Morrone e il San Camillo. Va bene i corsi per le badanti, ma non è così che si qualifica un grande ospedale

Morrone e il San Camillo. Va bene i corsi per le badanti, ma non è così che si qualifica un grande ospedale

Morrone e il San Camillo. Va bene i corsi per le badanti, ma non è così che si qualifica un grande ospedale
Pensare che una azienda ospedaliera possa qualificarsi nella formazione delle badanti e nella promozione di rassegne musicali o cinematografiche, non mi sembra una soluzione. Anzi mi sembra una azione inopportuna, fortemente orientata alla autopromozione. Il tutto nella situazione di criticità in cui versa quel nosocomio

La lunga intervista al Prof. Morrone, Direttore generale dell’Azienda Ospedaliera S. Camillo, come ha giustamente sottolineato il Dott. Bruno Schiavo, segretario del sindacato Anaao,  non risolve nessuno degli interrogativi che gravano sulla reale funzionalità del più grande ospedale italiano e probabilmente europeo.
 
Che dire, ad esempio, del posizionamento del San Camillo rispetto ai risultati del lavoro della Fondazione Altems dell’Aprile 2013? Oppure rispetto ai dati non molto incoraggianti del programma esiti dell’Agenas (2013) che denotano un peggioramento netto nella mortalità a 30 giorni per infarto, rischio passato da 8,63 a 11.8  e scompenso cardiaco rischio passato da 10 a 15.6 (estremamente elevato)?
 
La situazione del DEA, poi, sembrerebbe immodificata,  denotando ancora le criticità evidenziate più volte dai media a partire dal febbraio 2012. I risparmi ottenuti con il nuovo contratto sulla manutenzione sono sicuramente un ottimo risultato a condizione però che sia garantita la completa utilizzazione delle strutture e che nessuna venga chiusa proprio per la riduzione degli interventi a garanzia del rispetto  delle norme di igiene e sicurezza. Risposte adeguate da parte del DG meriterebbero anche le riduzioni relative all’attività di cardiochirurgia e neurochirurgia evidenziate sempre dal Sindacato Anaao.
 
Sono certo che il Prof. Morrone potrà ora rispondere adeguatamente a questi interrogativi e illustrare con maggior dettaglio i buoni risultati gestionali da lui tanto decantati. Una questione tuttavia mi preme sollevare,  al di là di questi aspetti che potranno essere facilmente chiariti, dati alla mano,  e questa  riguarda espressamente la mission che deve avere un grande ospedale.
 
Ora,  riportando una vecchia tabella, da me spesso utilizzata, è assolutamente chiaro come l’assistenza ospedaliera debba essere orientata esclusivamente al trattamento di pazienti in condizioni critiche e necessitanti un setting di cure ad alta intensività, non ottenibile in altri contesti assistenziali (territorio, case della salute, UCCP).
 


Sistema Ospedaliero e  Sistema delle Cure Primarie:                          
caratteristiche differenziali

Sistema Ospedaliero
“Paradigma dell’attesa”
la dimensione verticale

Primary Care
“Paradigma dell’iniziativa”
la dimensione orizzontale

Polo  della  “Intensività tecno-assistenziale

Luogo della “Estensività socio-assistenziale”

Orientato alla produzione di prestazioni e alla soluzione dei problemi clinici ( problem solvine)

Orientato alla gestione di processi assistenziali e alla presa in carico (chronic care model)

Presidia l’efficienza

Presidia l’efficacia e i risultati

Tende all’accentramento per realizzare economie di scala e al superamento del modello dipartimentale con la stratificazione per intensità di cure

Tende al decentramento per valorizzare il capitale sociale e promuovere azioni di promozione  della salute e di prevenzione delle complicanze

Punta all’eccellenza e alla concentrazione  delle conoscenze 

Punta all’equità e alla diffusione  e utilizzazione dei diversi saperi e del self –care e family learning

L’integrazione  tra i due sistemi avviene attraverso la costruzione  di un rete integrata i cui nodi sono  i PUA, le strutture intermedie e di prossimità ( case della salute) e le maglie sono i MMG, PLS e il personale con funzioni di Case manager

Puntando a questo obiettivo,  la degenza media potrebbe sensibilmente ridursi (vedi a tal riguardo l’HMO Kaiser Permanente) e l’adozione della figura dell’Hospitalist e della discharge room (già adottata nella regione Toscana) potrebbe  contribuire a garantire  tale risultato. Certo è difficile immaginare che un DG possa, in mancanza di una seria programmazione regionale che ampli l’offerta estremamente carente di PL in lunga degenza, RSA e strutture intermedie, impedire che i PL vengano impropriamente occupati da degenti che non possono essere dimessi,   perché non si trova  per loro una  collocazione in strutture sanitarie a minore intensività. E quindi di questo non può certo essere incolpato il DG di nessuna azienda della regione, ma tale responsabilità deve essere ascritta alla cattiva programmazione regionale.
 
Ciò detto,  pensare che una azienda ospedaliera possa qualificarsi nella formazione delle badanti, nella promozione di rassegne musicali o cinematografiche o nei programmi di assistenza ai paesi del Nord Africa,  non mi sembra una soluzione. Anzi mi sembra una azione inopportuna, fortemente orientata alla autopromozione,  specie se all’interno della struttura, permangono delle criticità assistenziali (denunciate dalla stragrande maggioranza dei sindacati) che dovrebbero essere considerate prioritarie dal punto di vista dell’azione gestionale e su cui si dovrebbero concentrare tutti gli sforzi possibili per il  miglioramento della qualità.   
 
Roberto Polillo

Roberto Polillo

13 Novembre 2013

© Riproduzione riservata

Dipendenze. “Potenziamento dei SerD anche nelle Case della Comunità e con servizi per i giovani”. Le priorità di FeDerSerD
Dipendenze. “Potenziamento dei SerD anche nelle Case della Comunità e con servizi per i giovani”. Le priorità di FeDerSerD

Rafforzare la qualità dei sistemi informativi per restituire una lettura più completa dei fenomeni legati alle dipendenze, potenziare la sanità territoriale per intercettare il bisogno sommerso e valorizzare il lavoro...

Grandi anziani. Al via i progetti Pnrr per la presa in carico domiciliare di 60mila over 80 fragili
Grandi anziani. Al via i progetti Pnrr per la presa in carico domiciliare di 60mila over 80 fragili

Favorire la cura a domicilio di grandi anziani con più di 80 anni, mediante l’adozione di strumenti digitali e la telemedicina, riducendo così il rischio di perdita dell’autosufficienza, con interventi...

Umbria. Indennità di Pronto Soccorso: ripartiti 7,7 milioni alle Aziende sanitarie
Umbria. Indennità di Pronto Soccorso: ripartiti 7,7 milioni alle Aziende sanitarie

La Giunta regionale dell’Umbria, su proposta della presidente Stefania Proietti, ha approvato il riparto e l’assegnazione alle Aziende sanitarie regionali delle risorse destinate all’indennità di Pronto Soccorso per il personale...

Case di Comunità. Polemiche in Piemonte sul reclutamento degli infermieri tramite Amos
Case di Comunità. Polemiche in Piemonte sul reclutamento degli infermieri tramite Amos

Il possibile reclutamento di infermieri tramite la società in house Amos per garantire il funzionamento delle future Case e degli Ospedali di Comunità in Piemonte accende il confronto tra Ordini...