito minimo sufficiente per una vita sana.

Ambiente di vita sano: Creare comunità e ambienti sani e sostenibili.

Prevenzione: Dare priorità alla prevenzione delle malattie.

Il modello ha dato origine alle “Marmot Cities (o Regioni), ovvero amministrazioni locali che adottano questi principi per ridurre le disuguaglianze di salute a livello locale. Queste città implementano le azioni suggerite per migliorare le condizioni di vita dei cittadini, riducendo l’impatto dei fattori sociali ed economici sulla salute.

La prescrizione sociale

È un approccio innovativo che permette agli operatori sanitari di prescrivere ai pazienti attività non cliniche nella comunità. Lo scopo è migliorare il benessere psicofisico e combattere solitudine, patologie croniche o disagi psicosociali, sfruttando le risorse locali.

In base alle evidenze internazionali e italiane il percorso si articola in fasi distinte:

L’invio: Il medico di base o altri operatori socio-sanitari individuano un bisogno di natura sociale, emotiva o pratica non risolvibile solo con farmaci.

Il Link Worker: Il paziente viene indirizzato a un operatore di collegamento (il link worker), che valuta le necessità specifiche e le passioni della persona.

La “Prescrizione“: Viene elaborato un piano personalizzato per connettere il paziente con le risorse del territorio.

Le risorse coinvolte variano in base al contesto territoriale e possono includere:

Attività culturali e artistiche (es. corsi di pittura, teatro o visite ai musei).

Attività fisiche di gruppo o sportive (es. camminate, giardinaggio sociale).

Gruppi di mutuo aiuto e volontariato.

Corsi di cucina o laboratori per l’inclusione sociale.

Nata e consolidata nel Regno Unito, la pratica si sta diffondendo a livello globale. In Italia, la prescrizione sociale è un modello socio-sanitario che permette ai medici di indirizzare i pazienti verso attività non farmacologiche – come corsi d’arte, volontariato o sport – per curare fragilità e solitudine. Questa pratica è parte integrante dei programmi di welfare culturale.

Il quadro istituzionale si sostanzia in:

Linee guida OMS: L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha promosso in Italia l’adozione del toolkit dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, strutturando le sette fasi chiave necessarie per implementare i progetti territoriali (febbraio 2024).

Protocollo MiC-Salute: L’approvazione del protocollo d’intesa tra il Ministero della Cultura e il Ministero della Salute ha segnato una svolta storica per l’integrazione del welfare culturale nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN) (aprile 2026).

Le Case della Comunità: Il modello organizzativo italiano (Decreto Ministeriale 77/2022) individua in questi nuovi presidi territoriali il luogo ideale per realizzare un approccio multidisciplinare che include la prescrizione sociale

Figura 2 – Sviluppo di esperienze di prescrizione sociale: una risposta globale

OMS e la prescrizione sociale

Per l’OMS gli obiettivi e vantaggi sono:

Approccio Olistico: Riconosce che fattori come l’isolamento, le condizioni socioeconomiche e la solitudine incidono profondamente sulla salute.

Potenziamento del Paziente: Aiuta i destinatari a prendersi cura del proprio benessere in modo attivo, spesso coinvolgendo reti di supporto sociale.

Riduzione del Sovraccarico: Allevia la pressione sui sistemi sanitari di routine riducendo le richieste di assistenza non necessarie.

È pensata in modo particolare per le persone che necessitano di un supporto emotivo e sociale superiore a quello offerto dalla medicina clinica tradizionale. Rientrano in questo gruppo i pazienti con patologie croniche, le persone anziane o vulnerabili economicamente e chi soffre di isolamento sociale. Dopo la pandemia SARS-COV-2 anche i giovani.

Per l’OMS sono 7 le fasi per l’attuazione:

Analisi della situazione locale e delle disuguaglianze di salute.

Definizione chiara degli obiettivi e della visione del progetto.

Creazione di una governance e di un partenariato solido sul territorio.

