Grasselli (Fvm):“Bene relazione. Ma ora stop a narrazioni drammatiche. Apriamo un confronto sulle prospettive”
“I Senatori – ha aggiunto Grasselli – hanno fatto un ottimo lavoro di analisi del sistema ed hanno diagnosticato che il Ssn è in lento ma progressivo logoramento, come noi stiamo dicendo da anni. I problemi che ne stanno minando la resistenza sono molteplici e richiedono interventi razionali quanto strutturali. Le non scelte o le scelte emergenziali e i tagli lineari sono inutili e dannosi e possono essere esiziali.
Il nostro Servizio Sanitario nazionale, considerato a livello internazionale tra i più efficienti e meno costosi va rilanciato e ammodernato salvaguardandone i principi cardinali di equità, solidarietà e universalità”.
“Non dimentichiamo – ha proseguito – che il Ssn è probabilmente il solo settore della PA in cui le performance, i costi, la qualità e le attività inefficienti ed inappropriate sono misurabili e confrontabili a livello internazionale. Il Ssn è l’unico comparto in cui dal 1996 si applicano via via nuovi contratti improntati a criteri meritocratici ben più innovativi rispetto al resto della PA. Il Ssn è uno dei comparti ad elevata intensità di competenza specialistica in cui si è meno registrata la funzione surrettizia di ammortizzatore sociale della PA. Molte sono le criticità: si potrebbe cominciare proprio dalle conquiste che lo stesso Ssn ha generato come la speranza di vita più elevata che comporta maggiori cronicità e complessità assistenziali per gli anziani e maggiori costi”.
In questo contesto per Grasselli “anche l’arrivo di nuovi farmaci sempre più efficaci genera costi importanti ma il razionamento e l’esclusione dalle cure non è accettabile e occorrerà trovare risposte ulteriori. Anche il federalismo, che ha generato l’indipendenza sanitaria regionale deve essere ridiscusso se non vogliamo 20 sistemi molto diversi per copertura dei LEA, tutela effettiva della salute ed efficienza della spesa. Non sarebbe male ridiscutere anche il “sogno aziendalista” che ha fatto convertire alla religione economicistica un esercito di “manager” di pseudo-aziende le ASL e le AO che sono state così impegnate a tagliare i fattori produttivi che hanno lasciano sul piatto del mercato sanitario privato oltre 30 miliardi di euro l’anno”.
Per questa ragione “occorre ripensare l’inquadramento del personale della sanità, dirigente e non dirigente, medico e sanitario, che non può essere sottoposto solo a vincoli economici e a modelli contrattuali unificati con i funzionari delle regioni (che avranno in pancia anche quello delle province). Occorre riqualificare e rimotivare il personale a partire dai contratti e dall’immissione di forze nuove, di giovani che diano energia e disponibilità verso nuove sfide. Dobbiamo ripensare il modo in cui formiamo, specializziamo e assumiamo i medici e i sanitari, aprendo maggiori opportunità ai giovani e sanando la piaga del precariato. Quale sistema di valori può reggere la contraddizione sempre più evidente dell’unico diritto fondamentale, quello alla salute, affidato ad un numero sempre più grande di lavoratori precari nel Ssn e a lavoratori sottopagati nella sanità privata ? Il sistema sanitario italiano non solo non è in grado di sopportare ulteriori tagli, ma nemmeno può sopportare panegirici affiancati a litanie demoralizzanti che hanno il solo scopo di coprire l’incapacità di progettare un cambiamento necessario e le decisioni strutturali che devono essere assunte per una evoluzione ineludibile”.
07 Luglio 2015
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