Sindrome da intestino irritabile. Per la prima volta ipnosi ed ecografia insieme per curarla

Sindrome da intestino irritabile. Per la prima volta ipnosi ed ecografia insieme per curarla

Sindrome da intestino irritabile. Per la prima volta ipnosi ed ecografia insieme per curarla
Il primato va all’Azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari: è la prima al mondo ad approvare la sperimentazione di un protocollo diagnostico terapeutico che integra ecografia e ipnosi clinica, per la risoluzione della sindrome da intestino irritabile. Ce ne parla l’inventore della metodica, Danilo Sirigu.

È la prima volta che l’ipnosi e l’ecografia sono utilizzati nella stessa metodica diagnostica terapeutica: l’occasione è la sperimentazione di un nuovo protocollo innovativo, partita a marzo nell’azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari e per ora condotta su pazienti affetti da sindrome da intestino irritabile. A condurre il trial, da cui dopo la conclusione a dicembre si prevede di estrapolare i dati per una pubblicazione, è Danilo Sirigu, radiologo e ideatore della metodologia, che abbiamo contattato per farci spiegare in maggiore dettaglio in cosa questa consista.
 
“L’ipnosi Clinica è già utilizzata nella terapia di diverse patologie, sia in psicoterapia , sia in medicina interna  in diversi campi, dall’odontoiatria all’analgesia fino all’ostetricia e ginecologia”, ci ha spiegato. “Tuttavia, non era mai stata sperimentata nessuna tecnica che la integrasse con l’ecografia: sono due mondi che potrebbero sembrare distanti, ma in realtà non lo sono”.
Abbiamo chiesto a Sirigu di spiegarci come funziona la metodica. “L’idea che è alla base di questa sperimentazione è il principio del monoideismo plastico, ovvero la possibilità creativa che ha un’idea di rappresentarsi mentalmente, di estendersi e realizzarsi nell’organismo  con modificazioni percettive, emozionali, muscolari, nervose, viscerali endocrine e immunitarie, tali da essere utilizzate  in senso terapeutico. L’ecografia permette di far riverberare questi effetti  esattamente sugli organi che devono essere trattati proprio perché ne permette la loro visualizzazione. Il paziente fa l’ecografia, vede i suoi organi, prende consapevolezza di essi, su questi viene focalizzato il fenomeno ipnotico”. Chiaramente occorrono competenze specifiche: Sirigu è anche medico Ipnologo del Centro Italiano Di Ipnosi Clinico-Sperimentale di Torino e si avvale della collaborazione di Nino Sole, Specialista in Ipnosi Clinica e Psicoterapia Ipnotica.
Il  trial prevede una seduta a settimana di due ore per quattro mesi, all’interno delle quali oltre alla terapia vera e propria i pazienti compilano un questionario in cui descrivono i loro sintomi, in modo da poterne verificare il cambiamento nel tempo. Quando poi il paziente prende confidenza col proprio organismo, i buoni risultati sono piuttosto rapidi da raggiungere, ci ha spiegato il ricercatore. “Avviene quello che si chiama rinforzo dell’io, ovvero il paziente acquisisce una maggiore capacità di gestire se stesso e il suo male”, ha puntualizzato.
 
La sindrome dell’intestino irritabile era una patologia adatta a fare da oggetto della sperimentazione. “Il paziente di solito ha un rapporto conflittuale con l’organo, che è causa di una patologia e quindi di un disagio”, ha spiegato Sirigu. “Invece, tramite questa metodologia il malato ha la possibilità di imparare a gestire e cambiare il rapporto col proprio corpo, compreso quell’organo. In altre parole si può dire che stiamo ribaltando il concetto di somatizzazione: invece di farlo in negativo, si fa somatizzare il benessere tramite l’ipnosi, indirizzandolo verso l’organo che ha bisogno di cura”. Proprio per queste sue caratteristiche la metodologia, se si dimostrerà veramente efficace fino alla fine della sperimentazione, potrà poi essere “esportata” ad altre malattie, in diversi ambiti specialistici, dalla gastroenterologia, alla nefrologia, alla cardiologia.
 
Altro aspetto positivo della metodica diagnostico terapeutica, inoltre, è che per la prima volta il paziente si sente parte attiva del processo di guarigione. “Talvolta la medicina cura la malattia e non il malato, invece in questo caso il paziente stesso non delega la sua cura a medici o strumenti: è lui l’attore principale, è lui che dà il massimo per guarire”, ci ha spiegato l’esperto.
In sintesi l’ecografia insieme all’ipnosi clinica permette al medico di unire l’attività diagnostica a quella terapeutica incrementando notevolmente il campo di applicazione dell’attività ecografica. Al paziente permette invece di prendere confidenza e consapevolezza del proprio corpo e di far convergere le proprie risorse psico-biochimiche negli organi bersaglio identificati eco graficamente.

14 Maggio 2013

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