Governo vara Piano nazionale ricerche: 6,3 miliardi in sette anni
Gli obiettivi dunque, oltre a rilanciare la ricerca in Italia: avviare Grandi Progetti Nazionali di innovazione, creare nuova occupazione, favorire la crescita dell'autonomia dei nostri ricercatori e il trasferimento non solo di tecnologie e brevetti, ma anche di competenze, all'interno di una cornice Paese.
Tre sono gli assi prioritari sui quali il Programma si muove: il primo lo sviluppo e l'attrazione di capitale umano altamente qualificato, da inserire nel tessuto produttivo del Paese; il secondo l'identificazione di un numero limitato di importanti progetti tematici (con il corredo delle rispettive infrastrutture) a forte impatto sul benessere dei cittadini; e infine il terzo la promozione, anche attraverso il trasferimento di conoscenza e competenze, della capacità d'innovare e di competere da parte del sistema delle imprese, in particolare delle piccole e piccolissime.
Per questo il Miur prevede di investire circa 900 milioni di euro l'anno per la realizzazione del Programma. A questi si aggiungeranno le risorse destinate al Pnr dagli altri Ministeri o Enti finanziatori. Entro 60 giorni dall’approvazione del Pnr da parte del Cipe, verranno costituiti dei Comitati di Programma (CP) specifici per ciascuna linea di intervento, formati da rappresentanti dei principali enti pubblici e privati partecipanti a quell'intervento, in primo luogo le Regioni, che ne definiranno linee guida e programmi.
La ministra Carrozza nel presentare il Pnr nel corso della conferenza stampa ha spiegato come “per la prima volta in Italia, tutti i ministeri si coordinano per fornire ai ricercatori italiani un quadro di riferimento unico, spendibile anche a livello europeo e maggiormente competitivo”.
“Per quanto riguarda i fondi del Miur, ha aggiunto Carrozzo, sono stati già inquadrati in questo Piano 900 milioni di euro, per i prossimi sette anni. Così faranno presto anche il ministero dell'Economia, della difesa e gli altri che dispongono di fondi da dedicare alla Ricerca”. La road map della ricerca italiana prevede inoltre che “dopo il passaggio al Cipe per l'approvazione definitiva avremo dunque un Programma nazionale a scorrimento che potrà essere aggiornato ogni anno”.
Tra i punti di forza del nuovo Piano, la ministra ha citato “l'adesione massiccia da parte del sistema di ricerca pubblico e privato, con oltre 2000 manifestazioni di interesse” e il fatto che il programma italiano “instauri un sistema di ricerca gemello a quello europeo”.
Dunque secondo Carrozza il Pnr parla il linguaggio della ricerca europea, e con il Piano “aumenterà la capacità dei ricercatori italiani di competere a livello europeo”. Il sistema della ricerca italiana e quello della ricerca europea dunque, “si parlano in modo trasparente” grazie al nuovo Piano, al punto che “preparare una proposta per un bando di ricerca italiano sarà come prepararla per un bando europeo”. Il Piano italiano si allinea infatti al più grande programma di ricerca europeo, Horizon 2020, nella scelta dei temi, nelle procedure e nei tempi.
31 Gennaio 2014
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