Degenerazione maculare e farmacisti ospedalieri: un sondaggio per saperne di più

Degenerazione maculare e farmacisti ospedalieri: un sondaggio per saperne di più

Degenerazione maculare e farmacisti ospedalieri: un sondaggio per saperne di più
I risultati forniscono un quadro più chiaro della conoscenza di questa malattia da parte dei farmacisti ospedalieri

La degenerazione maculare legata all’età (DMLE) può essere molto invalidante e portare alla cecità. Ma, nonostante sia sempre più diffusa a causa dell’allungamento della vita media della popolazione, è ancora poco conosciuta non solo tra gli anziani ma a volte tra gli stessi addetti ai lavori. Per capire qual è la consapevolezza rispetto a questa patologia e alle varie opzioni terapeutiche, Quotidiano Sanità, in collaborazione con SICS (Società Italiana di Comunicazione Scientifica e Sanitaria) ha realizzato un sondaggio sul tema: "Il trattamento della Degenerazione Maculare Legata all'Età (DMLE) nell'attuale scenario" rivolto ai Farmacisti Ospedalieri (FO) del Piemonte. L’obiettivo del sondaggio era quello di far emergere le esperienze realizzate sul territorio. I risultati forniscono un quadro più chiaro della conoscenza di questa malattia da parte dei farmacisti ospedalieri.
 
Il sondaggio. Dal 10 al 20 ottobre di quest’anno, tutti i 179 farmacisti ospedalieri del Piemonte appartenenti a WelfareLink hanno ricevuto otto domande a risposta chiusa compilate on line. La percentuale dei rispondenti è stata del 17%, una percentuale molto alta soprattutto se si considera che il farmacista ospedaliero non è un target facile da raggiungere e che la survey ha un carattere regionale.
 
Le opinioni sull’impatto della DMLE. Quasi i due terzi dei farmacisti ospedalieri che hanno risposto al sondaggio considerano la forte riduzione delle attività ad alto impatto visivo e della vita sociale come le conseguenze maggiormente impattanti per il paziente con DMLE.
 
I dati sulle terapie. Più di sette su dieci considerano cruciale l’efficacia, la sicurezza e l’aderenza del farmaco. Circa il 68% degli intervistati indica Ranibizumab come il principio attivo più impiegato per il trattamento della DMLE nell’ospedale dove svolgono l’attività professionale. Nessuno utilizza, invece, Aflibercept.

 
Abbiano chiesto a Federico Spandonaro, Professore aggregato presso la l'Università degli studi di Roma Tor Vergata e presidente di CREA Sanità (Consorzio per la Ricerca Economica Applicata in Sanità promosso dall’Università degli studi di Roma Tor Vergata e dalla FIMMG), di commentare questo dato; l’esperto nota che “tutti i farmacisti comprensibilmente indicano l’efficacia della cura come fattore imprescindibile nella gestione corretta della DMLE e la ragione del mancato utilizzo di Aflibercept è da imputarsi al fatto che l’arrivo sul mercato è ancora troppo recente”. Spiega ancora Spandonaro che “quello che sorprende è piuttosto che un 16% dei rispondenti dichiari l’uso del Pegaptanib la cui efficacia, a livello internazionale, è stata messa in discussione”.
 
Il problema del monitoraggio. La maggior parte dei farmacisti ospedalieri ha indicato nel costo del farmaco e nel monitoraggio del paziente le principali problematiche gestionali legate all’impiego di farmaci per uso intravitreale. “Il 61% ha dichiarato che il problema principale è quello dei costi elevati di queste terapie, ma il 39% punta il dito sul problema del monitoraggio” fa notare ancora Spandonaro, “ ed in effetti, tra un’iniezione e l’altra, i pazienti devono essere sottoposti ad un controllo medico e ciò comporta un carico di lavoro importante per le strutture sanitarie, che già oggi stentano a soddisfare la domanda di cura della popolazione italiana”.
 
L’incidenza sulla spesa sanitaria. Quasi per 9 farmacisti su 10 l’incidenza della spesa per la DMLE all’interno del SSN è tra l’uno e il due per cento. La maggiore variabilità si riscontra sull’incidenza della spesa per la DMLE all’interno del SSR. Alla domanda: “Quali sono le principali opportunità per i pazienti offerte da Aflibercept rispetto alle altre terapie?” tutti i partecipanti al sondaggio hanno indicato l’efficacia (38,71%), il fatto di essere un farmaco on label (29%) e la sicurezza (9,68%). Commenta ancora Spandonaro che “la giusta sottolineautura delle problematiche organizzative e gestionali avrebbe giustificato anche una maggiore attenzione verso la potenziale semplificazione offerta dallo schema fisso con un basso numero (7) di iniezioni annue”. 

03 Dicembre 2014

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