Speciale: la #sanità twitta a @matteorenzi. Vergallo(Aaroi-Emac): “Per ora niente tagli. Ma dopo?”

Speciale: la #sanità twitta a @matteorenzi. Vergallo(Aaroi-Emac): “Per ora niente tagli. Ma dopo?”

Speciale: la #sanità twitta a @matteorenzi. Vergallo(Aaroi-Emac): “Per ora niente tagli. Ma dopo?”
Per il presidente degli anestesisti e rianimatori "abbiamo bisogno di capire se l’omissione della parola ‘sanità’ nel decreto non sia una temporanea ‘captatio benevolentiae’ pre-elettorale, o se al contrario questi mancati tagli si ripresenteranno in altra forma nei prossimi mesi". Magari nel Patto per la Salute.

“La decisione di eliminare i tagli alla sanità paventati fino a pochi giorni fa dal decreto approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso venerdì, così come l’alzamento dei tetti stipendiali per i dirigenti della PA ci hanno indubbiamente confortato. Prendiamo atto anche della tenacia con cui il ministro della Salute Lorenzin è riuscita, ancora una volta, a far evitare quelli che sarebbero stati solo tagli lineari ed indiscriminati a tutto danno del SSN. Sono buone notizie, ma non intendiamo e non possiamo abbassare la guardia”.

Ad affermarlo è Alessandro Vergallo, presidente Aaroi-Emac, spiegando che “intanto abbiamo bisogno di capire se l’omissione della parola ‘sanità’ nel decreto non sia una temporanea ‘captatio benevolentiae’ pre-elettorale, o se al contrario questi mancati tagli si ripresenteranno in altra forma nei prossimi mesi. Attendiamo per questo di assistere alla partita del Patto della Salute prima di esprimerci. Una partita a cui, al momento, possiamo appunto solo assistere, per niente coinvolti nei processi decisionali che invece riguarderanno molto da vicino proprio chi nella sanità lavora”. E poi, per il presidente dell’Aaroi-Emac, “rimangono, e temiamo rimarranno ancora a lungo irrisolti, tutti i nodi da sciogliere che nel tempo abbiamo sottolineato più volte, ma che non per questo ci stanchiamo di riproporre. Lo sblocco del turnover, così come la necessità di tornare alla contrattazione nazionale sono solo due dei temi di carattere generale che quanto prima sarà necessario affrontare e risolvere. La carenza degli organici così come la contrattazione decentrata fuori controllo sono due delle conseguenze di questo lungo periodo di immobilismo”.

Si tratta, secondo Vergallo, di “questioni che ovviamente hanno ripercussioni sulle singole specialità mediche. Gli anestesisti rianimatori devono essere oggi sempre più ‘multitasking’: mentre sono di guardia, devono far fronte a più urgenze, o addirittura a più urgenze e attività di routine, in contemporanea. Una situazione che deriva dalla decisione, in diverse strutture italiane, senza che lo abbia stabilito alcun contratto nazionale, di sostituire la cosiddetta ‘guardia attiva’ con la ‘reperibilità’ per far fronte alle chiamate in urgenza-emergenza, tagliando risorse proprio nel settore di maggior pericolo per la salute dei cittadini e per le condizioni di lavoro dei professionisti.

“E’ per questo – prosegue il presidente dell’Aaroi-Emac – che riteniamo non un azzardo ma una ‘scommessa a perdere’ il decentramento organizzativo che anche la riforma del titolo V sembra ipotizzare. Occorrono regole chiare per tutti e in ogni territorio, sia a livello organizzativo, sia economico. Così come si cerca di uniformare gli acquisti in sanità in modo tale che una siringa abbia sempre il giusto prezzo, allo stesso modo crediamo fondamentale che i medici abbiano il diritto di lavorare in condizioni omogenee in tutte le strutture sanitarie del nostro Paese. Solo una riorganizzazione seria e condivisa della rete ospedaliera, così come un monitoraggio delle reali risorse umane e strumentali necessarie nelle diverse realtà, potrebbero garantire sicurezza ai cittadini e ai professionisti”.

Per Vergallo “il passaggio da una visione esclusivamente economicistica della sanità, a cui il Ministro Lorenzin si è opposta in diverse occasioni, ad una valutazione delle reali potenzialità del SSN, da intendersi anche come risorsa, è quello che auspichiamo. Un passaggio fondamentale in cui, però, siamo ancora una volta obbligati a chiedere di essere attivamente coinvolti, e soprattutto ascoltati”.

26 Aprile 2014

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