Associare il problema della scabbia ai paradisi delle isole Fiji, non è proprio immediato. Ma è quanto hanno fatto Lucia Romani del Kirby Institute, University of New South Wales (Australia) e colleghi pubblicando, sul numero odierno del New England Journal of Medicine, i risultati dello studio SHIFT (Skin Health Intervention Fiji Trial). Questo lavoro conferma l’efficacia della somministrazione di massa della permetrina topica per il controllo della scabbia (già suggerita da uno studio degli anni ’90, ambientato a Panama e condotto da Taplin e colleghi), ma in più evidenzia la superiorità della somministrazione di massa dell’ivermectina per via orale, nel raggiungere questo obiettivo.
“Questo studio – sottolinea in un editoriale di corredo pubblicato sullo stesso numero del giornale Bart J. Currie, Menzies School of Health Research, Charles Darwin University e Infectious Diseases Department and Northern Territory Medical Program, Royal Darwin Hospital, Australia – giunge con una tempistica perfetta visto che la scabbia è stata di recente aggiunta alla lista delle malattie tropicali neglette dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ma interessa almeno 130 milioni di persone nel mondo”.
Nell’immaginario collettivo la scabbia si associa a prurito insopportabile che disturba potentemente il riposo notturno. In realtà, in molti contesti tropicali e in via di sviluppo, la scabbia è responsabile anche di gravi infezioni cutanee (es. impetigine da Streptococcus pyogenes o da Staphylococcus aureus), che possono complicarsi, dando luogo a infezioni sistemiche, fino alla sepsi o alla glomerulonefrite e alla cardiopatia reumatica da streptococco. Nello studio SHIFT, la somministrazione di massa di ivermectina ha abbattuto in appena un anno la prevalenza di impetigine dal 24,6% all’8%.
L’inclusione della scabbia tra le malattie tropicali neglette e il fatto che rappresenti un’importante malattia trasmissibile nelle nazioni più povere dovrebbero aprire la strada alla creazione di programmi mirati al suo controllo; al momento però l’OMS ha già approntato programmi formali di questo tipo per altre 17 malattie tropicali neglette, ma non per la scabbia.
Il principio della somministrazione ‘di massa’ è fondamentale per ottenere il controllo di alcune malattie tropicali neglette. E’ il caso ad esempio della somministrazione di albendazolo e mebendazolo per le infezioni da elminti, quella di azitromicina per il tracoma e la framboesia, quella di ivermectina per l’oncocercosi e la filariasi.
Per il successo di queste iniziative sono naturalmente determinanti le partnershippubblico-privato (aziende farmaceutiche e fondazioni private, istituzioni bancarie in collaborazione con i governi locali).
Il controllo delle malattie tropicali neglette ha subito una grande accelerazione nei primi quindici anni del millennio, grazie ai Millennium Development Goalsdelle Nazioni Unite e si spera che questa spinta venga mantenuta anche nell’era dei Sustainable Development Goals, che si pongono ad esempio l’obiettivo di eradicare entro il 2030 malattie quali tracoma, filariasi linfatica e framboesia.
La chiave del successo, come visto, sta nel trattamento di massa di una data malattia. Nel caso della scabbia ad esempio, trattare solo il paziente e i suoi contatti più stretti non potrà portare al controllo della malattia a livello di comunità. Per raggiungere questo obiettivo conviene piuttosto tener presente la grande lezione proveniente dallo studio SHIFT.
Questo studio dimostra infatti che sebbene l’efficacia dell’applicazione topica di permetrina o della somministra di ivermectina orale siano strategie terapeutiche di efficacia sovrapponibile quando applicate al singolo paziente, differiscono molto nell’efficacia considerata su vasta scala, essendo l’efficacia dell’ivermectina per os nettamente superiore in questo contesto. Lo schema terapeutico dello studio prevedeva una prima somministrazione di ivermectina, seguita da una seconda compressa a distanza da 7-14 giorni dalla prima,ai soggetti con scabbia conclamata. Gli autori ritengono tuttavia che la seconda compressa, per semplicità andrebbe somministrata a tutti, ma questo deve ancora essere provato scientificamente. Restano naturalmente ancora aperte tante questioni, quali l’intervallo di tempo più idoneo tra la prima e la seconda somministrazione, quando iniziare il programma di somministrazione di massa della terapia e quando concluderlo; da dirimere anche la questione della somministrazione di ivermectina in gravidanza e nei bambini. I programmi di questo tipo devono inoltre tener presente anche i movimenti migratori, per evitare una rapida reintroduzione della malattia a seguito dell’ingresso di popolazioni portatrici della stessa.
Maria Rita Montebelli