Cancro. In più del 65% dei casi è causato dalla “cattiva sorte” più che dallo stile di vita

Cancro. In più del 65% dei casi è causato dalla “cattiva sorte” più che dallo stile di vita

Cancro. In più del 65% dei casi è causato dalla “cattiva sorte” più che dallo stile di vita
Lo afferma uno studio* sulla prestigiosa rivista Science, che evidenzia come l’insorgenza del cancro in alcuni tessuti sia collegata per lo più a mutazioni casuali nella divisione di cellule staminali sane. Solo in un terzo dei casi, invece, dipende da fattori ereditari e ambientali. Un risultato importante per individuare nuove strategie che limitino la mortalità dovuta al cancro 

In circa i due terzi dei casi l’insorgenza di un tumore dipende da “cattiva sorte”: è quanto si legge in uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science, i cui risultati illustrano come la causa di questa malattia in diversi tessuti possa essere rintracciata in mutazioni casuali che avvengono nella replicazione del DNA in cellule staminali sane, più che in fattori ereditari e ambientali. La ricerca è stata condotta da Cristian Tomasetti Bert Vogelstein della Johns Hopkins University School of Medicine, a Baltimora, negli Stati Uniti. Si tratta di un risultato importante, non solo “per la comprensione della malattia ma anche per individuare strategie che limitino la mortalità che ne deriva”, si legge nello studio stesso. Inoltre, lo studio è stato commentato in un altro articolo pubblicato su Science, firmato da Jennifer Couzin-Frankel, intitolato "The bad luck of cancer" – "La cattiva sorte del cancro".  
 
Perché alcuni tessuti, come il polmone, vengono colpiti dal cancro più frequentemente di altri, ad esempio l’osso? Per rispondere a questa domanda, i due ricercatori hanno analizzato i dati pubblicati in letteratura scientifica sulla divisione delle cellule staminali in 31 diversi tessuti umani e hanno comparato i dati con l’incidenza del cancro in questi tessuti nel corso della vita. In base ad un’analisi matematico-statistica a partire da tali dati, gli scienziati hanno scoperto una forte correlazione tra il numero di divisioni delle cellule staminali ‘normali’ all’interno di un tessuto nel corso della vita e l’incidenza del tumore in quel particolare tessuto. La maggior parte delle variazioni che occorrono in queste divisioni, infatti, risultano collegate a mutazioni casuali che avvengono quando le cellule staminali sane replicano il proprio DNA durante la divisione, spiegano i ricercatori: i risultati dello studio mostrano che solo in un terzo dei casi tali variazioni sono attribuibili a predisposizioni di natura ereditaria e a fattori ambientali, tra cui anche abitudini legate allo stile di vita.
Nello studio odierno, i ricercatori concludono dunque che la maggior parte delle variazioni dei tessuti dipendono da “cattiva sorte”, come si legge nell’articolo, ovvero mutazioni casuali nel processo citato.
In particolare, gli scienziati hanno valutato l'ERS ('extra risk score' – il punteggio che misura il rischio extra), che dipende dal prodotto del rischio della malattia durante la vita e il numero di divisioni delle cellule staminali. In base a tale parametro, le mutazioni casuali sembrano incorrere soprattutto nei seguenti tumori: tessuti del pancreas (isola pancreatica), piccolo intestino, duodeno, medulloblastoma (tumore cerebrale maligno nell’infanzia), osteosarcoma della testa, pelvico e del braccio, ed altri; invece i seguenti tumoti risultano essere maggiormente causati da fattori ereditari e ambientali: poliposi adenomatosa familiare (FAP) del colon-retto, cancro del colon-retto Lync, carcinoma delle cellule basali, tumore del polmone nei fumatori, HPV testa-collo ed altri.
 
Inoltre, mentre nel caso dei tumori legati a fenomeni casuali, "le misure di prevenzione primaria potrebbero mostrarsi non realmente efficaci e la prevenzione secondaria (diagnosi precoce ndr) dovrebbe rappresentare lo strumento su cui porre l'attenzione", si legge nelle conclusioni dello studio; al contrario nel caso dei tumori D (cosiddetti 'deterministici'), di tipo non ereditario e legati ad abitudini quotidiane, la prevenzione primaria (incluse vaccinazioni contro agenti infettivi oppure variazioni nello stile di vita) potrebbe rappresentare lo strumento più efficace, secondo gli esperti.
È bene infatti sottolineare l'importanza delle abitudini dello stile di vita nell'abbassamento del rischio di sviluppare la malattia, e delle relative regole di prevenzione; un'importanza rimarcata anche dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, in occasione dell'ultima Giornata Mondiale contro il Cancro. In particolare, il Ministro cita rilevanti strumenti quali screening, diagnosi precoci, e i progressi della ricerca e delle terapie, insieme all'adozione di stili di vita salutari, tra cui una corretta alimentazione, lo svolgimento di attività fisica, l’abbandono dell’abitudine al fumo o all’abuso di alcol.
 
Viola Rita
 
*Cristian Tomasetti e Bert Vogelstein, Variation in cancer risk among tissues can be explained by the number of stem cell divisions, Science, 2 January 2015: 78-81.

Viola Rita

03 Gennaio 2015

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