Rsa. Circa 1 residente su 40 ha un’infezione correlata all’assistenza. Dal progetto Ccm una ‘cassetta degli attrezzi’ per prevenirle

Rsa. Circa 1 residente su 40 ha un’infezione correlata all’assistenza. Dal progetto Ccm una ‘cassetta degli attrezzi’ per prevenirle

Rsa. Circa 1 residente su 40 ha un’infezione correlata all’assistenza. Dal progetto Ccm una ‘cassetta degli attrezzi’ per prevenirle

Spesso resistenti agli antibiotici. A Udine presentati i risultati del progetto CCM finanziato dal Ministero della Salute con strumenti operativi per rafforzare la prevenzione nelle Rsa. Brusaferro: “Centrale il tema della tassonomia, la frammentazione degli approcci rende difficile garantire standard minimi”. Pubblicato da Iss il report su Ica e uso degli antimicrobici nelle Rsa

Nelle Rsa italiane le infezioni correlate all’assistenza restano un nemico silenzioso. Colpiscono migliaia di residenti, sono spesso sostenute da microrganismi resistenti agli antibiotici e, in molti casi, potrebbero essere evitate adottando misure di prevenzione efficaci. A fare il punto è il progetto CCM finanziato dal Ministero della Salute, che oggi a Udine ha presentato una fotografia aggiornata del fenomeno e una vera e propria “cassetta degli attrezzi” per aiutare operatori, strutture e istituzioni a ridurre il rischio infettivo.

Le indagini condotte nell’ambito del progetto stimano che il 2,6% dei residenti presenti un’infezione correlata all’assistenza nel giorno della rilevazione. Tra gli strumenti messi a disposizione figurano un manuale operativo, due corsi di formazione a distanza (FAD) e una piattaforma informatica che raccoglie evidenze scientifiche e indicazioni pratiche per la prevenzione e il controllo delle ICA nelle strutture residenziali

“Il progetto ha messo in luce diversi aspetti da migliorare per affrontare il problema, e mette a disposizione degli strumenti condivisi e validati scientificamente – sottolinea Silvio Brusaferro, dell’Università di Udine, che ha coordinato lo studio – uno dei problemi principali è quello della tassonomia, con il termine Rsa si identificano realtà molto diverse tra loro per dimensioni e intensità di cura. La frammentazione degli approcci rende difficile garantire standard minimi omogenei in tutto il paese e anche proporre raccomandazioni per tipologia di struttura”.

Più posti letto degli ospedali, ma regole ancora troppo diverse

Nel settore delle strutture residenziali sociosanitarie nonostante i posti letto non manchino, la frammentazione normativa, organizzativa e assistenziale e le marcate differenze tra Nord e Sud pesano e non poco.“Il settore –  aggiungono Enrico Ricchizzi, Regione Emilia Romagna, e Giancarlo Ripabelli Regione Molise – copre una vastissima area di assistenza del sistema sanitario e sociale con dimensioni più che doppie rispetto agli ospedali per acuti (7 posti letto x 1000 abitanti vs 3 posti letto x 1000 abitanti), ma appare estremamente frammentato a livello tassonomico, normativo, organizzativo e di standard assistenziali – spiegano Ricchizzi e  Ripabelli – anche la distribuzione sul territorio italiano non è uniforme, con il Sud che ha molto meno posti letto rispetto ad alcune aree del nord”.  

La ‘fotografia’ della situazione

L’indagine sulla prevalenza delle ICA e sull’uso di antimicrobici, denominata HALT, giunta alla quarta edizione, è stata condotta nel 2024 su un campione nazionale di 470 strutture e 31.670 residenti. Il giorno dell’indagine il 2,6% dei residenti presentava almeno una ICA, un numero in calo rispetto a quella precedente (2017): le più frequenti erano urinarie (37,8%) e respiratorie (33,3%). Inoltre, 915 residenti (2,9%) erano in trattamento con antimicrobici, principalmente penicilline (26,3%), cefalosporine (24,6%) e fluorochinoloni (10,5%). Il 46,2% dei microrganismi monitorati risultava resistente ad almeno una classe di antibiotici. Il report completo è stato pubblicato ieri sul sito dell’Iss.

“L’indagine di prevalenza – spiega Carla Zotti, docente di Igiene e Medicina Preventiva dell’Università degli Studi di Torino –  ha costituito un’occasione per condividere con tutte le Regioni non soltanto dati descrittivi della nostra realtà nazionale ma anche una modalità di raccolta  e archiviazione dei dati, con una particolare attenzione all’eticità  alla  protezione dei dati, e all’uso di un protocollo condiviso  per lavorare con le stesse modalità e rendere confrontabili i dati regionali e locali”.

