Regioni in difficoltà sui Lea. Cgil: “Basta con la stupidità dei tagli lineari”

Regioni in difficoltà sui Lea. Cgil: “Basta con la stupidità dei tagli lineari”

Regioni in difficoltà sui Lea. Cgil: “Basta con la stupidità dei tagli lineari”
Ma non solo. Bisogna decidere, oltre alle doverose azioni (e sanzioni) di chi detiene le responsabilità regionali, quale debba essere un ruolo più attivo dello Stato - della Repubblica - per garantire quello che prescrive la Costituzione in materia di Livelli essenziali di assistenza

Il risultato della valutazione adempimenti LEA  – pur con i noti limiti dovuti al fatto che si tratta, per parti consistenti, di un’autovalutazione da parte delle Regioni – è uno strumento importantissimo per monitorare la condizione dell’assistenza sanitaria del nostro Paese. I risultati riferiti al 2011 – pubblicati il 31 luglio 2013 – vedono 8 Regioni “promosse” (bollinoverde). Ma 7 di queste Regioni hanno alcuni impegni da rispettare (bollino giallo). Altre 8 regioni sono invece “bocciate” (bollino rosso). La valutazione sui LEA è indispensabile anche per fare una lettura “sensata” dei risultati di bilancio economico-finanziari nelle regioni, evitando così un approccio meramente ragionieristico, che sarebbe del tutto fuorviante in sanità. Ci consegna alcune riflessioni, che possono diventare obiettivi di lavoro (anche per il nuovo Patto per la Salute) per migliorare il nostro SSN.
 
Si accentua il già grave divario tra le regioni, con un preoccupante gradiente Nord/Sud: per i cittadini di alcune regioni non vi è la garanzia di ottenere Livelli Essenziali di Assistenza. E’ una situazione inaccettabile: bisogna decidere, oltre alle doverose azioni (e sanzioni) di chi detiene le responsabilità regionali, quale debba essere un ruolo più attivo dello Stato – della Repubblica – per garantire quello che prescrive la Costituzione in materia di LEA.
 
I Piani di Rientro sono stati certamente utili nella prima fase per evitare il default (e sono stati supportati fino al 2009 da finanziamenti ad hoc) ma sono ormai evidentemente superati: l’approccio è “troppo punitivo” e troppo poco capace di agire sugli squilibri strutturali. Inoltre, accanto alla verifica degli adempimenti serve mettere in campo vere e proprie “task force Stato Regioni” operative, con elevate competenze professionali, capaci di sostenere riorganizzazioni regionali assai impegnative (e di migliorare, valorizzandole, le competenze locali).
 
La situazione è destinata a peggiorare, nel 2013 e nel 2014, per effetto dei tagli lineari al finanziamento, e rischia di estendersi alle Regioni sin qui più virtuose: anche di ciò dovrà occuparsi il nuovo Patto per la Salute. E’ immaginabile avere tutte le regioni in Piano di Rientro? O, peggio, pareggi di bilancio ottenuti negando i LEA ai cittadini?
Come abbiamo più volte segnalato, si conferma il nesso tra risultato di bilancio e risultato LEA: tutte le regioni in piano di rientro sono inadempienti; al contrario quelle con bollino verde sui LEA conseguono anche risultati di bilancio nettamente migliori
 
E’ ormai chiaro che per mettere in sicurezza i bilanci bisogna procedere con coraggiose, appropriate, intelligenti riorganizzazioni, non con “stupidi” – e controproducenti – tagli lineari. E la riconversione dei SSR paga anche in termini di risanamento. I campi di azione, con effetti sui principali “driver di spesa” che stressano il SSN, sono da tempo noti: ridimensionamento ma riqualificazione della rete ospedaliera, potenziamento dell’assistenza distrettuale (“h24”) e della prevenzione, sanità d’iniziativa per le cronicità, vera integrazione socio sanitaria, appropriatezza e trasparenza per i consumi/acquisti di beni e servizi, attività dei privati governate dalla programmazione pubblica. Perciò i ragionieri sono utili ma insufficienti. Per fare questo serve una forte, coerente direzione politica, management adeguato e con mandati politici chiari e operatori motivati ai cambiamenti necessari (anzi spesso da ri-motivare e da valorizzare: il lavoro degli operatori è il vero “cuore” del SSN).
 
È da apprezzare, nella griglia usata per il 2011, il miglioramento, per ampiezza e profondità, degli indicatori utilizzati per la valutazione dei LEA. Ma rimane necessario perfezionare gli indicatori con cui si valuta il rispetto dei LEA e degli adempimenti connessi: ad esempio ampliando quelli sui LEA distrettuali, quelli relativi all’appropriatezza, quelli di esito.
 
Si conferma la necessità di dare corpo ad un sistema di garanzia sui LEA più solido. Si deve occupare di assicurare ai cittadini l’uniformità dei Livelli Essenziali in tutto il territorio nazionale. Lo abbiamo detto più volte: un primo passo è quello di elevare al rango di “sistema di garanzia costituzionale” il monitoraggio sui LEA, attuando finalmente quanto previsto dall’ultimo Patto per la Salute (e dallo stesso Decreto Legislativo 68/2011 sul federalismo). Ma un sistema di garanzia avrà efficacia quando la valutazione degli adempimenti regionali relativi ai LEA peserà – effettivamente – quanto quella relativa ai bilanci economici, anche per premi e sanzioni alle regioni.
 
Stefano Cecconi
Responsabile nazionale Politiche della salute della Cgil
 
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Stefano Cecconi

08 Agosto 2013

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