L’innovazione nel trattamento della patologia asmatica 

L’innovazione nel trattamento della patologia asmatica 

L’innovazione nel trattamento della patologia asmatica 
Tutte le novità sull’Asma dal Congresso nazionale dell’Associazione italiana degli pneumologi ospedalieri (Aipo). Interviste a Omar S. Usmani, Andrea Melani, Fulvio Braido, Walter Canonica e Nicola Alessandro Scichilone.

Il problema della cattiva tecnica inalatoria, il ruolo fondamentale degli erogatori nell’aerosolterapia e le importanti innovazioni prodotte da alcuni sistemi farmaco/inalatori di nuova generazione. Sono i temi che hanno costituito il perno del simposio scientifico ‘L’innovazione nel trattamento della patologia asmatica’, tenutosi il 28 novembre scorso a Verona in occasione del Congresso nazionale dell’Associazione italiana degli pneumologi ospedalieri (Aipo).

In apertura dei lavori il professor Omar S. Usmani del Royal Brompton Hospital dell’Università di Londra ha focalizzato l’attenzione sul ruolo chiave nel trattamento della patologia asmatica delle piccole vie aeree, cui troppo spesso non viene rivolta adeguata attenzione, con effetti altamente negativi per l’intera terapia. In particolare le piccole vie aeree, quelle di diametro inferiore a 2mm, sono interessate nei casi di pazienti con: asma notturno; asma allergico; asma indotto da attività fisica; asma in grado di provocare morte; asma ad alta intensità; asma blando. Nell’infiammazione che risiede alla base dell’asma sono pienamente coinvolte anche le piccole vie aeree. Tuttavia gli effetti non si manifestano all’insorgere della patologia, ma emergono in un secondo momento tramite quello che generalmente viene definito “air trapping’. Appare quindi fondamentale localizzare sin dal principio l’esistenza dell’infiammazione delle piccole vie aeree e intervenire utilizzando i farmaci più adeguati e somministrandoli quindi per via inalatoria.
 
Per quanto concerne la terapia inalatoria Andrea Melani, dirigente medico presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, ha evidenziato il connubio imprescindibile sistema farmaco/device. Nei primi passaggi del suo intervento ha ricordato che, come riconosciuto anche da Fda ed Ema, il ruolo degli erogatori è fondamentale nell’aerosolterapia. In questo senso è però necessario tener presente che troppo spesso il problema di una cattiva tecnica inalatoria è stato sottovalutato sia dai medici che dai pazienti. E’ per questa ragione che è di primaria importanza affidare a un sanitario competente l’insegnamento della tecnica inalatoria, affinché il paziente venga monitorato costantemente nel tempo. Melani ha quindi citato un’indagine condotta nel 2001 da cui emerge che un’elevata percentuale di pazienti ambulatoriali, addirittura alla soglia del 25%, commettevano errori critici di tecnica inalatoria con i principali quattro erogatori di uso comune. La stessa indagine, ripetuta nel 2008, ha mostrato una sostanziale conferma dei riscontri precedenti, a eccezione dello spray che ha registrato un calo consistente. I principali errori segnalati riguardano sempre l’inalazione brusca e forte ab initio e l’espirazione verso la polvere dopo il caricamento. Nel complesso, alcuni errori sono dovuti ad una cattiva scelta, ma la maggior parte è legato alla mancanza di un insegnamento che chiarisca con efficacia soprattutto come coordinare erogazione ed espirazione. Emerge quindi che un intervento educativo su soggetti con Bpco, incentrato su tecnica inalatoria e aderenza alla terapia prescritta, risulta clinicamente ed economicamente efficace, in quanto riduce sensibilmente riacutizzazioni e ospedalizzazioni.

L’ultimo contributo è stato prodotto da Fulvio Braido, dirigente medico presso l’Università degli studi di Genova. La sua analisi si è concentrata sull’utilizzo dei device. In primis ha sottolineato l’importanza di dare al paziente sempre la stessa dose di farmaco e di monitorare la certezza dell’erogazione. Se, infatti, parte del farmaco va sprecata o non raggiunge direttamente l’organo bersaglio, il paziente ne deve avere chiara percezione. Proprio in quest’ottica i device di ultima generazione semplificano notevolmente la terapia della patologia respiratoria, in quanto garantiscono una chiara percezione relativamente all’assunzione del farmaco e mantengono così elevato il profilo di efficacia. Rappresentano, inoltre, anche un valido intervento rispetto alle questioni sollevate in apertura da Usmani, in quanto queste nuove opzioni terapeutiche si distribuiscono in modo uniforme nel polmone e si depongono per il 33% direttamente nelle piccole vie aeree. 
 
Usmani: L’importanza delle piccole vie aeree
 
Scichilone: Come si raggiungono le piccole vie aeree
 
Canonica: l’usabilità dei device come chiave di successo della terapia
 
Melani: come aumentare l'aderenza alla terapia nel paziente asmatico
 
Braido: Migliorare i device, l’importanza della ricerca

20 Dicembre 2013

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