Ludopatia. L’Aquila, 10 casi in più in un anno. “Ma tanti rinunciano a curarsi per vergogna”

Ludopatia. L’Aquila, 10 casi in più in un anno. “Ma tanti rinunciano a curarsi per vergogna”

Ludopatia. L’Aquila, 10 casi in più in un anno. “Ma tanti rinunciano a curarsi per vergogna”
Sono stati 36 i pazienti seguiti al Sert della Asl nel 2015, contro i 26 del 2014. “Dietro ciascuno, famiglie lacerate, amici persi, angoscia, vergogna e lo spettro degli usurai”. Allarme anche sui consumi di alcol e di cannabis. Per contrastare la dipendenza e il fenomeno della rinuncia alle cure, la Asl ha mandato i pazienti nelle scuole a raccontano la loro esperienza di paura e speranza.

Si allarga, nell’aquilano, la ‘ragnatela’ della dipendenza dal gioco in cui restano intrappolati giovani e non. Negli ultimi 2 anni il numero dei pazienti che si è rivolto al Sert della Asl è passato dai 26 del 2014 ai 36 dell’anno scorso. Dieci soggetti in più colpiti dal piacere patologico della ‘scommessa’, ognuno dei quali con un microcosmo abitato da sofferenza e dolore: “gravi perdite economiche, famiglie lacerate, amici persi, serenità spezzate e, non ultimo, lo spettro degli usurai”. A fare il punto sull’emergenza ludopatia è la Asl, in una nota in cui si spiega che “il Sert di L’Aquila, di fronte ad un fenomeno che rischia di rompere gli argini del sociale, ha potenziato la propria attività di prevenzione intervenendo, in particolare, su ragazzi  e adolescenti”. Un lavoro, peraltro, che è solo uno degli aspetti dell’ampio fronte in cui è impegnato il servizio diretto da Daniela Spaziani, che ricomprende  problematiche moto serie come le dipendenze patologiche legate ad  alcol e droga.

Per costruire dighe contro le potenziali derive degli adolescenti la Asl ha quindi deciso di portare nelle scuole la testimonianza dei pazienti usciti dal tunnel della dipendenza o che sono in fase di recupero. “E così l’abisso e poi la risalita dal burrone è stato raccontato, davanti a  ragazzi delle medie, da persone che ci hanno messo la faccia, oltre a gesti sofferti, parole frenate dal pudore e silenzi intermittenti”, spiega la Asl.

Un lavoro su ragazzi di 11-13 anni, portato avanti nelle nicchie del territorio, vale a dire nei piccoli comuni e nei paesi decentrati del capoluogo. In particolare, San Demetrio ne’ Vestini, San Pio delle Camere, Barisciano e Capestrano sono le località in cui, in aggiunta all’ampia attività svolta nella città capoluogo, nel 2015 il Ser.T. di L’Aquila ha attuato programmi di prevenzione, diffondendo la cultura degli stili di vita sani e responsabili.

In particolare, delle patologie legate al gioco d’azzardo si è parlato a San Pio delle Camere con 22 alunni della seconda media. “Una scelta quanto mai mirata poiché l’overdose’ di videogame, giochi on-line, slot machine e gratta e vinci, fanno presto breccia  negli animi dei giovanissimi, spesso in modo subdolo e inconsapevole con la prima giocata ‘innocente’”. “Il gioco d’azzardo – dichiara la Spaziani – oltre a essere in continuo aumento, è un  ‘disturbo’ molto più ampio di quello rappresentato dai numeri perché notevolmente sottovalutato. Tanti rinunciano a curarsi sia per la vergogna di uscire allo scoperto sia per la falsa credenza che ‘si può smettere in qualunque momento’ trattandosi di una dipendenza ‘senza sostanza’ ”.

Le problematiche correlate all’uso di cannabinoidi e ai consumi eccessivi di alcol, invece, sono state esaminate a Barisciano con 23 ragazzi delle classi seconde e terze. Su questo fronte, riecheggiano forti campanelli d’allarme: “Si sta abbassando l’età delle prime ubriacature  che avvengono oggi a 11 anni, e il consumo  di cannabis, diffuso già tra i ragazzi di 13 anni”, spiega la Asl ricordando che nel 2014 il Sert ha seguito 156  pazienti per alcol e  313 per droga, per un totale di 469 utenti in carico.

Gli operatori della Asl, da gennaio a maggio del 2015,  hanno coinvolto negli incontri di prevenzione più di 100 allievi delle scuole medie inferiori del territorio e più di 90 studenti  dell’istituto superiore ‘Leonardo Da Vinci–Colecchi’ di L’Aquila, oltre a numerosissimi insegnanti. “Le testimonianze con pazienti in fase di recupero”, conclude la Spaziani, “sono state molto apprezzate da ragazzi e docenti. Ogni confronto si è concluso con tantissime domande poste dai giovani e con un dibattito costruttivo che si è tradotto in indicazioni sui lavori didattici da svolgere a scuola”.

02 Febbraio 2016

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