La farmaceutica sul territorio: Lombardia e Lazio ai vertici
Lombardia: prima regione farmaceutica e biotech in Italia, con metà circa di addetti, produzione, Ricerca e studi clinici rispetto al totale nazionale. Conta 27 mila occupati diretti, ai quali si aggiungono i 17 mila dell’indotto.
Lazio: seconda regione farmaceutica per numero di occupati e prima per export. Gli addetti sono 15 mila e 6 mila sono nell’indotto. È il primo settore esportatore, con un peso del 45% sul totale della Regione. Risultati resi possibili dalla presenza di importanti aziende a capitale italiano e a capitale estero, attive nella produzione, nella Ricerca (oltre 1.000 addetti in R&S).
Toscana: terza regione in Italia con 6 mila addetti diretti e 4 mila nell’indotto. Firenze, Siena e Pisa sono tra le prime 10 province farmaceutiche in Italia. La Toscana si caratterizza per la specializzazione nei vaccini, negli emoderivati e nel biotech.
Emilia Romagna: conta 3.500 addetti, con una presenza produttiva e di Ricerca legata a importanti aziende italiane, sempre più internazionalizzate, e a grandi imprese a capitale estero. I lavoratori dell’indotto sono 6.600.
Veneto: conta circa 3.000 occupati. Agli addetti diretti nel settore, si aggiungono i 7.000 nell’indotto.
Tra le Regioni del Nord si segnalano Piemonte e Liguria, con 2.000 addetti diretti e 7.000 nell’indotto.
Insediamenti significativi si trovano anche in Abruzzo, Marche, Sicilia, Puglia e Campania. Regioni in cui la farmaceutica detiene ruoli di leadership tra i settori industriali.
Record di export in alcune province
A livello provinciale poi l’industria farmaceutica si distingue per valore dell’export, tra i diversi settori del manifatturiero, in 11 città: prima a Latina (vale il 77% dell’export), ad Ascoli-Piceno (72%), Frosinone (63%), Rieti (60%), Bari (34%), L’Aquila (26%), Pavia (25%) e Pescara (18%). Seconda a Siena (22%), Catania (16%), Napoli (15%) e Roma (12%). Terza a Parma (12%).
Infine, è tra i primi cinque settori per export a Milano e Firenze.
Risorse umane qualificate e ricerca “rosa”
Caratteristiche tipiche dell’industria farmaceutica sono risorse umane altamente qualificate (90% laureati e diplomati) e la forte presenza femminile (44% del totale rispetto a 25% dell’industria), con ruoli importanti specie nella R&S (il 53% dei Ricercatori è donna).
Così come spiccano Relazioni Industriali innovative, basate su un modello partecipativo e collaborativo tra imprese e Sindacati. E lo dimostrano strumenti integrativi sanitari come Faschim, previdenziali come Fonchim, o strumenti come Welfarma per la riqualificazione e ricollocazione sul mercato del lavoro. Relazioni che permettono quindi alle aziende di essere all’avanguardia nell’applicazione di istituti contrattuali flessibili.
Una nicchia di valore: il “Conto Terzi” (Contract Development and Manufacturing)
Le imprese “conto terzi”, sono una nicchia di valore – con 6.200 addetti, 1,2 miliardi di fatturato e 760 milioni di export – di un settore di eccellenza. Dal 2005 al 2014 c’è stata una forte crescita del fatturato (+120%) e soprattutto del numero di addetti (+137%), La domanda internazionale è destinata a crescere nei prossimi anni e l’Italia potrà trarne vantaggio se saprà costruire un contesto ancora più competitivo per le produzioni.
Indotto e filiera
Uno degli assi nella manica dell’industria farmaceutica nel nostro Paese è senza dubbio l’indotto. Altamente tecnologico e competitivo occupa 65.000 addetti e produce circa 15 miliardi.
Senza dimenticare il valore aggiunto della filiera. Considerando anche questa, emerge che nella distribuzione lavorano oltre 12 mila addetti e nelle farmacie 84 mila. La somma di occupati diretti, indotto e filiera è pari a 224 mila.
Vaccini ed emoderivati
La vaccinazione oltre ad essere un’arma fondamentale contro le malattie infettive consente anche una riduzione della spesa sanitaria pubblica. Vaccinando i cittadini tra i 50 e i 64 anni contro l’influenza, con un investimento di 76 milioni ci sarebbe un risparmio di 746 milioni.
Gli emoderivati sono farmaci salvavita, utilizzati per integrare componenti mancanti del sangue, da cui derivano. Si applicano anche nel trattamento delle malattie rare, quali emofilia, angioedema ereditario, immunodeficienze primarie e nei trapianti.
Vaccini ed emoderivati, oltre che per la salute, rivestono grande importanza dal punto di vista manifatturiero e di ricerca. Sono tra i comparti più innovativi, grazie alla presenza di centri di eccellenza di imprese a capitale nazionale ed estero, che investono nel Paese ed esportano in tutto il mondo. Contribuendo in maniera fondamentale alla crescita del valore dell’industria e dell’economia.

Fonte: ufficio stampa Farmindustria
02 Luglio 2015
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