Case della Comunità, la sfida è trasformare le strutture in percorsi di cura

Case della Comunità, la sfida è trasformare le strutture in percorsi di cura

Case della Comunità, la sfida è trasformare le strutture in percorsi di cura

Gentile Direttore, l’ASL Roma 2 è il territorio sanitario più esteso in Europa per numero di assistiti, con oltre 1,3 milioni di residenti distribuiti su sei distretti. Numeri che, se letti solo in termini statistici, rischiano di far percepire il sistema sanitario come distante. La sfida è trasformarli in prossimità, accesso e percorsi di cura riconoscibili...

Gentile Direttore,
l’ASL Roma 2 è il territorio sanitario più esteso in Europa per numero di assistiti, con oltre 1,3 milioni di residenti distribuiti su sei distretti. Numeri che, se letti solo in termini statistici, rischiano di far percepire il sistema sanitario come distante. La sfida è trasformarli in prossimità, accesso e percorsi di cura riconoscibili.

Per questo abbiamo scelto di non fermarci alla pianificazione ma di realizzare concretamente la rete prevista dal DM 77 del 2022. L’ASL Roma 2 ha completato infatti, entro le scadenze PNRR del 31 marzo 2026, l’attivazione di 22 Case della Comunità e 2 Ospedali di Comunità. Non è solo un target ma una nuova infrastruttura territoriale per avvicinare il Servizio sanitario ai cittadini, in particolare a chi convive con bisogni complessi, cronici o fragili.
Oggi, in ciascuno dei sei distretti, il cittadino può trovare un presidio sanitario di prossimità nel quale essere orientato e accompagnato da un’équipe multiprofessionale con specialisti, infermieri di famiglia e comunità, altri professionisti sanitari e medici di medicina generale.

In questa direzione va anche il nuovo Accordo Collettivo Nazionale per la medicina generale, che consente ai medici di medicina generale di operare nelle Case della Comunità dentro un sistema più strutturato e integrato. Si aggiunge il piano assunzionale negoziato con la Regione Lazio per rafforzare l’assistenza territoriale. Perché la piena operatività della rete non dipende soltanto dagli edifici ma dalla presenza stabile di professionisti, servizi, orari, percorsi e modalità di accesso comprensibili.

È questo il cuore del cambiamento: passare da una sanità organizzata attorno alla singola prestazione a una sanità organizzata attorno al percorso di cura. Una sanità in cui la persona viene accompagnata nel tempo, soprattutto quando convive con una patologia cronica o con una condizione di fragilità.
La presenza capillare delle 22 Case della Comunità consente di conoscere meglio i bisogni delle comunità locali e di garantire interventi più appropriati. Nel PNRR abbiamo dato attenzione anche ai quartieri con maggiori fragilità sociali, perché la sanità territoriale deve contribuire a ridurre le diseguaglianze nell’accesso ai servizi.

Parliamo di persone per cui il tempo di risposta è decisivo: anziani fragili, persone con disabilità, malati cronici, pazienti con bisogni palliativi, famiglie e caregiver. Attraverso questo modello possiamo offrire un’assistenza più mirata, ridurre i ricoveri evitabili e migliorare la qualità della vita.

Per rafforzare questa continuità, ogni Casa della Comunità è collegata a una sede di Assistenza Domiciliare Integrata. È un cambiamento significativo rispetto al passato, quando il servizio era più centralizzato e quindi più distante dal bisogno reale delle persone. Integrare l’ADI nella nuova architettura territoriale significa rendere più naturale il passaggio tra ambulatorio, domicilio, territorio e ospedale.

La stessa logica riguarda la gestione del dolore cronico e il potenziamento delle cure palliative, ambiti in cui la medicina territoriale può produrre risultati significativi. In questo campo abbiamo scelto un modello basato su identificazione precoce del bisogno, continuità ospedale-territorio-domicilio e presa in carico della fragilità come indicatore di qualità.

È qui che la valutazione multidimensionale dell’équipe multiprofessionale fa la differenza: permette di attivare il percorso più appropriato prima che il bisogno diventi urgenza e che l’urgenza si traduca in accesso improprio al pronto soccorso. Il punto di snodo è la Centrale Operativa Territoriale, che coordina i nodi della rete e garantisce continuità assistenziale tra ospedale, territorio e domicilio.

Accanto alla presa in carico, c’è la prevenzione. Attraverso i progetti previsti dai piani regionali, che coinvolgono scuole, università e comunità locali, vogliamo promuovere consapevolezza dei fattori di rischio, corretti stili di vita, prevenzione delle dipendenze e salute mentale.

Il passaggio da un sistema sanitario reattivo a uno proattivo sposta dunque l’attenzione dalla cura della malattia alla promozione della salute. Questo cambiamento passa dal rafforzamento della sanità territoriale, dalla rete delle Case della Comunità e dai programmi che coinvolgono direttamente i cittadini.
Ora si apre una fase altrettanto decisiva: far conoscere questa rete, renderla comprensibile e aiutare i cittadini a utilizzarla. Per questo l’informazione pubblica diventa parte integrante del servizio. Spiegare quando serve una Casa della Comunità, quali prestazioni vi si possono trovare, come accedere e a chi rivolgersi non è un elemento accessorio: è una condizione di accessibilità.

Le Case della Comunità rappresentano oggi uno strumento concreto, non più solo programmatico, per costruire una sanità più vicina ai cittadini, orientata alla prevenzione e capace di realizzare una presa in carico effettiva.

§La sfida, adesso, è passare dai numeri ai bisogni, dalle strutture ai servizi, dal PNRR alla vita quotidiana delle persone.

Francesco Amato
Direttore Generale ASL Roma 2 – Membro del Tavolo tecnico del Ministero della Salute per l’individuazione delle strategie e delle soluzioni volte a garantire la piena operatività delle Case della Comunità

01 Luglio 2026

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