Progettazione e definizione delle modalità di invio dei pazienti.

Mappatura delle risorse e delle attività non cliniche disponibili a livello comunitario.

Implementazione pratica del percorso di prescrizione.

Monitoraggio, valutazione dell’impatto e miglioramento continuo.

Figura 3 – WHO e ISS – Un kit di strumenti per la prescrizione sociale

Gli sviluppi in Italia.

In Italia è in forte espansione, supportata dalle linee guida ufficiali dell’Istituto Superiore di Sanità, con l’obiettivo di integrarla nei servizi territoriali come le Case della Comunità. Vedi anche le recenti Raccomandazioni su “Comunità, solitudini e salute” presentate al Convegno del 22 aprile c.a. in sede Università “Sapienza” dal Network Italiano omonimo. Sono scaricabili da: https://disse.web.uniroma1.it/it/convegno-presentazione-raccomandazioni Dallo stesso sito sono scaricabili gli allegati alle Raccomandazioni: Review su Modelli e strumenti in letteratura scientifica, la Scheda di autovalutazione dei progetti, il Glossario delle parole chiave, il database dei progetti internazionale e nazionali raccolti e studiati (15 internazionali e circa 68 nazionali).

L’importanza di questo approccio può sintetizzarsi in:

Visione Globale: Cura la persona nella sua interezza, riconoscendo che la salute dipende anche da fattori economici, culturali e sociali. Vedi l’approccio “One Health” delle Agenzie ONU;

Supporto Territoriale: Aiuta a superare l’isolamento e a sviluppare nuove competenze (life skills).

Efficacia: Riduce il ricorso inappropriato a farmaci e visite specialistiche, riduce gli accessi in PS/DEA, riduce i ricoveri ospedalieri, alleggerendo il carico sui sistemi sanitari.

Tutte le evidenze internazionali e anche le esperienze italiane sono concordi nei risultati.

Il link worker e la prescrizione sociale.

È la figura chiave della prescrizione sociale (social prescribing). Funge da ponte tra i servizi sanitari e la comunità: accoglie i bisogni del paziente inviato dal medico di base e lo connette con le risorse territoriali (attività culturali, sportive o di volontariato) per migliorarne il benessere psicosociale. Agisce come un “navigatore” sociale, ascoltando attivamente e supportando le persone (giovani, NEET o persone con patologie croniche): Il suo approccio è basato sulla domanda “Cosa conta per te?”.

 Lavora spesso in team multidisciplinari di cure primarie, in collaborazione con medici di medicina generale, educatori e psicologi. Le attività possono includere gruppi di supporto e volontariato per contrastare l’isolamento sociale; attività creative o sportive come corsi di arte, giardinaggio comunitario o gruppi di cammino, consulenza tecnica a supporto per problemi abitativi, legali o finanziari; orientamento professionale: supporto specifico per giovani in situazioni di vulnerabilità (cfr. il progetto europeo C.O.P.E. Capabilities, Opportunities, Places and Engagement).

Come funziona la Prescrizione Sociale

Il Processo: Il medico di medicina generale individua un disagio (solitudine, lieve depressione, isolamento) non trattabile solo con farmaci, e indirizza il paziente al link worker.

Il Ruolo del Link Worker: L’operatore ascolta il paziente, individua le sue passioni e lo orienta verso risorse locali (es. gruppi di cammino, orti urbani, corsi d’arte, volontariato).

L’Obiettivo: Ridurre la solitudine, favorire l’inclusione sociale e migliorare la salute globale attraverso la partecipazione attiva alla vita di comunità.

In Italia il modello è in fase di sviluppo, con sperimentazioni attive in diverse regioni:

Emilia-Romagna: Progetti promossi dalle Aziende USL (come a Bologna) per integrare i servizi sociali e sanitari nella cura dei giovani e delle persone con fragilità.

Trentino: Avviato il progetto STARTin’ che supporta i giovani attraverso un portale dedicato, formando operatori di rete per mappare le risorse del territorio.

