La sanità e il Def. Ben venga l’appropriatezza ma anche la difesa di chi in sanità ci lavora

La sanità e il Def. Ben venga l’appropriatezza ma anche la difesa di chi in sanità ci lavora

La sanità e il Def. Ben venga l’appropriatezza ma anche la difesa di chi in sanità ci lavora

Gentile Direttore,
ho apprezzato molto la sua lucida analisi di quella parte del DEF che riguarda la Sanità.  E condivido la sua opinione, che mi sembra di capire, secondo la quale è frase ambigua e fuorviante "è ora di finirla, non possiamo dare tutto a tutti". Questa frase viene normalmente pronunciata da chi, con l'espressione atteggiata al disgusto di chi è stufo del "buonismo", (neologismo che autorizza lo sdoganamento di ogni nefandezza sociale) nasconde lo scopo di snaturare l'universalità del SSN e di inaugurare una sanità selettiva per censo invece che per necessità sanitarie. 
 
Disegno nel quale avrebbe da guadagnare solo chi dal commercio delle prestazioni sanitarie trae profitto, assicurazioni, grandi imperi "sanitari" etc., giacché sappiamo bene che la sanità che ci si compra al mercato non è garanzia né di qualità né di salvezza e quello che viene acquistato anche da coloro che pensano di comprarsi prestazioni di alta qualità è spesso inappropriato e a volte del tutto inutile. Solo da un sistema di rete e percorsi determinati è possibile avere le prestazioni che servono alla salute e non a produrre profitto. 
 
Ma la frase può e deve essere tradotta, in modo leggibile e accettabile. E si può ben dire che è invece possibile e compatibile "dare tutto quello che serve a tutti quelli a cui serve (e solo a loro)" e questo non è né una bestemmia né una restrizione.  Non è solo compatibile ma necessario. E nessuno lo sa meglio di noi Radiologi, che subiamo una spaventosa pressione di centinai di migliaia di richieste di esami che non servono a nulla.
Attualmente grande parte delle strutture sanitarie, in specie quelle private accreditate ma anche le pubbliche, sono un enorme circo dove folle di persone mediamente sane, che non hanno bisogno di quello che ricevono, impediscono l'accesso alle cure ai malati. 
 
Nessuno slogan ha fatto più danni della pubblicità di un dentifricio che tutti ormai ripetono come un mantra, "prevenire è meglio che curare", confondendo la prevenzione con le analisi, con le indagini diagnostiche, con una continua medicalizzazione dei sani che conduce non di rado anche a trattamenti inutili e addirittura a chirurgia inutile, basta guardare il caso eclatante del cancro della prostata. Dando ragione al vecchio detto "per star meglio qui giaccio".
Fermo restando che pretendere che il sistema sanitario, come la scuola, la magistratura l'esercito, non può produrre ricavi o profitti e che dal SSN non si può e non si deve pretendere il pareggio del bilancio ma l'economia di gestione, è assolutamente indispensabile abolire sprechi e malversazioni, rendere efficiente il sistema, ma sulla base dei risultati clinici, e selezionare con estremo rigore le prestazioni da erogare secondo le necessità ,eliminando il supermercato sanitario che, insieme alla medicina difensiva, produce il massimo della spesa con il minimo dei risultati, anzi con danni sanitari devastanti.
 
Quindi ben vengano i costi standard, il rigore sulla appropriatezza, ma anche la difesa dei professionisti dalla litigiosità, con un efficace sistema organizzativo in grado di ridurre al minimo le conseguenze sui pazienti degli errori medici, ma anche un sistema assicurativo e una legislazione che permetta ai professionisti di scegliere con serenità pensando ai pazienti e non ai giudici. E invece si smetta di pensare al personale sanitario come a un costo da tagliare, esiziale il blocco del rinnovo dei contratti, e si ricordi che è una risorsa, che fra l'altro è costata denaro alla comunità, che deve essere valorizzata e premiata quando lo merita. Se devo parlare con franchezza a me sembra che il ministro Lorenzin sia bene orientata in questa direzione, e anche nella difesa dell'erogatore pubblico, è l'unica che finora ha detto che i risparmi, per esempio, dovranno servire a rivedere il blocco del turnover nel comparto sanità delle regioni sottoposte a piano di rientro. Stiamo a vedere. 
 
Stefano Canitano
Vice segretario nazionale FASSID area SNR

Stefano Canitano

13 Aprile 2014

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