Gentile Direttore, se si confronta la prevalenza nel corso degli anni delle singole diagnosi psichiatriche, nei minori di anni 18, emerge un quadro decisamente preoccupante. Mi riferisco in particolare alla situazione relativa ai minori che hanno avuto accesso ai Servizi pubblici, nella Regione Veneto, mettendo a confronto i dati contenuti in un Report abbastanza dettagliato, che la Regione stessa aveva fatto nel 2014, e quelli ottenuti faticosamente, con accesso agli atti, per il periodo 2018-2022.
Si tratta di una analisi limitata alla Regione Veneto, ma che probabilmente riflette una problematica realtà nazionale.
Quello che emerge non è tanto un mutamento nella prevalenza generale, rimasta sostanzialmente stabile, con 682/10.000 minori che hanno avuto almeno una visita nel 2014 e 679/10.000 che la hanno avuta nel 2026. Va precisato che nella Regione Veneto le unità di offerta coinvolte in queste problematiche minorili sono i Servizi per la Età Evolutiva, quelli di Neuropsichiatria Infantile e le unità funzionali per la adolescenza, e le prime due seguono anche situazioni di disabilità, problemi specifici di sviluppo e apprendimento problemi legati a dinamiche familiari, e patologie legate a anche a condizioni neurologiche.
Colpisce invece un netto cambiamento nella prevalenza di alcune patologie strettamente psichiatriche, con valori di tutto rilievo. In particolare il raggruppamento disturbi affettivi o dell’umore, che è passato (parliamo sempre di tassi (/10.000 minori) da 7,4 a 21,3; ADHD passato da 15,5 a 42,9; sindromi fobiche legate a stress e somatoformi, passate da 17,0 a 46,4 e infine l’autismo passato da 22,8 a 53,2. La schizofrenia ha avuto un incremento importante ma minore (da 1,8 a 2,5) e così i Disturbi di Personalità (da 3,4 a 4,4).
Sarebbe importante capire quali sono le fasce d’eta più coinvolte per i vari disturbi, ma purtroppo i dati disponibili non consentono questo approfondimento.
Complessivamente le diagnosi di più stretta pertinenza psichiatrica sono passate da 85,0/10.000 nel 2014 a 186,5/10.000 nel 2022.
Per questi servizi la stabilità della prevalenza totale (ove è inclusa anche la disabilità e disturbi di apprendimento, scolari, ecc..) con un incremento così importante della parte più strettamente psichiatrica, suggerisce che sia in atto comunque un processo di ridefinizione interna, più portata dalla tipologia della richiesta che da effettive scelte operative. Ma questo pone un problema relativamente alla organizzazione di queste unità di offerta, che non è mutata, e ed alle risorse di cui dispongono, che non hanno mostrato alcun adeguamento effettivo nelle figure più rilevanti per questo tipo di problemi.
Ma una ulteriore domanda si pone invece relativamente a questi incrementi importanti nel corso di pochi anni nelle patologie psichiatriche. Una crescita costante dal 2018 e 2022 suggerisce certo il ruolo di aspetti legati al Covid-19, ma andrebbe comunque chiarito se si tratti di un incremento reale nella incidenza, e se contribuiscano altri aspetti, quali una maggiore attenzione diagnostica, o anche una maggiore propensione alla diagnosi, da parte dei professionisti, per aspetti in passato non valutati in forma patologica.
Un altro aspetto che andrebbe approfondito, ma sul quale pure purtroppo non abbiamo dati specifici, riguarda quello dei trattamenti terapeutici.
I dati del rapporto OSMED (AIFA) mostrano un incremento importante nel corso degli anni della prevalenza d’uso degli psicofarmaci nei minori, che passa da 26/10.000 nel 2016 allo 57/10.000, nel 2024, con un uso sempre più rilevante di antipsicotici ed antidepressivi. Nel 2020 la prevalenza di uso degli antipsicotici nei minori era 19/10.000 e per gli antidepressivi era 15/10.000, passata poi nel 2024 per gli antipsicotici a 32/10.000 e per gli antidepressivi a 23/10.000 con un incremento in soli 4 anni ripetitivamente del 68 e 64%.
C’è un problema di scelte terapeutiche ma c’è anche forse un problema di appropriatezza d’uso. Una prescrizione così importante degli antipsicotici, se messa in relazione con le prevalenze di patologia, fa infatti pensare non solo ad un uso sistematico nelle patologie in indicazione, ma anche ad un importante utilizzo off-topic. E sono tutte e due questioni serie che andrebbero approfondite, anche alla luce delle evidenze sui vantaggi e sui problemi posti da tali farmaci in età così precoce, oltre che sulla reale efficacia.
Ma purtroppo mancano dati che mettano in correlazione le varie diagnosi con i trattamenti, sia a livello della Regione del Veneto, sia, per quanto mi risulta, a livello nazionale.
Cosi come mancano dati relativi ad anni più recenti, per quanto riguarda le patologie trattate nel Veneto, e mancano dati di dettagli a livello livello nazionale.
Sappiamo quindi alcune cose ma molte ci mancano. Sappiamo che alcune patologie psichiatriche nei minori sono triplicate nel corso di pochi anni, sappiamo che è raddoppiato l’uso degli psicofarmaci nei minori e sappiamo che non esistono dati che permettano di capire quanto realmente sta avvenendo, anche perché non vengono raccolti in maniera sistematica in molte regioni ed a livello nazionale.
Queste tre cose le sappiamo, e sono tutte e tre molto preoccupanti.
Andrea Angelozzi
Psichiatra