Recuperare un tesoretto milionario per le cure dei cittadini, senza gravare di un solo centesimo sul bilancio dello Stato e senza nuove tasse. È l’obiettivo della proposta emendativa al DL 144/2026 (A.C. 3083) depositata da Fedir (Federazione Dirigenti e Direttivi Pubblici) all’attenzione dei Presidenti delle Commissioni Bilancio e Ambiente della Camera (On. Roberto Pella e On. Giuseppe Mangialavori) e della X Commissione del Senato, Sen. Francesco Zaffini.
“Oggi la Sanità pubblica accumula crediti per decine di milioni di euro che, per inefficienze e lentezze burocratiche, sfumano sistematicamente in prescrizione”, spiega la Federazione. Si tratta di ticket non pagati, penali non applicate ai fornitori inadempienti, rivalse assicurative e rimborsi dovuti da cliniche private per prestazioni inappropriate. “Un vero e proprio salasso economico, ripetutamente bacchettato dalla Corte dei Conti, causato in primis dalla carenza di personale e di software adeguati”.
La ricetta Fedir: chi recupera viene premiato
Per invertire la rotta, la Fedir propone un meccanismo che si auto-alimenta con gli incassi reali. L’emendamento autorizza le Aziende Sanitarie a trattenere una quota marginale – fino a un massimo del 5% – del maggior gettito effettivamente recuperato rispetto alla media degli ultimi tre anni.
Questa percentuale, ricavata esclusivamente dai fondi strappati all’evasione e alla prescrizione, verrebbe così reinvestita:
– Almeno il 20% per l’acquisto e il potenziamento di strumenti informatici e tecnologici dedicati agli uffici di recupero crediti.
– La quota restante per incentivare direttamente il personale della Dirigenza PTA (Professionale, Tecnica e Amministrativa) impegnato nelle complesse fasi di accertamento e riscossione (escludendo il contenzioso legale).
Essendo legato esclusivamente alle somme che rientrano fisicamente nelle casse delle Asl, l’emendamento è rigorosamente a costo zero per lo Stato. Anzi, sottolinea la Federazione, “produce ricchezza: a fronte di un fondo incentivante stimato in 6 milioni di euro su scala nazionale, ben 114 milioni di euro all’anno (il 95% del recuperato) resterebbero nelle casse del SSN per finanziare servizi ai cittadini.”
“Ogni euro lasciato andare in prescrizione è una risorsa sottratta alla tutela della salute e ai bisogni dei cittadini: recuperare questi crediti rappresenta oggi una scelta obbligata e non più rinviabile per sostenere il Servizio Sanitario Nazionale – commenta Elisa Petrone, segretario generale Fedir nella nota che illustra la proposta –. Questo risultato, però, non si ottiene per inerzia: richiede l’impegno quotidiano e la professionalità della dirigenza amministrativa, che lavora costantemente per far quadrare i bilanci, verificare le inadempienze e garantire la corretta riscossione delle entrate. Tuttavia, al contrario delle altre figure che operano nella sanità pubblica, questa dirigenza è storicamente priva di idonei strumenti di incentivazione. È il momento di colmare questo vuoto: valorizzare chi assicura il rientro di queste somme non rappresenta un costo per lo Stato, ma una leva strategica per moltiplicare le risorse disponibili, portando benefici concreti agli ospedali e a tutti i cittadini. Questo emendamento sana una sperequazione storica e fa bene al Paese: combatte gli sprechi, motiva i professionisti e porta ossigeno puro ai nostri ospedali e all’intero Sistema Sanitario Nazionale”.
Il primo passo di una grande mobilitazione sindacale
Questa proposta, fa sapere la Fedir, rappresenta solo l’avvio di una più ampia offensiva sindacale. Fedir annuncia infatti un pacchetto di ulteriori emendamenti, già pronti per i prossimi disegni di legge, mirati “alla tutela dei diritti e alla giusta valorizzazione economica e giuridica di tutti i dirigenti rappresentati. Una battaglia a tutto campo che toccherà le specificità delle Regioni, degli Enti Locali, dei Segretari Comunali e Provinciali e dei Dirigenti PTA”.