Veri o falsi problemi?

Veri o falsi problemi?

Veri o falsi problemi?

Gentile Direttore, la lettera a QS del 2 luglio del Dott Pier Luigi Bartoletti merita, dal nostro punto di vista, un commento per la parte riguardante le proposte su Ambito medico, continuità di percorso e valorizzazione della professione perché ci consente di ritornare su questioni per noi fondamentali....

Gentile Direttore,
la lettera a QS del 2 luglio del Dott Pier Luigi Bartoletti merita, dal nostro punto di vista, un commento per la parte riguardante le proposte su Ambito medico, continuità di percorso e valorizzazione della professione perché ci consente di ritornare su questioni per noi fondamentali.

Non entriamo invece nel merito della prima parte della lettera in quanto è la riproposizione di “luoghi comuni della FIMMG” a cui si aggiunge una certa dose di autocompiacimento che non arricchiscono un dibattito necessario e oggi indispensabile per uscire da una crisi delle cure primarie sempre più evidente.

Il dott Bartoletti, dunque, propone un Ambito unico in cui possano operare in condizioni di parità professionale il MMG e lo specialista ambulatoriale o ospedaliero che sia. Semplice a dirsi ma impossibile a farsi se tali professionisti hanno contratti diversi e titoli professionali non equivalenti dal punto di vista del riconoscimento professionale reciproco.

Cominciamo dal primo aspetto, perché il più importante: i contratti
I contratti di lavoro sono lo strumento attraverso i quali i professionisti assumono responsabilità, autorità decisionale e vantaggi professionali (status e retribuzione) accettando le regole che la PA ritiene funzionali al servizio prestato.
Le regole però devono essere comuni se non si vuole creare dissidi all’interno del contesto professionale e difformità di trattamento.

E dunque non ha alcuna ragionevolezza che professionisti che operano nello stesso ambito su progetti condivisi abbiamo una regolazione contrattuale differenziata che di fatto impedisce un’omogenea ed egualitaria utilizzazione di tale indispensabile risorsa umana, nonché un clima lavorativo paritario.

La Fimmg invece con la scusa del rapporto fiduciario, che oggi è inesistente per la paucità dei MMG e per il sovraccarico di pazienti oltre il massimale che caratterizza la maggioranza dei pochi rimasti in servizio, ripropongono il consueto e logoro regime convenzionale.

Una doppia falsità perché il MMG che opera nel distretto da dipendente può mantenere i propri pazienti come avviene anche negli ambulatori specialistici in cui è possibile scegliere il professionista da cui farsi seguire e perché di fatto oggi nessuno può “scegliere” il proprio MMG ma al contrario deve “accontentarsi” di quello che offre il mercato e che spesso è scarsamente disponibile perché oberato dal lavoro.

Sono questi i motivi per cui riteniamo che il vero MMG sia il farmacista o il dott Google che oggi offre a titolo gratuito chat GPT e altri sistemi di IA fortemente affidabili dal punto di vista scientifico.

Il valore aggiunto che il MMG può offrire è la sua presenza continua e la certezza nella continuità del servizio. Aspetti che oggi difficilmente vengo i garantiti e che spingono i pazienti a rivolgersi al PS per ogni problema e sempre più spesso del tutto impropriamente.

Il secondo aspetto: il budget unico
Il dott Bartoletti propone il budget unico dimenticando completamente, che all’inizio della riforma sanitaria quel sistema, allora vigente, non aveva funzionato in quanto le strabordanti necessità dell’ospedale lasciavano ben poco alle attività distrettuali.
E da allora la necessità di vincolare per legge una quota di risorse alle attività extraospedaliere.

Il budget dunque deve restare distrettuale, deve essere congruo, deve essere codeciso con gli enti locali e deve prevedere una catena di coordinamento degli operatori per il raggiungimento di obiettivi di salute definiti in sede di PAT.

Il modello erogativo deve essere basato sulle reti cliniche a complessità differenziata-crescente e su PDTA condivisi tra professionisti, pazienti e regolatore pubblico in cui il paziente viene preso in carico e seguito per l’intero percorso assistenziale.

Un processo di progettazione delle attività sanitarie che richiede un approccio One Health per raggiungere risultati apprezzabili e la disponibilità di operatori equivalenti dal punto di vista normativo e formativo.

Questo secondo aspetto merita un ulteriore approfondimento.

Il MMG ha un percorso formativo “difettivo” rispetto agli altri professionisti che operano nel SSN, come da molti sottolineato compresi gli scriventi.

Ricordiamo che ha infatti un attestato formativo, gestito dai sindacati maggiormente rappresentativi, di livello inferiore rispetto al titolo di specializzazione e ha un training specifico orientato a una “medicina di carta” di regole e burocrazia che non gli consente di affrontare in autonomia la complessità clinica, acquisibile solo dopo un congruo percorso formativo congruo e con tirocinio in corsia per acuti e cronici riacutizzati.

È necessario dunque rivedere il percorso di accesso alla medicina generale con la istituzione di una specialità di livello universitario e deve essere previsto come nel Regno Unito, ad esempio, un periodo consistente di servizio ospedaliero prima di accedere al ruolo di MMG .

Siamo convinti che siano queste e solo queste le condizioni per ottenere una scambiabilità’ reale tra MMG e specialisti e per dare una effettiva equivalenza di ruoli e funzioni a professionisti oggi troppo distanti tra loro e per rendere attrattiva una professione da cui i giovani rifuggono.

Tutte questioni di cui nell’intervento del dott Bartoletti non si parla mentre il governo offre come unica soluzione quella del mantenimento in servizio degli attuali MMG fino all’età di 73 anni!
Una soluzione peggiore del problema che si vuole risolvere.

Un’ ultima osservazione riguarda invece la crescente privatizzazione della sanità che il dott Bartoletti attribuisce semplicisticamente a qualche “esperto” incapace di ascoltare i suoi buoni consigli.

La crescente privatizzazione è un problema complesso che non può essere certo semplificato e che merita un approfondimento non viziato da meri schieramenti.

In gioco ci sono infatti condizioni e cause diverse: le scelte politiche di chi in nome di una presunta razionalizzazione ha invece tagliato senza pietà il budget per la sanità; gli interessi economici del complesso sanitario privato e della sua pervasività nel mondo della politica e dei media; il corporativismo dei professionisti sanitari che non amano mettersi in discussione e che senza accorgersene hanno segato il ramo su cui erano seduti e infine la storica debolezza degli enti locali e delle organizzazione dei pazienti. Per citare alcuni dei nodi alla base di questo processo che sembra inarrestabile.

Un processo lungo e complesso che ha stravolto il nostro sistema sanitario facendolo diventare uno fra i più privatizzati in Europa.

Si tratta questa di una vera emergenza che richiede un incontro reale e senza furberie da parte di tutti quelli che credono nel servizio pubblico e lo ritengono di rango superiore rispetto alle aspettative, seppure degne di essere rappresentate dei singoli attori.

Roberto Polillo e Mara Tognetti

06 Luglio 2026

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