Fondazioni Private: Enti come la Fondazione IBSA per la Ricerca Scientifica promuovono attivamente lo studio e la diffusione di questo modello di cura.

Le competenze principali per un link worker

Le competenze del link worker possono essere organizzate facendo riferimento sia alle esperienze internazionali sia alle specificità emerse nelle esperienze italiane raccolte dal Network “Comunità, Solitudini e Salute”:

Identificare e mappare le realtà del territorio (associazioni, centri di volontariato) disponibili a collaborare;

Lavorare in team multidisciplinari con medici di base, servizi sociali, enti del terzo settore e autorità locali

Analizzare i determinanti sociali della salute (isolamento, problemi abitativi, mancanza di attività fisica).

Ascoltare i bisogni e le storie delle persone per definire loro obiettivi di benessere, potenziando l’autonomia e la consapevolezza nella gestione della salute.

Utilizzare tecniche relazionali e di coaching per rafforzare la motivazione al cambiamento.

Definire obiettivi di benessere personalizzati.

Lavorare insieme all’utente (e talvolta alla famiglia) per creare un “Piano di Inclusione Sociale” o un percorso di cambiamento. 

Capacità di connettere efficacemente il bisogno della persona alla risorsa territoriale più adatta.

Accompagnare le persone nel percorso di attivazione, aiutandole a superare ostacoli burocratici o pratici.

Verificare i risultati dei percorsi intrapresi. 

Quindi il link worker è fondamentale per passare da un approccio puramente assistenziale a uno che valorizza le potenzialità della persona e della comunità.

Prime possibili indicazioni per chi vuole sviluppare esperienze di prescrizione sociale

Il Link Worker o Connettore Sociale, quindi, non fornisce soluzioni precostituite, ma co-progetta un piano personalizzato basato sugli interessi della persona. Conosce profondamente il territorio e le associazioni locali, agendo come una bussola per l’utente. Si occupa della salute pubblica in modo preventivo e integrato, riducendo la pressione sui medici di base. 

In Italia abbiamo milioni di volontari e di caregiver e centinaia di migliaia di badanti, per non parlare di scuole e parrocchie e altre forme associative culturali e religiose.

Sono tutti asset di comunità da mettere in rete e valorizzare.

Tre indicazioni emergono con chiarezza dalle esperienze analizzate.

Per i medici di medicina generale e specialisti: integrare nella valutazione clinica ordinaria la rilevazione dei determinanti sociali della salute e sviluppare familiarità con le risorse territoriali disponibili per l’invio ai link worker.

Per le Aziende USL e le Case della Comunità: prevedere nei piani organizzativi la figura del link worker con un profilo professionale definito, un percorso formativo riconosciuto e un sistema di monitoraggio degli esiti.

Per le Regioni e il Ministero della Salute: investire nella mappatura sistematica degli asset comunitari, finanziare la sperimentazione su scala e valutarne l’impatto con indicatori condivisi, valorizzando il ricco tessuto associativo italiano – milioni di volontari, caregiver, enti del Terzo Settore – come infrastruttura di welfare già esistente e da connettere, non da costruire da zero.

Si ringrazia Andrea Vannucci, per i contributi forniti.

Giorgio Banchieri,

Segretario Nazionale ASIQUAS, Docente DiSSE, Università “Sapienza”, Roma

Laura Franceschetti,

Professoressa presso DiSSE, Università “Sapienza”, Roma.

Riferimenti.

Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): A scoping review on social prescribing (2022).

APRIREnetwork: Raccomandazioni Italiane sulla prescrizione sociale e le comunità proattive (2026),

Compagnia di San Paolo: La prescrizione sociale di arte e cultura in Italia.

Hotz, J. (2024). The Connection Cure.

Bertotti, M., et al. (C.O.P.E. Project – IRIS Network). Il modello della prescrizione sociale per attivare economie sociali e di prossimità.

Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri: Dossier Solitudine fra gli Anziani in Europa.

25 Giugno 2026

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