Dalla vita in comunità alla “porta girevole” tra ospedale, lungodegenze e residenze, i fattori di rischio di infezioni

Accanto ai fattori individuali, nelle RSA il rischio infettivo è amplificato da specifiche caratteristiche organizzative e assistenziali, quali la vita in gruppo, la degenza prolungata dei residenti, il rapido turnover del personale, il coinvolgimento significativo di operatori diversi dai professionisti sanitari regolamentati, la frequente condizione di immunocompromissione di molti residenti e l’uso diffuso di dispositivi invasivi – spiega Fabrizio Gemmi, Coordinatore dell’Osservatorio per la Qualità ed Equità · Agenzia regionale di sanità della Toscana – Inoltre, a questi elementi si aggiunge anche il fenomeno della ‘porta girevole’, ovvero il frequente trasferimento di pazienti tra ospedali e strutture di lungodegenza, che gioca un ruolo determinante nella dinamica della colonizzazione e della trasmissione delle infezioni”. 

A complemento delle survey di prevalenza, il progetto ha sviluppato un sistema pilota di monitoraggio sostenibile, basato sui flussi amministrativi correnti, che descrive il carico infettivo e la circolazione dei patogeni resistenti, sfruttando l’integrazione dei flussi esistenti nelle reti del Servizio Sanitario Regionale. Su questa base è stato costruito un set di indicatori standardizzati che tiene conto dell’unità territoriale – le RSA afferenti a uno stesso ospedale di riferimento e al relativo laboratorio – e include esplicitamente la rete ospedaliera e aiuta a orientare gli interventi verso le aree più vulnerabili. “È proprio l’identificazione di questa rete – spiega Caterina Rizzo ordinaria di Igiene Generale e Applicata – che può permettere di garantire interventi omogenei e coordinati di prevenzione e controllo delle infezioni”.

Sempre nell’ambito del programma sono stati condotti 18 focus group che hanno coinvolto 77 tra responsabili organizzativi e professionisti sanitari rappresentativi del territorio nazionale da cui sono emerse, dal punto di vista degli operatori, le criticità e i possibili interventi migliorativi.

La ‘cassetta degli attrezzi’ contro le infezioni

Grazie al progetto, coordinato dall’Università di Udine che ha visto coinvolte cinque Regioni e cinque università e l’Istituto Superiore di Sanità, sono stati messi a punto diversi strumenti che sono a disposizione degli operatori sanitari, ma con indicazioni utili anche ai residenti e alle famiglie.  Il manuale per gli operatori delle strutture affronta diverse aree tematiche, tra cui la sicurezza e protezione individuale, la gestione dei dispositivi invasivi, la gestione ambientale e degli impianti, la sorveglianza e la gestione degli outbreak, la prevenzione delle infezioni da microrganismi multiresistenti, la formazione del personale e il coinvolgimento dei residenti e dei familiari. Gli interventi e le strategie presentati sono individuati per l’efficacia documentata e replicabilità. Inoltre, tenendo conto del fatto che le strategie di prevenzione e controllo delle infezioni richiedono aggiornamento continuo, accesso rapido alle informazioni e supporto operativo per il personale sanitario, è stata realizzata una piattaforma online al fine di semplificare la gestione e la fruizione dei contenuti digitali.

“La realizzazione del Manuale – afferma Antonella Agodi, docente dell’università degli Studi di Catania – nasce dall’esigenza di colmare la carenza di linee guida e raccomandazioni specifiche per il setting delle Rsa, con l’obiettivo di offrire a tutti gli operatori, sanitari, assistenziali, gestionali e direzionali, un testo di consultazione, capace di guidare la pratica quotidiana verso un approccio uniforme, basato sulle evidenze scientifiche”.

La prevenzione e il controllo delle infezioni in questo particolare contesto sono stati oggetto di due corsi di formazione a distanza, uno per i risk manager e l’altro per gli operatori sanitari e socio-sanitari delle RSA, che è già stato seguito finora da oltre 10.000 mila professionisti. I corsi sono stati rivisti e adattati attraverso una survey che ha visto la partecipazione volontaria di oltre 4500 persone.

“La letteratura indica che l’implementazione sistematica di misure di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC) può ridurre significativamente l’incidenza delle ICA, fino al 50%, confermando il valore di interventi strutturati e continuativi, tra cui proprio la formazione, come raccomandato da Oms e Ecdc. Le ICA – spiega Paolo D’Ancona, responsabile per l’Iss del progetto – rappresentano una delle principali cause di eventi avversi nei servizi sanitari e costituiscono un rilevante problema di sanità pubblica, con importanti ricadute in termini di morbosità, mortalità e impatto economico sui sistemi di cura”. 

Enti partecipanti al CCM

Università degli Studi di Udine, Dipartimento di Area Medica

  • Istituto Superiore di Sanità – Dipartimento di Malattie Infettive
  • Università di Torino, Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche
  • Regione Emilia-Romagna
  • Regione Friuli Venezia Giulia
  • Università degli Studi di Catania, Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Tecnologie Avanzate “GF Ingrassia”,
  • Agenzia regionale di Sanità Toscana
  • Regione Lombardia – ARIA spa
  • Università degli Studi del Molise, Dipartimento di Medicina e Scienze della Salute “Vincenzo Tiberio
  • Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale
  • Università di Pisa, Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia

09 Luglio 2026

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