Gentile Direttore,
con l’approvazione da parte del CIPA del Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana 2025-2027 e delle Linee guida sul senior cohousing e sul cohousing intergenerazionale, la riforma dell’assistenza agli anziani compie un passaggio importante del quale va dato merito, tra tutti, alla Viceministro Maria Teresa Bellucci, che ha svolto con esemplare determinazione un enorme lavoro di regia, raccordo e tenuta dei processi che hanno portato a questo risultato. Ora, però, comincia la parte più difficile: trasformare un nuovo impianto di principi, regole e strumenti in un sistema concretamente esigibile dalle persone.
Il Piano nasce nell’ambito della riforma avviata dalla Legge 33/2023 e definisce una programmazione specifica per la popolazione anziana, fondata sulla prevenzione della fragilità, sulla promozione dell’autonomia e sul sostegno alla non autosufficienza. Il punto che considero decisivo è il tentativo di superare una delle debolezze storiche del nostro welfare: la frammentazione tra sanitario e sociale. Punti Unici di Accesso, valutazione multidimensionale, équipe integrate e Progetto di assistenza individuale delineano un percorso nel quale servizi diversi devono finalmente ricomporsi intorno alla persona.
È una trasformazione tutt’altro che formale. Significa passare dalla prestazione – e dalla sua degenerazione, il “prestazionificio” – al percorso assistenziale, dalla somma sporadica degli interventi alla presa in carico, da sistemi che spesso costringono le famiglie a cercare separatamente risposte sanitarie e sociali a un modello chiamato a riconoscere unitariamente il bisogno.
In questa prospettiva, la domiciliarità assume un significato più ampio della semplice erogazione di prestazioni a casa. Significa costruire le condizioni perché la persona possa rimanere, quando possibile, nel proprio contesto di vita, preservando autonomia, relazioni e dignità. Tutelando, in definitiva, la sua umanità. È la stessa logica che ritroviamo nelle Linee guida sul senior cohousing e sul cohousing intergenerazionale: l’abitare condiviso viene concepito come strumento per contrastare solitudine e isolamento e prevenire il ricorso improprio o anticipato all’istituzionalizzazione.
Confcooperative Sanità ha lavorato con convinzione lungo questo percorso, contribuendo al confronto istituzionale attraverso audizioni, documenti e proposte. Lo abbiamo fatto partendo dall’esperienza delle cooperative che ogni giorno assistono migliaia di persone e conoscono concretamente i problemi che emergono quando sanitario, sociale e sociosanitario non riescono a dialogare.
Adesso il baricentro della riforma si sposta sui territori. Il Piano prevede che le Regioni traducano gli indirizzi nazionali nella propria programmazione, attraverso il confronto con autonomie locali, parti sociali ed enti del Terzo settore. Qui si misurerà la capacità di ridurre le differenze territoriali e di rendere effettivamente accessibili i nuovi percorsi.
La cooperazione sanitaria e sociosanitaria è pronta a fare la propria parte. Non rivendichiamo uno spazio per rappresentanza, ma per funzione: disponiamo di competenze professionali, capacità organizzativa, radicamento territoriale e soprattutto di un patrimonio di esperienza costruito nella domiciliarità e nella presa in carico delle fragilità. Abbiamo cuore, conoscenze e competenze.
Finalmente il Paese sembra avere una direzione più chiara. Operiamo perché questa straordinaria idea riformatrice si concretizzi, articolandosi nel sistema pubblico della salute.
Giuseppe Maria Milanese
Componente del CIPA e Vicepresidente vicario di Confcooperative Sanità