Medici e pubblicità. Ordine di Milano difende ancora il divieto e presenta un parere ‘pro veritate’

Medici e pubblicità. Ordine di Milano difende ancora il divieto e presenta un parere ‘pro veritate’

Medici e pubblicità. Ordine di Milano difende ancora il divieto e presenta un parere ‘pro veritate’
Il presidente Rossi torna sulla questione dopo l’ammenda dell’Agcom da 800 mila euro alla Fnomceo (dimezzata successivamente dal Tar) per aver limitato la pubblicità ai medici. Chiesto un parere pro veritate secondo il quale “l’imperfetta definizione di alcuni passaggi delle norme hanno consentito al Garante un’interpretazione ingiustificatamente estensiva”. IL PARERE

Medici e pubblicità. Per l’Ordine dei medici di Milano le decisioni di Agcom e Tar “mettono a rischio il diritto alla Salute” e per questo l’Omceo ha chiesto un parere pro veritate per verificare la possibilità di opporsi.
 
“L’antefatto è un ammenda di 800.000 euro inflitta alla fine del 2014 dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo) – si legge in una nota dell’Omceo Milano – , successivamente più che dimezzata dal TAR di Roma, per un articolo contenuto nel codice deontologico dei medici riguardante il divieto all’utilizzo della pubblicità commerciale da parte degli iscritti, a sostegno della propria attività professionale”. E per verificare la possibilità di opporsi a quelle decisioni, OMCeO Milano ha chiesto un parere pro veritate per “verificare l’eventuale incostituzionalità delle norme vigenti in materia e, di conseguenza, la possibilità di affiancare la Fnomceo nel ricorso nei confronti della sentenza del TAR”.
 
 “Secondo l’autorevole parere redatto dal Prof. Franco Gaetano Scoca, assieme agli Avv. Angelini e La Rosa – afferma Roberto Carlo Rossi, Presidente di OMCeO Milano –, l’imperfetta definizione di alcuni passaggi delle norme che liberalizzavano le possibilità di pubblicità anche in ambito sanitario a suo tempo varate dall’allora ministro Bersani, hanno consentito all’AGCOM un’interpretazione ingiustificatamente estensiva. La decisione del Garante, in tal modo, porterebbe a limitare fortemente la possibilità di intervento degli Ordini in materia di trasparenza e veridicità della pubblicità effettuata da propri iscritti e configgerebbe con il diritto alla salute dei cittadini, costituzionalmente garantito”.
 
“Diritto che noi, invece – aggiunge Andrea Senna, Presidente del Commissione Albo Odontoiatri dell’OMCeO Milano -, riteniamo di poter meglio tutelare, in base al nostro codice deontologico e alle nostre competenze professionali. In questi anni, abbiamo assistito a promozioni in campo odontoiatrico inverosimili in termini di prezzi e di prestazioni, che sicuramente disorientano il cittadino, mettendone a rischio la salute. La qualità ha un costo. Questa corsa al ribasso dei prezzi sta selezionando, nel senso darwiniano del termine, una Odontoiatria sempre più di basso livello con conseguente serio pericolo per la salute pubblica. Siamo convinti che in ambito sanitario debba essere permessa la pubblicità informativa che permette al paziente di essere edotto a pieno sulle terapie offerte compresi i prezzi, non debba invece essere permessa la pubblicità commerciale che ha lo scopo di attrarre mediante spot promozionali il potenziale ‘cliente’. Il diritto alla salute sancito dall'artico 32 della Costituzione , va tutelato in ogni modo e deve prevalere su  logiche di libero mercato e di profitto. Il cittadino deve poter essere messo nelle condizioni di conoscere la terapia proposta e deve sceglierla in base a trasparenti informazioni cliniche ed economiche che gli vengono fornite. La sua scelta non deve in alcun modo essere condizionata da offerte commerciali o messaggi pubblicitari che possono influenzarne la libera e ragionata scelta”.
 
 “Si creano così facilmente, non solo in odontoiatria, ma anche in molte altre specialità come la chirurgia o la medicina estetica, l’oculistica, la ginecologica, eccetera, i presupposti per seri pericoli della salute pubblica – continua Roberto Carlo Rossi – laddove, per comprimere i costi, si finisce per risparmiare sulla qualità dei materiali, sulla sterilizzazione, sull’aggiornamento professionale, sull’utilizzo di collaboratori qualificati. Il Consiglio ha perciò deciso all’unanimità di affiancare Fnomceo nel ricorso in appello alla sentenza del TAR di Roma”.
 
 “Dovremo, però, al nostro interno – conclude il Presidente di OMCeO Milano – , agire in via preventiva su tutta la categoria per evitare anche altre forme di comunicazione fuorviante e antiscientifica che possono coinvolgere, come nel caso Stamina, iscritti all’Ordine, che rappresentano dei veri, gravissimi attentati al diritto alla salute, oltre che alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Siamo consapevoli che a fronte dei cambiamenti culturali e dei mezzi di informazione di massa, il medico è sollecitato a modificare le tradizionali forme di comunicazione, ma proprio per questo, come Ordine, sosteniamo con forza il nostro diritto a vigilare nell’interesse della salute dei singoli e della collettività”.

23 Settembre 2015

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