Chirurgia. Acoi: “Prima di riformare, le Regioni ascoltino i professionisti. Le decisioni si prendono con chi opera”

Chirurgia. Acoi: “Prima di riformare, le Regioni ascoltino i professionisti. Le decisioni si prendono con chi opera”

Chirurgia. Acoi: “Prima di riformare, le Regioni ascoltino i professionisti. Le decisioni si prendono con chi opera”

L’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani chiede tavoli tecnici regionali permanenti. Bottino: “Non possono esistere 21 criteri diversi. I volumi sono importanti, ma la qualità si misura sugli esiti delle cure”

Le riorganizzazioni della chirurgia italiana non possono essere definite senza il coinvolgimento dei chirurghi.

È il messaggio lanciato da Acoi, Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, che chiede alle Regioni l’apertura di tavoli tecnici permanenti sulla programmazione della chirurgia, oncologica e non oncologica, con istituzioni, società scientifiche e professionisti.

I processi di revisione delle reti chirurgiche e oncologiche regionali e la  crescente tendenza a concentrare determinate procedure in un numero ristretto di strutture, preoccupa l’Associazione. Solo in Lombardia, Piemonte e Campania sono stati avviati percorsi di confronto, mentre da Veneto e Friuli Venezia Giulia non risultano ancora riscontri alle richieste formulate, avverte Acoi.

“Escludere dal confronto le società scientifiche di riferimento dei chirurghi generali significa escludere proprio i professionisti chiamati ogni giorno a garantire quelle cure”, afferma Vincenzo Bottino, presidente nazionale Acoi. “Le decisioni sulla riorganizzazione chirurgica incidono sull’assistenza ai pazienti, sul futuro degli ospedali e sulle competenze professionali. Per questo devono essere costruite con chi opera, non calate dall’alto”.

Il primo nodo, linea condivisa anche dalla Società Triveneta di Chirurgia, riguarda i criteri di valutazione. “La sanità è regionalizzata, ma la qualità delle cure non può avere ventuno criteri diversi”, sottolinea Bottino. “Servono parametri omogenei, trasparenti, fondati sulle evidenze scientifiche e adattabili alle specificità dei territori”.

Per Acoi, il volume di attività resta un indicatore importante, ma non può essere l’unico criterio né può essere considerato automaticamente sinonimo di qualità. “Dobbiamo passare da una chirurgia misurata solo con il contatore a una chirurgia valutata sugli esiti”, prosegue Bottino. “Vanno considerati mortalità, complicanze, reinterventi, riammissioni, qualità della resezione oncologica, recupero postoperatorio e risultati documentati”.

Acoi condivide la necessità di centralizzare nelle strutture Hub alcune patologie ad alta complessità, come quelle di pancreas, fegato ed esofago. L’Associazione chiede però di evitare applicazioni rigide e automatiche delle soglie Agenas, soprattutto per stomaco, colon e retto.

08 Ottobre 2026

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