Biotech. Un volano per l’economia, ma accesso ai farmaci e rimborsabilità frenano l’innovazione

Biotech. Un volano per l’economia, ma accesso ai farmaci e rimborsabilità frenano l’innovazione

Biotech. Un volano per l’economia, ma accesso ai farmaci e rimborsabilità frenano l’innovazione
Per gli investimenti in sanità l’Italia è al di sotto della media europea: 15.95% delle entrate contro Il 16.80%. Il: Biotech genera 5 posti di lavoro contro l’1.6 del settore manifatturiero. Questi alcuni dei dati emersi nel convegno sul tema promosso oggi a Roma dalla Merck Serono spa

Sempre meno risorse destinate alla salute, con la Spending review e la legge di Stabilità il Fondo sanitario nazionale nel 2013 avrà 1,8 miliardi in meno rispetto il 2012 ma ad una crescente domanda di salute cui si contrappone una sempre minore disponibilità economica è possibile trovare soluzioni senza rinunciare ai progressi della ricerca scientifica farmacologica? E’ il tema del convegno “Innovazione e sostenibilità: un binomio su cui costruire il futuro del Ssn”, promosso dalla Merck Serono spa, che si è svolto a Roma con la partecipazione di numerosi esperti anche internazionali.
 
“L’innovazione è un volano per l’economia – ha detto a Quotidiano Sanità, Antonio Messina Presidente e Amministratore Delegato di Merck Serono spa – in quanto genera cinque posti di lavoro nell’indotto rispetto al manifatturiero. La nostra azienda investe 1 miliardo l’anno di cui in Italia il 99% nel biotech, a livello mondiale è tra il 20-25% del fatturato globale. Chiediamo accessibilità cioè tempi rapidi e il rimborso per farmaci innovativi importanti per la salute di molte persone. L’Aifa si è data la regola dei 100 giorni, speriamo che questo avvenga. Per quanto riguarda le risorse da investire nell’innovazione – ha sostenuto il Presidente di Merck Serono – queste potrebbero essere prese dal risparmio ottenuto dai generici e dai biosimilari, invece che essere allocate in altri reparti della sanità che non producono valore.”
 
In un messaggio inviato ai partecipanti il convegno, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha sottolineato come sia necessario abbandonare l’idea di salute come costo per concentrarsi sul concetto di salute come valore e occasione di investimento per il Paese. “Rivedere il modello organizzativo e gestionale attuale, ha precisato il Ministro, si potrà tradurre nella riduzione di inefficienze e inappropriatezze e nel recupero di una parte delle risorse da investire nel nuovo modello.”

E di appropriatezza ha parlato Lorenzo Mantovani, Docente di farmaco-economia, Università degli Studi di Napoli Federico II. “La domanda di salute – ha detto Mantovani – è superiore alla nostra capacità di dare risposta a questa domanda. Le esperienze nazionali e internazionali indicano che vi sono alcune strade da percorrere: appropriatezza e benchmark. Appropriatezza significa cura adeguata giusta, al paziente giusto, al momento giusto, al costo giusto. In secondo luogo è necessario effettuare confronti per avere dei benchmark utili a selezionare aree e esperienze che” funzionano, cioè che raggiungono gli obiettivi in modo efficiente e sostenibile”.
 
“Il 50% dei farmaci in sviluppo è biotech – ha detto a Quotidiano sanità, Riccardo Palmisano Vice Presidente Delegato di Assobiotec – e costituiscono il futuro. Abbiamo terapie innovative come le cellulari, le genetiche, le oncologiche tutte malattie gravi e invalidanti. Non dobbiamo dimenticare che il nostro paese dopo la Germania è il secondo paese produttore di farmaci, e dobbiamo ricordare che l’industria farmaceutica pesa solo per il 15% sui costi del Ssn”.
“Il ruolo dell’Health Tecnology Assesment – ha sostenuto Michael Drummonds, Professore di Health Economics alla University of York – è lo strumento adottato da molti Paesi Europei per valutare gli effetti, nonché le conseguenze di molte tecnologie mediche sul sistema sanitario, sull’economia e sulla società, ma anche per quanto riguarda il rimborso dei nuovi farmaci”. Considerando l’importante ruolo dell’HTA, si è detto convinto il Professore, è necessario applicare al meglio questo sistema.
 
Secondo i dati della banca Mondiale, la spesa pubblica per la sanità nell’UE potrebbe aumentare dall’8%% del Pil nel 2000 al 14% nel 2030. “La principale preoccupazione del settore sanitario in Europa – ha detto Aviva Freudmann, Economist Intelligence Unit – è quella di trovare metodi per bilanciare budget visto che i fondi per sostenere la spesa sanitaria saranno presto insufficienti. Da un ricerca effettuata dall’Economist emergono cinque scenari che riflettono gli attuali sistemi sanitari. La speranza – ha detto ancora la Freudmann – è che emerga una visione comune su come salvare i sistemi Europei.”
 
Sui rischi al sistema universalistico come quello Italiano, ha parlato Walter Ricciardi, Direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica del Policlinico A. Gemelli di Roma. “I tagli arbitrari ai servizi essenziali potrebbero destabilizzare il sistema sanitario che è anche un grande ammortizzatore sociale – ha detto Ricciardi – Non solo è a rischio la salute della popolazione ma anche la tenuta degli stessi Servizi sanitari nazionali. Bisogna favorire le riforme nel lungo periodo, puntando su azioni trigger quali innovazione, sviluppo e tutela”.
 
Emanuela Medi

Emanuela Medi

19 Novembre 2013

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